Istat, Bes: peggiora la situazione economica di oltre un terzo degli italiani e crescono le disuguaglianze
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - Oltre un terzo delle famiglie italiane nel 2022 ha visto peggiorare la propria situazione economica: la quota del 35,1 per cento di famiglie che dichiarano di stare peggio dell'anno precedente, che emerge dal "Rapporto Bes 2022", presentato stamane dall'Istat, è "un livello mai raggiunto in precedenza". Aumenta anche la quota di persone che dichiarano di arrivare alla fine del mese con grande difficoltà, arriva al 9,1% dall'8,2 del 2019. Tra le cause il peggioramento della situazione lavorativa: aumenta infatti la quota di persone che vive in famiglie a bassa intensità di lavoro (ovvero con componenti tra i 18 e i 59 anni che hanno lavorato meno di un quinto del tempo), che arriva all'11,7%.
ROMA - Oltre un terzo delle famiglie italiane nel 2022 ha visto peggiorare la propria situazione economica: la quota del 35,1 per cento di famiglie che dichiarano di stare peggio dell'anno precedente, che emerge dal "Rapporto Bes 2022", presentato stamane dall'Istat, è "un livello mai raggiunto in precedenza". Aumenta anche la quota di persone che dichiarano di arrivare alla fine del mese con grande difficoltà, arriva al 9,1% dall'8,2 del 2019. Tra le cause il peggioramento della situazione lavorativa: aumenta infatti la quota di persone che vive in famiglie a bassa intensità di lavoro (ovvero con componenti tra i 18 e i 59 anni che hanno lavorato meno di un quinto del tempo), che arriva all'11,7%.
Tra le peggiori conseguenze del Covid c'è anche l'aumento della mortalità e l'accorciamento di un anno della speranza di vita alla nascita. Un dato che però risente molto delle disuguaglianze territoriali, che escono peggiorate dalla pandemia: la Campania mostra al momento la più bassa speranza di vita alla nascita (80,9 anni), quasi 3 anni in meno rispetto a Trento dove si registra un valore di 84 anni.
Nonostante alcuni miglioramenti, che vanno dal settore dell'istruzione al digitale alla qualità dell'aria, l'Italia rimane al di sotto delle medie europee per moltissimi indicatori, che vanno dal tasso di occupazione, inferiore di 10 punti alla media europea, (74,7%), con una distanza particolarmente accentuata tra le donne (55,0% in Italia rispetto a 69,4% per la media Ue27), alla percentuale di laureati e diplomati.
I giovani godono di una situazione di minore benessere rispetto agli adulti, ma si è ridotta la quota dei Neet, cioè dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono in percorsi di studio o di lavoro, scesa dal 23,7% del 2020 al 19%. Una percentuale che tuttavia rimane molto superiore alla media europea Ue27 dell’11,7%. Male anche la quota di persone di 30-34 anni che hanno completato un’istruzione terziaria, nella Ue27 è del 42,8% rispetto alla media italiana del 27,4%.
Male anche la dispersione scolastica: in Italia si osserva ancora una quota più elevata di giovani di 18-24 anni che escono precocemente dal sistema di istruzione e formazione, di 3 punti percentuali superiore rispetto al valore medio europeo di 9,7%. Lo svantaggio dell’Italia rispetto alla media dell’Unione europea si osserva, seppur meno accentuato, anche per la partecipazione alla formazione continua, con una percentuale del 9,6% (rispetto all’11,9% per Ue27). E siamo indietro infine anche sul fronte delle competenze digitali: in Italia il 45,7% delle persone di 16-74 anni che ha usato Internet negli ultimi 3 mesi ha competenze digitali almeno di base contro una media europea del 54%.