Russia, yuan e rubli invece del dollaro per le forniture di gas e petrolio
dalla nostra corrispondente Rosalba Castelletti , dalla nostra corrispondente Rosalba CastellettiMOSCA — È trascorso oltre un anno da quando il presidente russo Vladimir Putin ha imposto per decreto il pagamento in rubli per le forniture di gas russo ai Paesi “ostili”. Adesso il governo vuole andare persino oltre. La Russia, ha detto il vicepremier Aleksandr Novak in un’intervista televisiva, vuole trasferire nel prossimo futuro tutti gli accordi reciproci sulle risorse energetiche nelle valute nazionali dei Paesi coinvolti, come alternativa alle valute tradizionali come dollaro ed euro. Come del resto già accade con la Cina. «I nostri colleghi nella Repubblica popolare cinese stanno già pagando in yuan il gas e in parte il petrolio. E le transazioni avvengono anche in rubli. Continueremo a perfezionare questi accordi reciproci nelle valute nazionali», ha detto. «La tendenza si è fortemente spostata verso un minore utilizzo di dollari o euro», ha proseguito. «Una tendenza che continuerà»…
MOSCA — È trascorso oltre un anno da quando il presidente russo Vladimir Putin ha imposto per decreto il pagamento in rubli per le forniture di gas russo ai Paesi “ostili”. Adesso il governo vuole andare persino oltre. La Russia, ha detto il vicepremier Aleksandr Novak in un’intervista televisiva, vuole trasferire nel prossimo futuro tutti gli accordi reciproci sulle risorse energetiche nelle valute nazionali dei Paesi coinvolti, come alternativa alle valute tradizionali come dollaro ed euro. Come del resto già accade con la Cina. «I nostri colleghi nella Repubblica popolare cinese stanno già pagando in yuan il gas e in parte il petrolio. E le transazioni avvengono anche in rubli. Continueremo a perfezionare questi accordi reciproci nelle valute nazionali», ha detto. «La tendenza si è fortemente spostata verso un minore utilizzo di dollari o euro», ha proseguito. «Una tendenza che continuerà».
Novak non è il primo esponente delle autorità russe a dichiarare vinta la partita della “de-dollarizzazione”. In realtà, Mosca sta semplicemente passando dalla dipendenza da una valuta estera a un’altra. Le aziende russe ora regolano quasi la metà dei loro scambi internazionali in rubli o yuan, ha calcolato recentemente la Banca centrale russa. Nel 2021 la valuta cinese era utilizzata per pagare soltanto lo 0,5 per cento delle esportazioni russe: all’inizio del 2023, la cifra è salita al 16 per cento.
Ciò ha consentito alle autorità russe di ridurre l’uso di dollari o euro dall’87 per cento al 48 per cento, col 34 per cento dei pagamenti effettuati in rubli. Anche nei pagamenti per le importazioni, la quota dello yuan è aumentata passando dal 4 per cento al 23 per cento. Allo stesso tempo, i pagamenti in dollari ed euro sono scesi dal 65 per cento al 46.
L’ascesa dello yuan riguarda tutti i settori dell’economia russa. I profitti delle banche cinesi in Russia sono aumentati di dieci volte rispetto a un anno fa. Sempre più spesso, le stesse banche russe offrono ai loro clienti strumenti in yuan, le aziende emettono obbligazioni nella valuta cinese, che ora è la terza più popolare negli asset in valuta estera tra i risparmiatori privati.
E il ministero delle Finanze usa lo yuan invece del dollaro per intervenire sui tassi di cambio. Il 14 aprile la valuta cinese ha sorpassato il dollaro negli scambi totali sulla Borsa di Mosca: 39 per cento contro il 34 per cento. E lo scorso marzo aveva già raggiunto il record di 2 trilioni di rubli: 74 volte in più rispetto all’inizio del 2022. Il 4 aprile, invece, per la prima volta, le banche hanno acquistato contemporaneamente 2,8 miliardi di yuan dalla Banca centrale per 31,8 miliardi di rubli, in uno swap di valute.
Di fatto le sanzioni occidentali senza precedenti contro la Federazione russa seguite alla sua offensiva in Ucraina hanno reso possibile qualcosa che fino a poco tempo fa si pensava impossibile: trasformare lo yuan in una valuta di riserva a tutti gli effetti. C’era infatti la convinzione di lunga data che non sarebbe potuto succedere a causa delle restrizioni della Cina sulle transazioni di capitale.
Secondo Aleksandr Gabuev, sinologo presso il Carnegie Endowment for International Peace, nato dalle ceneri del bandito Carnegie Moscow Center, Paesi come il Pakistan o le Repubbliche dell’Asia centrale potrebbero seguire l’esempio di Mosca e allontanarsi dal dollaro man mano che aumenta la loro dipendenza da Pechino. «Altri Paesi non democratici come l’Arabia Saudita stanno osservando da vicino l’esperienza della Russia e, sebbene facciano ancora affidamento prevalentemente sul dollaro, aumenteranno con cautela la quota dello yuan», ha detto a Bloomberg.
Il rischio però resta alto. Soprattutto per un Paese isolato economicamente come la Russia. Le sue riserve e i pagamenti ora dipendono dalle politiche dei tassi di cambio del Partito Comunista e della Banca popolare cinese, che non sono affatto trasparenti. Se i rapporti tra Pechino e il Cremlino si deteriorassero, Mosca rischierebbe nuovamente di perdere riserve o di dover sospendere i pagamenti.