Mutui in calo del 7,4%, continua l'effetto tassi sul mercato immobiliare
di Flavio Bini , di Flavio BiniMILANO - La gelata monetaria delle banche centrali, con la raffica di rialzi dei tassi in funzione anti-inflazione, comincia a farsi sentire sul mercato immobiliare.
La fotografia, seppure in differita, arriva dai dati diffusi ieri dall’Istat. Nel terzo trimestre del 2022, il primo in cui sono scattati i rialzi Bce, il numero di convenzioni notarili per mutui o altri finanziamenti con ipoteca è sceso del 7,4% su base annua e del 5,5% rispetto al trimestre precedente.
Segno meno su base tendenziale, cioè nel confronto rispetto all’anno precedente, anche per le compravendite, che registrano un -1%.
Il primo dato negativo
Il primo dato negativo dai tempi del Covid, seppur mitigato da numeri molto robusti regist…
MILANO - La gelata monetaria delle banche centrali, con la raffica di rialzi dei tassi in funzione anti-inflazione, comincia a farsi sentire sul mercato immobiliare.
La fotografia, seppure in differita, arriva dai dati diffusi ieri dall’Istat. Nel terzo trimestre del 2022, il primo in cui sono scattati i rialzi Bce, il numero di convenzioni notarili per mutui o altri finanziamenti con ipoteca è sceso del 7,4% su base annua e del 5,5% rispetto al trimestre precedente.
Segno meno su base tendenziale, cioè nel confronto rispetto all’anno precedente, anche per le compravendite, che registrano un -1%.
Il primo dato negativo
Il primo dato negativo dai tempi del Covid, seppur mitigato da numeri molto robusti registrati nei primi sei mesi dell’anno, che mantengono ampiamente positivo il quadro complessivo delle compravendite immobiliari relativo ai primi nove mesi dell’anno (+5,2%).
Ma è soprattutto il dato sulla frenata dei mutui che fa suonare un campanello di allarme, anche perché conferma quello che altre rilevazioni, non di fonte notarile, già evidenziano da tempo.
L’ultimo barometro Crif ad esempio, aggiornato a febbraio 2023, segnala un calo dei nuovi mutui del 25,3% rispetto a un anno prima. Un vero e proprio tracollo la cui causa è facile da determinare: l’aumento dei tassi della Bce che sta rendendo i finanziamenti sempre più cari, e quindi meno appetibili.
Il valore delle case
Un raffreddamento che alla lunga si prepara a farsi sentire anche sul valore delle case. Lo testimoniano anche i dati Eurostat diffusi all’inizio di aprile. Per la prima volta dal 2014, i prezzi delle abitazioni hanno registrato un calo su base congiunturale nell’ultimo trimestre dell’anno (-1,7%).
Per l’Italia la variazione è stata nulla ma in Paesi come la Germania la sirena ha già cominciato a suonare, segnando un pesante -5%.
D’altra parte il nemico numero uno della Banca Centrale Europea, l’inflazione, è lungi dall’essere sconfitto. Sempre l’Istat ieri ha diffuso le stime definitive sull’andamento dei prezzi al consumo a maggio.
I beni energetici e alimentari
L’istituto ha leggermente limato le stime preliminari, da +7,7% a +7,6%, ma la componente di fondo, quella al netto dei beni energetici ed alimentari più soggetti a fluttuazioni e che è tenuta in considerazione della banche centrali per le proprie decisioni, è rimasta stabile al 6,3%.
Proprio la brusca frenata dei prezzi dell’energia sta comunque contribuendo a rallentare la corsa dell’inflazione, con il dato congiunturale - cioè rispetto al mese precedente - che a marzo si è attestato a -0,4%, un decimo di punto sotto le stime preliminari comunicate a fine marzo.