Grandi opere: Ferrovie pigliatutto, mentre si risveglia il Mezzogiorno
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboLa ripartenza c'è. E si vede nei numeri: il business vale 132,5 miliardi, in crescita di 7,2 miliardi dall'ultima rilevazione. I bandi avanzano, i contratti aumentano. Ma il trend positivo delle infrastrutture strategiche e prioritarie per il Paese, finanziate con le risorse del Pnrr e del Piano nazionale complementare, non è a saldo zero. Gli effetti collaterali della guerra in Ucraina, che hanno spinto l'inflazione al rialzo, si sono scaricati anche sulle opere. E così costruire ferrovie e strade, ma anche realizzare interventi nei porti e negli aeroporti, è diventato più oneroso. È un rapporto realizzato dal servizio studi della Camera dei deputati, in collaborazione con l'Anac e il Cresme (Centro ricerche economiche, sociologiche e di mercato nell'edilizia), a quantificare l'impatto: al 31 dicembre del 2022, i costi per la realizzazione delle opere hanno registrato un aumento del 26,1%. Per questo lo Stato ha dovuto…
La ripartenza c'è. E si vede nei numeri: il business vale 132,5 miliardi, in crescita di 7,2 miliardi dall'ultima rilevazione. I bandi avanzano, i contratti aumentano. Ma il trend positivo delle infrastrutture strategiche e prioritarie per il Paese, finanziate con le risorse del Pnrr e del Piano nazionale complementare, non è a saldo zero. Gli effetti collaterali della guerra in Ucraina, che hanno spinto l'inflazione al rialzo, si sono scaricati anche sulle opere. E così costruire ferrovie e strade, ma anche realizzare interventi nei porti e negli aeroporti, è diventato più oneroso. È un rapporto realizzato dal servizio studi della Camera dei deputati, in collaborazione con l'Anac e il Cresme (Centro ricerche economiche, sociologiche e di mercato nell'edilizia), a quantificare l'impatto: al 31 dicembre del 2022, i costi per la realizzazione delle opere hanno registrato un aumento del 26,1%. Per questo lo Stato ha dovuto aumentare la dote del Fondo per l'avvio delle opere indifferibili, istituito a maggio dell'anno scorso dal governo Draghi. I prezzi sono stati aggiornati alle tariffe e dalle casse pubbliche sono usciti 4,1 miliardi, che sono andati a 53 lotti.
Le ferrovie pigliatutto
La maggior parte dei fondi - 3,4 miliardi - è stata assorbita dalle ferrovie, che hanno registrato un incremento dei costi del 26%. Sono invece le opere idriche, che l'esecutivo Meloni sta provando a rilanciare con un decreto ad hoc, ad aver subito il contraccolpo più forte: i costi sono esplosi, con l'asticella arrivata a +31 per cento. Ma veniamo alla ripartenza. Il monitoraggio prende in considerazione un orizzonte ampio, che parte dal 2015 e arriva al 2022; gli interventi sono stati inseriti nella programmazione del Piano di ripresa e resilienza e in quella della "costola" del Pnc. A fare la parte del leone sono le ferrovie. Un asset strategico per il Pnnr perché sono il capitolo più corposo della missione 3, dedicata alle infrastrutture per la mobilità sostenibile. Le risorse mobilitate ammontano in tutto a circa 96,55 miliardi (il 73% del costo totale), con una disponibilità di 74,4 miliardi. Importi rilevanti, che mettono in evidenza l'accelerazione indotta dai fondi europei del Recovery. I lavori procedono spediti e qui si innesta un altro dato degno di nota: il 51,5% del costo delle infrastrutture ferroviarie, si legge nel Rapporto, riguarda interventi commissariati. Sono circa 49,7 i miliardi affidati alla gestione speciale: una percentuale importante, ma se si guarda all'altra faccia della medaglia viene fuori che quasi la metà dei lavori è portata avanti in modo ordinario.
Ma a che punto è l'attuazione degli investimenti, non solo di quelli in ambito ferroviario? Altri numeri: 67,8 miliardi, pari al 58% dei costi, riguardano lavori in fase di progettazione: la percentuale è scesa sensibilmente rispetto al censimento fatto a maggio del 2022, quando era pari a oltre il 70%, per un valore di 75,1 miliardi. Il calo si traduce in uno spostamento delle risorse nei passaggi successivi della realizzazione delle opere. I lavori in esecuzione sono cresciuti, seppure di poco: 23,8 miliardi a fronte di 22,3 miliardi. Sono risorse che stanno finanziando prevalentemente i cantieri per potenziare l'Alta velocità. L'aumento più rilevante riguarda invece i lavori in gara: da 4,4 miliardi sono passati a 15,8 miliardi. Tra le opere che corrono, tra le altre, la linea Av/Ac Salerno-Reggio Calabria e la metropolitana di Salerno. Ma è al Nord che si registra uno stato attuativo più avanzato. "Escludendo i programmi e interventi con uno stato di avanzamento misto - riporta il Rapporto - risulta che il 36% del costo riguarda lavori in corso di realizzazione; i lavori contrattualizzati, manon ancora iniziati, rappresentano il 12% e quelli in gara o aggiudicati il 14%. Il restante 38% è in fase di progettazione. Il Sud, tuttavia, seppure indietro, registra segnali di risveglio. Incluse le Isole, infatti, gli investimenti che riguardano lavori in gara o aggiudicati rappresentano il 24% del totale; il 16% lavori in corso o contrattualizzati, ma non ancora iniziati. Mentre il restante 60% ha a che fare conlavori che sono ancora in fase di progettazione.
Quanto valgono le opere
Tirando una linea sotto ai dati, a livello nazionale: il valore delle opere in gara è triplicato, i tempi per l'affidamento si sono ridotti, le aggiudicazioni e i contratti sono raddoppiati. Ma, avverte lo studio, resta il nodo dei tempi di realizzazione. E qui vanno citate le 115 opere commissariate (48 hanno a che fare con la programmazione Pnrr-Pnc), che non sono però oggetto del monitoraggio. Per spingere alcune tipologie di infrastrutture, il governo punta anche su questo modello. Lo stesso previsto per gli interventi sulle reti idriche, al centro del decreto contro l'emergenza siccità. È l'allegato Infrastrutture al Documento di economia e finanza a spiegare come l'esecutivo intende muoversi nei prossimi anni. Tra i "focus strategici" figurano il Ponte sullo Stretto, oltre alle già citate reti idriche. Ma il perimetro si allarga anche, tra gli altri, agli interventi stradali. Gli obiettivi di medio periodo puntano a una riscrittura di un "codice breve" sulla circolazione stradale, oltre al "coordinamento tra disposizioni che oggi - derivando da numerosi interventi normativi di urgenza e pur incidendo sulla medesima materia - non risultano sistematicamente collocate e, talora, sono sovrascritte da norme regolamentari di derivazione europea", si legge nel documento. Sono tutte azioni che provano a spingere le infrastrutture. Nella consapevolezza, però, che l'incognita della congiuntura economica può cambiare i piani. Rimescolando risorse e priorità.