MILANO - Continua il rientro dai picchi dell'inflazione, soprattutto grazie al rallentamento dei prezzi dell'energia. Nei dati finali dell'Istat su marzo si scorge qualche timido segnale anche per i beni più larghi del paniere, con il carrello della spesa che si stabilizza. Speranza dunque che il picco - di tutto il paniere e non solo della volatile energia - sia alle spalle. Resta, quella della corsa dei prezzi, una tassa iniqua per le famiglie: dallo spaccato Istat emerge come nel primo trimestre dell'anno le famiglie che spendono meno (quindi, tendenzialmente, più povere) abbiano sperimetato una crescita dei prezzi superiore al 12% mentre quelle che spendono di più (più ricche, di solito) si sono fermate a poco più dell'8%.
Il rallentamento dell'inflazione
Per marzo, dunque, l'Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registri una diminuzione dello 0,4% su base mensile e un aumento del 7,6% su base annua, da +9,1% nel mese precedente; la stima preliminare era +7,7%. Nel suo commento, l'Istituto scrive che "prosegue la fase di rapido rientro dell’inflazione (scesa a +7,6%), guidata dalla dinamica dei prezzi dei Beni Energetici, sia della componente regolamentata sia di quella non regolamentata (entrambe in netto calo su base congiunturale)". I Beni energetici non regolamentati (da +40,8% a +18,9%) proseguono la discesa e si accentua la flessione degli Energetici regolamentati (da -16,4% a -20,3%), "i cui effetti sono stati solo in parte compensati dall’accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +8,7% a +9,1%), di quelli dei Servizi relativi all’abitazione (da +3,3% a +3,5%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +6,1% a +6,3%) e dei Tabacchi (da +1,8% a +2,5%)".
L'inflazione di fondo e il carrello della spesa
Sempre l'Istat spiega che l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta stabile a +6,3%, così come quella al netto dei soli beni energetici, che si attesta a +6,4%. I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (il cosiddetto carrello della spesa) registrano una seppur lieve decelerazione in termini tendenziali (da +12,7% a +12,6%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto mostrano una più cospicua frenata (da +9,0% a +7,6%). E infatti in sede di commento gli statistici rimarcano questi aspetti: "Emergono inoltre, nonostante il permanere delle tensioni al rialzo nel comparto dei Beni alimentari non lavorati e dei Servizi, segnali di esaurimento della fase di accelerazione che, nei mesi scorsi, aveva caratterizzato la dinamica dei prezzi di ampi settori del paniere. Dopo la progressione che ha caratterizzato il 2022, l’inflazione di fondo si stabilizza al +6,3%. Infine, i prezzi del “carrello della spesa” rallentano su base tendenziale, scendendo a +12,6%".
Resta, quest'ultimo, per i consumatori ancora un dato che dà poco sollievo. Calcola l'Unc che "il calo da 12,7% a 12,6% è impercettibile. Una mazzata, quella della casalinga di Voghera che va tutti i giorni al mercato, pari a 781 euro a famiglia, che arriva a 963 per una coppia con 1 figlio, 1062 euro per una con 2, 1259 per una con 3 o più figli".
Famiglie più povere, più penalizzate
Se si guarda all'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,8% su base mensile, per la fine dei saldi stagionali di cui il NIC non tiene conto, e dell’8,1% su base annua (in netto rallentamento da +9,8% di febbraio); la stima preliminare era +8,2%.
E qui scatta il conto sui diversi impatti sulle famigie: nel primo trimestre 2023 l’impatto dell’inflazione, misurata dall’IPCA, è più ampio sulle famiglie con minore capacità di spesa rispetto a quelle con livelli di spesa più elevati (+12,5% e +8,2% rispettivamente). Per l’approfondimento cfr. pag. 10.