Nuovi guai per Credit Suisse, la banca sotto accusa: "Ha nascosto i tesori dei nazisti argentini"
di Franco Zantonelli , di Franco ZantonelliA conferma che i guai non si presentano mai da soli, Credit Suisse - salvato dal fallimento il 19 marzo scorso grazie a un esborso di 109 miliardi di franchi da parte della Confederazione elvetica e all’integrazione con Ubs - si ritrova con l’accusa di aver gestito, a partire dagli anni ’30, capitali di nazisti argentini. Accusa che arriva dal Centro Simon Wiesenthal, l’ONG impegnata nella conservazione della memoria dell’Olocausto, oltre che dalla Commissione finanze del Senato USA. Bisogna risalire al 1984 e alla tenacia di un investigatore, Pedro Filipuzzi, per avere le prime notizie dei documenti, rinvenuti in uno stabile di Buenos Aires, che attestavano come, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, 12 mila simpatizzanti argentini del Terzo Reich, avessero versato ingenti capitali presso la banca elvetica Schweizerische Kreditanstalt, nel frattempo diventata Credit Suisse.
Giusto rilevare che, allora, esisteva un forte leg…
A conferma che i guai non si presentano mai da soli, Credit Suisse - salvato dal fallimento il 19 marzo scorso grazie a un esborso di 109 miliardi di franchi da parte della Confederazione elvetica e all’integrazione con Ubs - si ritrova con l’accusa di aver gestito, a partire dagli anni ’30, capitali di nazisti argentini. Accusa che arriva dal Centro Simon Wiesenthal, l’ONG impegnata nella conservazione della memoria dell’Olocausto, oltre che dalla Commissione finanze del Senato USA. Bisogna risalire al 1984 e alla tenacia di un investigatore, Pedro Filipuzzi, per avere le prime notizie dei documenti, rinvenuti in uno stabile di Buenos Aires, che attestavano come, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, 12 mila simpatizzanti argentini del Terzo Reich, avessero versato ingenti capitali presso la banca elvetica Schweizerische Kreditanstalt, nel frattempo diventata Credit Suisse.
Giusto rilevare che, allora, esisteva un forte legame tra Argentina e Germania nazista. Non a caso, dopo il crollo del Reich hitleriano, molti gerarchi nazisti si rifugiarono proprio in Argentina, grazie a un’operazione nella quale ebbe un ruolo fondamentale l’uomo politico Rodolfo Freude, uno dei consiglieri del potentissimo Juan Domingo Peron, che fu presidente del Paese sudamericano dal 1946 al 1955. Secondo il Centro Simon Wiesenthal, tra quei soldi detenuti alla Schweizerische Kreditanstalt, come ha scritto nel giugno del 2022 il quotidiano Blick di Zurigo, si trovava pure un miliardo di franchi svizzeri, frutto della spoliazione degli ebrei. La banca, inoltre, sarebbe stata utilizzata da IG Farben, l’azienda tedesca che forniva ai campi di sterminio il famigerato Zyklon B, utilizzato per sterminare gli ebrei.
Pressata dal Centro Simon Wiesenthal e da Washington, Credit Suisse ha avviato, a suo tempo, un indagine interna, per venire a capo di questa vicenda. Martedì 18 aprile la banca ha fatto sapere di non aver trovato niente di rilevante, se non un conto chiuso nel marzo del 1933 e 12 conti aperti negli anni ’50 e ’60. Nulla, insomma, che abbia a che fare con le 12 mila relazioni bancarie di simpatizzanti argentini del nazismo, denunciate dal Centro Simon Wiesenthal e dal Senato statunitense. Chuck Grassley, presidente della Commissione bilancio del Senato di Washington critica, tuttavia, l’indagine di Credit Suisse, definendola “non fondamentale e incompleta”. Insomma, sembra si ritorni indietro alla fine degli anni ’90, quando le banche svizzere furono messe sotto accusa dal Governo statunitense e dal World Jewish Congress, per lo scandalo dei fondi ebraici in giacenza e dovettero pagare una multa di 1,25 miliardi di dollari. Per Credit Suisse, però, questo è il momento peggiore in cui affrontare una vicenda di quel tipo.