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Tim crolla in Borsa, stallo sull’addio alla rete

(reuters)
Il primo socio Vivendi nell'assemblea ha votato contro la remunerazione dell'ad Labriola e ora gli investitori pensano che potrebbe bloccare il processo di vendita dell'infrastruttura iniziato un anno fa. Al cda del 4 maggio l'analisi delle offerte di Cdp e Kkr
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Milano — Un’altra giornata di passione per il titolo Tim che in Borsa cede il 4,3% riportandosi ai livelli di 3 mesi fa, a 0,27 euro. A provocare le vendite a Piazza Affari è il risultato dell’assemblea di giovedì scorso che ha visto il primo socio Vivendi, con il 24%, sostanzialmente togliere la fiducia all’ad Pietro Labriola, che la stessa società francese aveva indicato come sostituto di Luigi Gubitosi nel dicembre 2021. Questa mancanza di fiducia viene letta dal mercato nel senso di un possibile stallo sulla vendita della rete separatamente dal resto, operazione che da quasi un anno costituisce la base del piano industriale di Labriola, finora sempre sostenuto da Vivendi.


La complessa situazione ovvia…

Milano — Un’altra giornata di passione per il titolo Tim che in Borsa cede il 4,3% riportandosi ai livelli di 3 mesi fa, a 0,27 euro. A provocare le vendite a Piazza Affari è il risultato dell’assemblea di giovedì scorso che ha visto il primo socio Vivendi, con il 24%, sostanzialmente togliere la fiducia all’ad Pietro Labriola, che la stessa società francese aveva indicato come sostituto di Luigi Gubitosi nel dicembre 2021. Questa mancanza di fiducia viene letta dal mercato nel senso di un possibile stallo sulla vendita della rete separatamente dal resto, operazione che da quasi un anno costituisce la base del piano industriale di Labriola, finora sempre sostenuto da Vivendi.


La complessa situazione ovviamente preoccupa anche il governo, che fin dal suo insediamento ha promesso una soluzione chiara per la società di tlc, che porti ad avere una rete controllata dallo Stato e la salvaguardia dell’occupazione. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ieri ha adottato una tattica attendista, dicendo che «quando ci sono in campo delle aziende un governo saggio non interviene ma aspetta che l’azienda prenda decisioni».


Ma il tempo ormai sta scorrendo inesorabilmente. Il prossimo 4 maggio il cda di Tim dovrà esaminare le ultime due proposte recapitate sul suo tavolo da Cdp (insieme al fondo Macquarie) e dagli americani di Kkr. Ma non è un mistero che Vivendi vorrebbe un cda diverso, sostituendo sia il presidente che l’amministratore delegato.

I nomi fatti circolare nelle ultime ore per la gestione dell’azienda sono quelli di Roberto Sambuco, attualmente a Macquarie, Stefano Donnarumma, ad uscente di Terna, Vincenzo Novari, uscito da poco dalla Fondazione Milano-Cortina e Stefano Siragusa, ex responsabile della rete Telecom. Ma al momento né il presidente di Tim Salvatore Rossi, né Labriola sembrano voler abbandonare la partita di loro sponte. Quindi se Vivendi vorrà procedere a un ricambio dovrà chiedere la convocazione di un’assemblea straordinaria e presentare una lista per un nuovo cda insieme a un nuovo piano. Allungando ulteriormente i tempi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA