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Wall Street in allerta dopo le nomine: “La guerra è una minaccia per i big dell’energia”

Dopo i dubbi del fondo Covalis sui vertici Enel, arrivano le reazioni dei gestori: "Servono manager in gamba"
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NEW YORK - Covalis Capital è uscito allo scoperto, presentando una lista di candidati alternativi per la guida dell'Enel, ma l'hedge fund basato a Londra non è l'unico ad avere riserve sul modo in cui il governo italiano sta gestendo le nomine delle grandi aziende. I fondi americani sono prudenti con le prese di posizione pubbliche, ma in privato hanno dubbi sul metodo di selezione dei manager, la trasparenza del processo, e in alcuni casi anche le preoccupazioni di natura geopolitica relative alla guerra in Ucraina, che riguardano l'intera economia globale, ma in particolare il settore energetico.

Covalis ha detto che il procedimento seguito per le nomine, in particolare quelle dell'Enel "mina la fiducia degli investitori, erode il valore, e non è in linea con gli standard internazionali di best practice nella democrazia degli azionisti". Quindi si è lamentata per il "processo opaco", aggiungendo che non è ch…

NEW YORK - Covalis Capital è uscito allo scoperto, presentando una lista di candidati alternativi per la guida dell'Enel, ma l'hedge fund basato a Londra non è l'unico ad avere riserve sul modo in cui il governo italiano sta gestendo le nomine delle grandi aziende. I fondi americani sono prudenti con le prese di posizione pubbliche, ma in privato hanno dubbi sul metodo di selezione dei manager, la trasparenza del processo, e in alcuni casi anche le preoccupazioni di natura geopolitica relative alla guerra in Ucraina, che riguardano l'intera economia globale, ma in particolare il settore energetico.

Covalis ha detto che il procedimento seguito per le nomine, in particolare quelle dell'Enel "mina la fiducia degli investitori, erode il valore, e non è in linea con gli standard internazionali di best practice nella democrazia degli azionisti". Quindi si è lamentata per il "processo opaco", aggiungendo che non è chiaro "cosa rappresenti la lista proposta dal governo o quale sia il loro piano per Enel", chiedendo quindi di "avviare un dibattito". Quanto alla sua lista di candidati alternativi, "vogliamo vedere un consiglio di amministrazione diversificato e indipendente, che rifletta la natura internazionale della società e la sua base azionaria".

Gli americani non la pensano molto diversamente. Anthony Mannara, presidente e ceo di "FirstEurope" con oltre vent'anni di esperienza in Italia, sottolinea che "sono tempi difficili per tutto il mondo, e quindi servono manager in gamba, capaci di affrontare le sfide per il futuro dell'Europa". È convinto che il governo se ne renda conto, ma la trasparenza nel processo delle nomine aiuterebbe anche a rafforzare la fiducia degli investitori stranieri. Sul piano geopolitico, poi, "la guerra in Ucraina non è un fattore che può essere trascurato. È una minaccia che esiste per tutta l'Europea, e di sicuro rende le cose più complicate di quanto non lo fossero due anni fa".

Fonti direttamente coinvolte nella vicenda, fanno notare che lo Stato italiano possiede circa il 24% dell'Enel, e quindi oltre il 70% è in mano agli investitori, che vorrebbero essere ascoltati. I più grandi sono Vanguard, BlackRock, Norges, ma poi ce ne sono molti con percentuali sotto l'1%, che però sommate insieme superano la quota del governo. Nei giorni scorsi un gruppo che rappresenta una parte sostanziale dell'azionariato ha chiesto di essere ascoltato, ma non ha ricevuto risposte. Ad esempio la speranza era che il ceo uscente Starace preparasse un piano di successione da sottoporre all'azionariato, e discutere col governo, o quanto meno avere un dialogo con l'esecutivo sul metodo. Questo però non è successo, provocando un malcontento che nel caso di Covalis è emerso in pubblico, ma cova anche tra gli investitori americani.