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Pnrr, dalla cattura della CO2 al solare anti-Cina: i colossi di Stato in soccorso del governo

La fabbrica di pannelli solari del gruppo Enel a Catania: verrà ampliata fino a diventare una gigafactory 

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Per evitare di perdere fondi europei, l'esecutivo dirotterà una parte dei fondi che si fanno fatica a spendere sui progetti che fanno parte dei piani di investimento delle aziende pubbliche per i prossimi anni. Ecco i principali
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ROMA - Pnrr: Palazzo Chigi chiama, i colossi di Stato rispondono. Per non perdere i fondi europei, visti i ritardi accumulati e i primi obiettivi tagliati, il governo di centrodestra ha pensato bene di "arruolare" le aziende pubbliche. Lo scopo? Prendere progetti che le società controllate dal Tesoro hanno pianificato per i prossimi anni e indirizzarli verso l'Europa per non perdere risorse preziose.

Ma non saranno coinvolti solo i colossi, da Eni e Enel, da Snam a Terna. L'ultima chiamata l'ha ricevuta Utilitalia. Alla federazione che riunisce le aziende dei servizi pubblici dell'acqua e del gas, il governo ha chiesto di sondare le associate. Anche le "piccole" sono chiamate ad assorbire quel pezzo Pnnr che non marcia: i loro progetti finiranno nel RepowerEU, il fondo nato a Bruxelles per liberarsi il prima possibile dalla dipendenza del gas russo.

ROMA - Pnrr: Palazzo Chigi chiama, i colossi di Stato rispondono. Per non perdere i fondi europei, visti i ritardi accumulati e i primi obiettivi tagliati, il governo di centrodestra ha pensato bene di "arruolare" le aziende pubbliche. Lo scopo? Prendere progetti che le società controllate dal Tesoro hanno pianificato per i prossimi anni e indirizzarli verso l'Europa per non perdere risorse preziose.

Ma non saranno coinvolti solo i colossi, da Eni e Enel, da Snam a Terna. L'ultima chiamata l'ha ricevuta Utilitalia. Alla federazione che riunisce le aziende dei servizi pubblici dell'acqua e del gas, il governo ha chiesto di sondare le associate. Anche le "piccole" sono chiamate ad assorbire quel pezzo Pnnr che non marcia: i loro progetti finiranno nel RepowerEU, il fondo nato a Bruxelles per liberarsi il prima possibile dalla dipendenza del gas russo.

Ma in cosa consiste esattamente l'idea del governo? Lo schema prevede di spostare i progetti del Pnrr ritenuti irrealizzabili entro il 2026. Andranno a finire dentro la programmazione dei fondi strutturali europei 2021-2027, che ha una rendicontazione più lunga, fino al 2029, e nel Fondo per lo sviluppo e la coesione, che non ha una scadenza. Le somme recuperate dal travaso di questi investimenti andranno ad alimentare RepowerEU, che potrà contare anche sulle risorse dei progetti Pnrr che saranno rimodulati, liberando quindi un altro tesoretto. I calcoli sono in corso, ma l'ammontare del plafond potrebbe arrivare fino a 10-15 miliardi, che andrebbero ad aggiungersi ai circa 6 miliardi già sicuri, tra i proventi dal mercato Ets (le aste per le emissioni di CO2) e il 7,5% dei fondi di coesione.

Di sicuro, il governo non avrà difficoltà a trovare i progetti con cui “soddisfare” Bruxelles. I grandi gruppi statali hanno presentato un ampio portafoglio di progetti che va ben oltre i 20 miliardi. Tutti progetti nell’ambito della transizione energetica, così come la intende l’Unione Europea. Ecco perché Eni (assieme a Snam) ha proposto il grande progetto per la cattura, recupero e riutilizzo della CO2 (in sigla Ccsu) al largo di Ravenna. In sostanza, le emissioni delle aree industriali sulla costa verranno recuperate e stoccate nei giacimenti esausti sotto l'Adriatico.

Anche i progetti offerti da Snam hanno a che fare con il gas naturale. Del resto, il parlamento europeo ha votato un complesso documento in cui il metano è considerato parte centrale della transizione. Perché assieme al nucleare – nelle intenzioni dei rappresentanti di Strasburgo - accompagnerà lo sviluppo delle rinnovabili, che poi prenderanno il sopravvento. Snam ha così messo a disposizione il completamento del gasdotto appenninico necessario per il passaggio del gas proveniente dal nord Africa verso l’Europa settentrionale (nell’ambito di quel progetto più ampio che vede l’Italia come un hub del gas nel Mediterraneo.

Enel ha puntato più decisamente alla riconversione green. Al primo posto troviamo l’ampliamento della fabbrica di pannelli fotovoltaici di Catania, destinata a diventare una delle più grandi d’Europa per limitare la dipendenza dai prodotti cinesi, con un incremento della capacità produttiva fino a 3 gigawatt all’anno al 2024, attraverso l’uso di una tecnologia innovativa. A questo si aggiungono gli investimenti sulle reti di distribuzione, tra cui un progetto alla resilienza per eventi estremi, che vale fino a 3,5 miliardi. Oltre allo sviluppo delle prime applicazioni per l’idrogeno verde.

Di reti parla anche Terna avendo proposto al governo la realizzazione di tre elettrodotti, tutti sottomarini: il ramo est (tra Termini Imerese e Battipaglia del Tyrrhenian Link), il raddoppio del cavo che collega Italia e Montenegro, nonché il potenziamento di quello tra Toscana e Sardegna che passa dalla Corsica.

Tra le partecipate statali quotate in Borsa, concorre anche Italgas: anche in questo caso si va sulle isole, con il progetto per la realizzazione di infrastrutture per la mobilità a idrogeno. Mentre Ferrovie concorre con il rifacimento delle sottostazioni elettriche, in modo da collegare fotovoltaico, sistemi di accumulo e digitalizzazione delle reti.

In realtà, l'elenco dei progetti presentati è più ampio. Andranno sfoltiti, oltre che tarati sulla logica di RepowerEU, centrata sulla decarbonizzazione. Un assemblaggio tutt'altro che facile perché alcuni investimenti sono legati ai combustibili fossili. E qui la questione si fa anche politica. Mercoledì, nell'aula della Camera dei deputati, sarà esaminata una mozione che riguarda proprio questo aspetto. Alcuni dei progetti, anticipati da Repubblica, sono stati attenzionati dai 5 Stelle.

"Tali progetti - si legge nel testo - oltre a rafforzare la conservazione di un modello energetico fondato sulla centralizzazione e l'impiego delle fonti fossili in particolare del gas, sono in contraddizione alla comunicazione sul RepowerEU e agli obiettivi clima energia che l'Europa si è data. Inoltre sarebbero costi ed impegni commerciali e di approvvigionamento di lungo periodo, che devono essere garantiti dallo Stato in diverse forme con un costo che verrà socializzato con tutti gli utenti". Tutte questioni a cui Palazzo Chigi è pronto a replicare: i progetti selezionati, riferiscono fonti di governo, saranno tutti in linea con le indicazioni dell'Ue su RepowerEU.