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L'assemblea Tim boccia il compenso di Labriola

(ansa)
Ennesimo braccio di ferro tra Cdp (9,9% del capitale), che vota a favore, e Vivendi (23,8%) che si astiene, che equivale a un voto contrario
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MILANO - L'assemblea di Telecom Italia a porte chiuse inizia in ritardo, perché il presidente Salvatore Rossi si è recato in treno a Milano, ma si chiude in un lampo sulla questione cruciale.

Il compenso del management guidato da Pietro Labriola viene bocciato dalla maggioranza dei soci. E  nel dettaglio di fronte al 53% del capitale dei presente(uno dei livelli più bassi di sempre), solo circa il 40,7% ha votato a favore (tra cui anche la Cdp, che è azionista con il 9,9%), il 45,7% tra cui il primo azionista Vivendi (23,8% del capitale) si è astenuto e il 13,55% ha invece votato contro seguendo anche le indicazioni dei proxy advisor Iss e Glass Lewis, che con modi e sfumature diverse si erano detti contrari a come era stata congeniata la politica di remunerazione.

Intanto il titolo continua a perdere terreno, perché le offerte non vincolanti arrivati martedì 18 per rilevare la società della rete (Netco),  da…

MILANO - L'assemblea di Telecom Italia a porte chiuse inizia in ritardo, perché il presidente Salvatore Rossi si è recato in treno a Milano, ma si chiude in un lampo sulla questione cruciale.

Il compenso del management guidato da Pietro Labriola viene bocciato dalla maggioranza dei soci. E  nel dettaglio di fronte al 53% del capitale dei presente(uno dei livelli più bassi di sempre), solo circa il 40,7% ha votato a favore (tra cui anche la Cdp, che è azionista con il 9,9%), il 45,7% tra cui il primo azionista Vivendi (23,8% del capitale) si è astenuto e il 13,55% ha invece votato contro seguendo anche le indicazioni dei proxy advisor Iss e Glass Lewis, che con modi e sfumature diverse si erano detti contrari a come era stata congeniata la politica di remunerazione.

Intanto il titolo continua a perdere terreno, perché le offerte non vincolanti arrivati martedì 18 per rilevare la società della rete (Netco),  da parte di Kkr (19 miliardi più due di earn out) e Cdp-Macquarie (19,3 miliardi compresi gli earn out) sono comunque inferiori rispetto a quello che si aspettavano la maggioranza degli investitori. In molti si spiegano anche la bassa affluenza in assemblea, tolte le quote di Cdp e Vivendi, pari al 19% del mercato, con le lunghe e estenuanti attese per capire che fine farà la rete Tim. La società aveva firmato la prima lettera d'intenti non vincolante (il memorandum of understanding), ma che dava un'esclusiva alla Cassa e i vari stakeholders (tra cui Macqaurie e Kkr) nel maggio scorso. Da allora, dopo 11 mesi, non c'è ancora una soluzione chiara, senza contare che il costo del debito della società è raddoppiato e ci sono oltre 7 miliardi di prestiti in scadenza nei prossimi 24 mesi.

Labriola aveva condannato l'inerzia dei soci ("inaction is no longer an option"), in una lettera pubblicata sabato 15  sul Sole 24 ore, affermando che era tempo di decisioni coraggiose,  per tutta risposta la maggioranza dei soci non solo gli ha bocciato gli incentivi di lungo periodo (dove era previsto un bonus fino a un massimo di 25 milioni, ancorché difficile da raggiungere), ma anche lo stipendio già deliberato per il 2022 (3,2milioni).

Adesso la parola passa al cda di Telecom del 4 maggio che dovrà decidere sul da farsi, e dove peserà anche il giudizio critico della maggior parte dei soci presenti in assemblea sulla politica di remunerazione. Infine l'assise ha approvati il bilancio, ma ha bocciato la cooptazione dei due nuovi candidati - che avrebbero dovuto sostituire il posto lasciato vuoto dopo le dimissioni dell'ad di Vivendi Arnaud de Puyfontaine, proposti da Assogestioni e dall'Asati, pertanto il cda di Tim resta composto da 14 membri.