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Gori (Caritas): “Per i poveri sparisce un sostegno fisso”

Il coordinatore scientifico del progetto Caritas: "Questa definizione di “occupabilità” non esiste nel resto d’Europa. Dopo 12 mesi poveri abbandonati dallo Stato"
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ROMA - "Se davvero fosse questa la riforma del Reddito, l'Italia diventerebbe il primo Paese in Europa a non prevedere un sostegno continuativo per tutte le persone in povertà". Cristiano Gori, docente di Politiche Sociali a Trento e coordinatore scientifico del progetto Caritas, dice che quando "abbiamo portato, come Caritas, la nostra proposta al governo abbiamo trovato ascolto e disponibilità".

Poi però nella bozza di decreto Lavoro la strada pare un'altra.
"Se si definiscono occupabili i poveri che non vivono in famiglie con minori, over 60, disabili, significa che possono ricevere il contributo Gal solo per 12 mesi e poi vengono abbandonati dallo Stato. In tutta Europa chi invece è in condizioni di indigenza ha diritto a un sostegno pubblico sino a che il bisogno persiste".

Un errore?
"Si deve assicurare il diritto a tutti i poveri a un sostegno continuativo, indipendentemente dalla composizione della loro f…

ROMA - "Se davvero fosse questa la riforma del Reddito, l'Italia diventerebbe il primo Paese in Europa a non prevedere un sostegno continuativo per tutte le persone in povertà". Cristiano Gori, docente di Politiche Sociali a Trento e coordinatore scientifico del progetto Caritas, dice che quando "abbiamo portato, come Caritas, la nostra proposta al governo abbiamo trovato ascolto e disponibilità".

Poi però nella bozza di decreto Lavoro la strada pare un'altra.
"Se si definiscono occupabili i poveri che non vivono in famiglie con minori, over 60, disabili, significa che possono ricevere il contributo Gal solo per 12 mesi e poi vengono abbandonati dallo Stato. In tutta Europa chi invece è in condizioni di indigenza ha diritto a un sostegno pubblico sino a che il bisogno persiste".

Un errore?
"Si deve assicurare il diritto a tutti i poveri a un sostegno continuativo, indipendentemente dalla composizione della loro famiglia. E questo deve andare di pari passo con il miglioramento dei controlli e di ogni azione per far sì che le misure ricevute vadano a quanti effettivamente sono in povertà".

Non crede nell'azione del governo di attivare gli occupabili?
"Guardiamo a quanto succede in Europa. Le persone in povertà con maggiore probabilità di trovare lavoro sono quelle destinatarie delle più robuste azioni di inserimento professionale. Ma se la definizione di occupabilità resta questa, un unicum nel panorama europeo, non c'è alcuna attinenza con le competenze di chi deve essere attivato. Anzi, i risultati in termini occupazionali non potranno che essere deludenti".

Un anno di sostegno è troppo poco?
"Il rischio è quello di non migliorare nessuno dei due obiettivi del Reddito di cittadinanza: la tutela dei poveri e l'inserimento lavorativo. Diritto di tutti i poveri ad un sostegno e giusta definizione di occupabilità dovrebbero essere i punti fermi della riforma".

Qual è invece la vostra proposta?
"Assicurare a tutti i poveri un sostegno, con una misura di reddito minimo che esiste ovunque in Europa. E poi prevedere una seconda misura ibrida, a metà strada tra ammortizzatori e reddito minimo, temporanea e con soglia di accesso più alta, per le persone senza lavoro e senza Naspi, prima che cadano in povertà estrema. E se cadono, c'è il reddito minimo".

Anche il governo prevede vasi comunicanti tra Gil e Gal, le garanzie per non occupabili e occupabili.
"In realtà non lo sono. Perché chi è in Gal perché occupabile, secondo la definizione del governo, mantiene l'assegno più basso e dopo 12 mesi è fuori dalla garanzia. La nostra proposta cumula davvero le due misure: il sostegno dura 12 mesi, ma se cadi in povertà c'è il reddito minimo. E a nessuno è precluso il sostegno contro la povertà, il diritto a una vita decente, solo perché considerato occupabile".