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La mappa delle terre rare, ecco dove si trovano i giacimenti nel mondo

Con tempismo e un uso sapiente delle alleanze, la Cina ha messo le mani sui due terzi dei giacimenti africani. Così da tempo domina la produzione mondiale delle materie prime necessarie per l'industria e l'energia green
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Il presente è della Cina, ma il futuro si trova in Africa. Con l'Europa che proverà faticosamente a inserirsi, per non trovarsi dietro anche agli Stati Uniti, tradizionalmente ricchi di materie prime. La nuova geografia delle terre rare e di tutti i minerali "critici" fondamentali per la transizione energetica, l'elettronica di consumo, ma anche per i motori elettrici e i sistemi di difesa tecnologicamente avanzati si trova all'interno di queste direttrici che orienteranno il mondo nei prossimi anni. In pratica, chi li possiede - o chi sarà più veloce ad accaparrarseli - dominerà l'industria dei prossimi anni.

La caccia alle terre rare

Ma di quali materie prime parliamo. Ci sono innanzi tutti le "terre rare&q…

Il presente è della Cina, ma il futuro si trova in Africa. Con l'Europa che proverà faticosamente a inserirsi, per non trovarsi dietro anche agli Stati Uniti, tradizionalmente ricchi di materie prime. La nuova geografia delle terre rare e di tutti i minerali "critici" fondamentali per la transizione energetica, l'elettronica di consumo, ma anche per i motori elettrici e i sistemi di difesa tecnologicamente avanzati si trova all'interno di queste direttrici che orienteranno il mondo nei prossimi anni. In pratica, chi li possiede - o chi sarà più veloce ad accaparrarseli - dominerà l'industria dei prossimi anni.

La caccia alle terre rare

Ma di quali materie prime parliamo. Ci sono innanzi tutti le "terre rare" (17 elementi che vanno dal lutezio al lantanio) che poi così rare non sono, ma bisogna andare a prendersele, spesso utilizzando sistemi non proprio ortodossi e rispettosi dell'ambiente. Così come per il cobalto, il litio, il rame e il platino. Ecco perché la maggior parte delle terre rare e materiali della transizione si trovano in Cina, dove la ragion di Stato - soprattutto economica - ha il soppravvento su qualsiasi altro aspetto: Pechino ne controlla il 90% della produzione e un terzo delle riserve mondiali. Seguita da Vietnam e Brasile, Russia, India, Australia, Groenlandia e Stati Uniti. L'Unione Europea per sostenere la sua industria ha deciso solo di recente di giocare la sue carte. Almeno il 30 per cento delle materie prime fondamentali per la transizione green e per le nuove tecnologie dovrà provenire dalle miniere europee. Così come almeno il 10 per cento delle "terre rare". Sono le novità contenute nel Critical Raw Material Act, regolamento con cui Bruxelles vuole conquistare un suo peso in partita.

Il peso dell'Africa

Ma il campo di gioco è un altro. Bastano pochi numeri per capire il peso dell'Africa nella nuova corsa alle materie prime. Mining Indaba, la più importante conferenza mineraria africana, che si svolge da 29 anni a Cape Town (Sudafrica), nell'ultima edizione, a febbraio di quest'anno, ha accolto oltre 8.000 delegati, 900 investitori, oltre 60 capi di Stato e 100 rappresentanti di Paesi. Nei giacimenti africani c'è un buon terzo delle riserve mondiali di materie prime critiche (con picchi vicini al 60% per alcuni minerali, a cominciare dal cobalto). E una parte importante di questi giacimenti, tra il 60 e il 70%, è in mano alla Cina, che grazie a un uso sapiente delle alleanze, messo in campo in tempi non sospetti, è balzata da lungo tempo in testa ai produttori mondiali. La Cina raffina già il 68% del nichel mondiale, il 40% del rame, il 59% del litio (minerale fondamentale per la produzione delle batterie elettriche, la cui domanda da cui al 2050 aumenterà del 965%) e il 73% del cobalto, secondo un rapporto di luglio del Brookings Institution, un think tank americano. Se mettesse le mani anche sulle risorse africane farebbe bingo. "Nella competizione globale la Cina è riuscita ad acquisire una posizione privilegiata nel Continente africano, diventandone il principale partner nelle relazioni commerciali. - conferma Andrea Biancardi, Junior Lecturer in Energy Transition presso la Sda Bocconi - Rispetto ad altre potenze, da quelle europee agli Stati Uniti, ha il pregio di presentarsi con dei progetti infrastrutturali, dalle strade agli ospedali. E il vantaggio della Cina è stato anche quello di vedere l'Africa non solo come un fornitore di materie prime e risorse naturali, ma anche come un mercato di sbocco delle proprie merci".

Le mosse di Biden

Quando gli Stati Uniti e i Paesi europei si sono resi conto che le aziende che sfruttavano la maggior parte delle preziose riserve minerarie africane si chiamavano China Molybdenum o Zhejiang Huayou Cobalt i giochi erano largamente fatti, anche se non conclusi. Nell'ambito dell'impegno di ripristinare la leadership globale americana nel mondo, il presidente Usa Joe Biden lo scorso dicembre ha promosso il Summit Usa-Africa, con la partecipazione di 49 tra capi di stato e di governo del Continente. E un po' alla spicciolata anche i Capi di Stato Ue si stanno riavvicinando all'Africa, dalla quale si erano allontanati dopo un passato coloniale da dimenticare. La questione però, ribadisce Ilaria Carrozza, ricercatrice del Peace Research Institute di Oslo, è che "uno dei motivi per cui la Cina ha avuto grande successo in Africa è la promozione di scambi commerciali ed economici e la costruzione di infrastrutture. Nei decenni in cui tutto questo si svolgeva gli Stati Uniti e l'Europa erano distratti". E adesso, per recuperare terreno, "dovrebbero trattare i Paesi africani come partner alla pari", a differenza che in passato. Una sorta di nemesi del colonialismo. Ma anche una scelta obbligata se gli europei vogliono giocare un ruolo nella nuova geografia delle materie prime.