Milano — La partita intorno all’eleione del nuovo cda di Enel si scalda. Dopo la presentazione della terza lista, di maggioranza, da parte del fondo Covalis di proprietà del lituano Zach Mecelis, ieri è venuto allo scoperto un altro grande investitore, Mondrian, che ha masse gestite pari a 50 miliardi di dollari in posizioni di lungo periodo.
Nell’Enel controlla l’1,7%, pari a un valore di circa un miliardo su 60 della capitalizzazione di Borsa del colosso elettrico. E le parole dei suoi gestori, Elizabeth Desmond e Zsolt Mester, sono state particolarmente dure nei confronti del Mef e al suo metodo per definire la prima lista di maggioranza, con Paolo Scaroni presidente e Flavio Cattaneo ad. «Siamo preoccupati per il processo di elezione del board di Enel — esordiscono i due esponenti di Mondrian — abbiamo molta stima dell’attuale ceo Francesco Starace e siamo molto insoddisfatti per la completa mancanza di trasparenza sul…
Milano — La partita intorno all’eleione del nuovo cda di Enel si scalda. Dopo la presentazione della terza lista, di maggioranza, da parte del fondo Covalis di proprietà del lituano Zach Mecelis, ieri è venuto allo scoperto un altro grande investitore, Mondrian, che ha masse gestite pari a 50 miliardi di dollari in posizioni di lungo periodo.
Nell’Enel controlla l’1,7%, pari a un valore di circa un miliardo su 60 della capitalizzazione di Borsa del colosso elettrico. E le parole dei suoi gestori, Elizabeth Desmond e Zsolt Mester, sono state particolarmente dure nei confronti del Mef e al suo metodo per definire la prima lista di maggioranza, con Paolo Scaroni presidente e Flavio Cattaneo ad. «Siamo preoccupati per il processo di elezione del board di Enel — esordiscono i due esponenti di Mondrian — abbiamo molta stima dell’attuale ceo Francesco Starace e siamo molto insoddisfatti per la completa mancanza di trasparenza sul processo e sui criteri per la sua sostituzione, così come per l’assenza di coinvolgimento da parte del governo italiano nonostante i nostri sforzi di instaurare un dialogo costruttivo».
In via XX Settembre, pur con qualche sfumatura, non sono contenti di ciò che sta accadendo. Il ministro Giorgetti e il suo team ritengono di aver seguito pedissequamente le indicazioni di legge e il regolamento per arrivare alle nomine nelle partecipate, con incarichi ai cacciatori di teste e poi pescando i candidati all’interno di queste liste. A questo riguardo gli uomini di Giorgetti hanno preparato un report che spiega per filo e per segno come si è proceduto e nei prossimi giorni lo divulgheranno al mercato in modo da dissipare tutti i dubbi.
Intanto il fondo Covalis cerca di smorzare i toni facendo sapere che la presentazione della terza lista non è una forma di attivismo ma soltanto un modo per dialogare con il governo. La prossima settimana arriveranno i giudizi dei proxi advisor, Iss, Glass Lewis, che stanno analizzando i nomi proposti. E si fanno i primi calcoli. In assemblea potrebbe intervenire il 70% del capitale votante (il dato preciso si conoscerà il 28 aprile), e il Mef potrebbe arrivare al 42% circa dei voti presenti. Il restante 58% è in mano ai fondi internazionali. Secondo la banca d’investimento Jefferies l’assemblea del 10 maggio non sarà dirompente: la lista presentata dal governo avrà la maggioranza dei voti, il ceo designato Cattaneo ha una storia di creazione di valore alle spalle e ciò è positivo, e la strategia di riduzione del debito continuerà anche se lentamente.
L’unica discontinuità che potrebbe accadere in assemblea è l’elezione di un presidente diverso da Scaroni. Dal momento che questo è nominato direttamente dall’assemblea con un voto a sè stante, se la lista Covalis coagulasse almeno il 5% del capitale votante potrebbe aver diritto a un posto in cda che spetterebbe a Marco Mazzucchelli. E quindi il voto disgiunto dei fondi sarà decisivo per decidere se preferire Mazzucchelli a Scaroni al vertice della società.
Ma c’è un’altra azienda, oltre all’Enel, che può vantarsi di aver ricevuto tre liste per il rinnovo del cda, e si tratta di Leonardo, attualmente guidata da Alessandro Profumo. Proprio ieri si è saputo che gli azionisti GreenWood Builders Fund, Sachem Head e Banor Sicav, hanno presentato una lista “corta”, quattro nomi, che va a competere con quella presentata da Assogestioni. Fonti vicine ai fondi fanno sapere che la mossa è stata concordata con il management attuale e futuro di Leonardo, attraverso contatti con l’investor relator della società della difesa. Quindi un approccio molto più morbido rispetto a quello di Covalis, e soprattutto che non va a cozzare con le volontà del primo azionista, il Mef, con il 30,2% del capitale.
Certo, il fatto che diversi fondi internazionali abbiano sentito il bisogno prima di scrivere lettere al governo e poi di offrire ai soci scelte alternative rispetto alla selezione operata da Mef e Assogestioni fa pensare che qualcosa nel meccanismo delle nomine pubbliche italiane non funzioni a meraviglia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Dall'ufficio stampa di Leonardo riceviamo la seguente precisazione:
"Leonardo smentisce indiscrezioni di stampa relative alle posizioni di due fondi contro le nuove nomine in cui si ipotizza che 'la mossa è stata concordata con il management attuale e futuro di Leonardo, attraverso contatti con l'investor relator della società della difesa'".