Il governo Meloni sgonfia il Reddito e taglia 3 miliardi all'anno
di
Valentina Conte
,
di Valentina Conte
(ansa)
I beneficiari si riducono del 40%, la spesa del 25% per la stretta sui requisiti di Gil e Gal. Retromarcia su 191 mila persone: l'assegno non si fermerà ad agosto perché il loro status rivisto a "non occupabile". Solo il 18% degli "occupabili" avrà un lavoro. Ecco le tabelle
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
ROMA - Il governo Meloni punta a sgonfiare il Reddito di cittadinanza, riducendo del 40% i beneficiari e del 25% la spesa nel giro di pochi anni. Nonostante le rassicurazioni di non voler "fare cassa sui poveri", i numeri della relazione tecnica alla bozza del decreto Lavoro raccontano un'altra storia. Al miliardo tagliato dalla legge di bilancio nel 2023 se ne aggiungono altri due. Per un totale di 3 miliardi su 8. Un effetto che il governo ottiene sdoppiando dal 2024 il Reddito in Gia e Gil, garanzie per occupabili e non. E operando una stretta sia sui requisiti di accesso che sull'assegno.
ROMA - Il governo Meloni punta a sgonfiare il Reddito di cittadinanza, riducendo del 40% i beneficiari e del 25% la spesa nel giro di pochi anni. Nonostante le rassicurazioni di non voler "fare cassa sui poveri", i numeri della relazione tecnica alla bozza del decreto Lavoro raccontano un'altra storia. Al miliardo tagliato dalla legge di bilancio nel 2023 se ne aggiungono altri due. Per un totale di 3 miliardi su 8. Un effetto che il governo ottiene sdoppiando dal 2024 il Reddito in Gia e Gil, garanzie per occupabili e non. E operando una stretta sia sui requisiti di accesso che sull'assegno.
Tra l'altro la relazione tecnica rivela una retromarcia clamorosa che riguarda la parte finale di quest'anno, allorquando dal primo agosto 404 mila persone "occupabili" - senza figli minori o disabili, invalidi, over 60 nel nucleo - decadranno dal Reddito di cittadinanza perché trascorsi i 7 mesi di durata massima fissati in manovra. Ebbene il decreto Lavoro, atteso a breve in Consiglio dei ministri, dispone per questi beneficiari un paracadute, un'indennità ponte dal primo settembre al 31 dicembre.
Si chiama Pal, Prestazione di accompagnamento al lavoro, e oscilla tra 350 euro al mese per il singolo fino a un massimo di importo pari al vecchio Reddito. La relazione al decreto rivela però che solo 231 mila persone prenderanno la Pal. Le altre 191 mila - poiché sono state valutate "non attivabili al lavoro" e prese in carico dai servizi sociali - proseguiranno col vecchio Reddito. Se fosse confermato anche nella versione finale del decreto, per il governo significherebbe spendere 660 milioni: 276 milioni per la Pal e altri 384 milioni per restituire il Reddito a quanti voleva toglierlo.
Un bel pasticcio che intacca il miliardo di risparmio previsto per quest'anno. Miliardo che per il 2024, quando il governo spenderà circa 7 miliardi, è invece già al sicuro nei saldi di bilancio. Nel 2025 questo miliardo raddoppia e poi, come detto, dopo sale fino a 3 miliardi grazie alle strette su Isee più basso, scala di equivalenza per calcolare l'assegno meno generosa con i minori, addirittura coefficiente pari a zero per i maggiorenni.
Gal è il nuovo sussidio per gli occupabili
Nel 2033 il nuovo Reddito - composto da Gil e Gal - varrà poco più di 5 miliardi dagli 8 attuali. A crollare di più, addirittura del 75%, sarà la spesa per Gal, la Garanzia di attivazione al lavoro per gli occupabili: da 2 miliardi a 550 milioni in media. I beneficiari precipiteranno da 426 mila del 2024 a 105 mila all'anno dal 2026. E questo perché la Gal dura solo 12 mesi, viene concessa con un Isee molto basso (6 mila dai 9.360 euro attuali), non è rinnovabile e pesa per 350 euro al singolo, al massimo si arriva a 525 euro per la coppia, i figli maggiorenni contano zero.
Gil è il nuovo sussidio per i non occupabili
Spinta al lavoro modesta
La spinta al lavoro è modesta, specie nella Gal pensata per attivare gli "occupabili". Su 426 mila beneficiari, nel 2024 si prevedono solo 80 mila assunzioni incentivate dal bonus (di cui 55 mila a tempo). Dal 2025 scendono a 19 mila all'anno (13 mila a tempo), il 18% appena dei beneficiari da collocare. Questo significa che l'82% sarà senza più assegno. E senza lavoro.