La Commissione europea ha lanciato la sua proposta per l'attesa revisione del Patto di stabilità e crescita, l'insieme delle regole comunitarie sulla finanza pubblica. Proposte che, dice il commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni, "promuovono una maggiore titolarità nazionale attraverso piani strutturali di bilancio a medio termine preparati dagli Stati membri". Garantendo "contemporaneamente la parità di trattamento e la considerazione delle situazioni specifiche dei singoli Paesi", le regole consentiranno "un'applicazione più credibile" dando "agli Stati membri un maggiore margine di manovra nella definizione delle traiettorie di bilancio". Secondo il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ora "gli Stati non potranno più rimandare gli aggiustamenti di bilancio" e "non ci saranno più scuse". La proposta della Commissione sarà sul tavolo dell'Eurogruppo nei prossimi giorni e l'obiettivo dichiarato è chiudere il lavoro legislativo per fine anno, facendo scattare le regole dal gennaio 2024. "Sono fiducioso che potremo raggiungere questo obiettivo", dice Gentiloni: "E' nell'interesse di tutti gli Stati membri. Rassicurerebbe i mercati finanziari e gli investitori. Darebbe ai governi chiarezza sulla strada da seguire, considerando anche la disattivazione della 'clausola generale di salvaguardia' alla fine di quest'anno".
I piani dei Paesi membri e le priorità Ue
Secondo Bruxelles l'intera proposta poggia sulla programmazione finanziaria nazionale di medio periodo. I piani dei Paesi membri avranno un orizzonte quadriennale per squadernare obiettivi di bilancio, misure di investimento e riforme in agenda. Così si premia la cosiddetta "titolarità nazionale" nella definizione dei piani di bilancio.
Insieme a questo punto, focali sono poi altri quattro aspetti: riferimenti più semplici e trasparenti, con percorsi di risanamento fiscale formulati in termini di obiettivi pluriennali di spesa che assicurino la riduzione del debito pubblico e il mantenimento dei deficit al di sotto del 3% del Pil; percorsi di aggiustamento di bilancio più graduali se accompagnati da riforme "credibili" e impegni di investimento che promuovano una crescita sostenibile e inclusiva in linea con le priorità Ue; maggiore affidamento sulle procedure di "infrazione" e "garanzie comuni" come contropartita del maggiore margine di manovra a disposizione dei governi per stabilire i propri percorsi di aggiustamento di bilancio; nuovi standard minimi comuni per l'indipendenza e i compiti per le istituzioni di bilancio nazionali indipendenti. Il tutto con l'obiettivo di lasciare spazio agli investimenti, senza alcuna "golden rule" per alcune particolari voci di spesa (come green o digitale) ma tenendo in considerazione questi capitoli nella definizione della traiettoria sostenibile sul debito.
L'Italia rischia correzione da 14-15 miliardi
Secondo le stime della Commissione, in base alle nuove regole l'Italia dovrebbe mettere in campo una correzione piuttosto massiccia, pari allo 0,85% del Pil, cioè circa 14-15 miliardi. I conti, a quanto si è appreso, sono stati fatti a Bruxelles in base ai parametri contenuti nella proposta di riforma del Patto di stabilità e crescita presentata oggi e sono già stati comunicati ai singoli Paesi.
La simulazione condotta dai tecnici della Commissione prende come riferimento i dati relativi ai rapporti tra deficit e Pil e tra debito pubblico e Pil in Italia. Poichè la proposta di riforma del Patto presentata oggi prevede un aggiustamento minimo dello 0,50% per i Paesi che presentano uno scostamento non troppo ampio dai paramenti di riferimento (il 3% per il rapporto deficit-Pil e il 60% per quello deficit-Pil), per l'Italia si arriva alla conclusione che la traiettoria tecnica di rientro, se tarata su quattro anni, dovrebbe prevedere una riduzione annua dello 0,85%.
Se invece l'Italia volesse e potesse usufruire di un'estensione del periodo previsto per il rientro dei conti pubblici, ovvero sette anni, la correzione annua scenderebbe allo 0,45% del Pil. Per la Francia la simulazione della Commissione indica la necessità di un rientro pari allo 0,65 del Pil su 4 anni che scenderebbe allo 0,35% su sette anni. Per la Spagna i due parametri di riferimento sarebbero invece lo 0,60 su 4 anni e lo 0,35 su sette.
Le regole per l'Italia e il compromesso per Berlino
Per l'Italia si confermano le novità attese alla vigilia: il terreno di manovra si fa per alcuni versi più ampio e per altri più stretto. "Dovrà ridurre il livello del proprio debito credo che non ci sia nessun italiano che non sia consapevole, non solo al governo", dice Gentiloni. "Quando questa riforma verrà approvata l'Italia potrà farlo in modo più graduale e potrà farlo anche nel modo che avrà deciso l'Italia".
Per i paesi con debito/Pil superiore al 60% e un deficit/Pil superiore al 3%, la Commissione fornirà le traiettorie per l'andamento della spesa (il solo indicatore di riferimento) per un minimo di quattro anni, estensibili a sette. Tali paesi dovranno garantire che al termine del periodo il debito/Pil sia inferiore rispetto alla partenza e fino a quando il deficit sarà oltre il 3% del Pil dovranno garantire un aggiustamento di bilancio minimo dello 0,5% del Pil all'anno.
E' questo il riferimento quantitativo precisato in anticipo, il punto di compromesso per convincere la Germania a non ingabbiare direttamente la riduzione del debito/pil a un ritmo prefissato anno per anno. Per assicurare una stabilità del debito nel lungo periodo, i valori del 60 e del 3% del Pil dunque resteranno in piedi. Ma verrà meno quanto previsto originariamente, ovvero la riduzione di un ventesimo all'anno del debito in eccesso che per Paesi come l'Italia sono evidentemente irrealizzabili.
La proposta prende quindi in considerazione "un unico indicatore operativo ancorato alla sostenibilità del debito" che servirà "da base per definire il percorso di bilancio ed effettuare la sorveglianza di bilancio annuale per ciascuno Stato membro", viene chiarito nel testo. "Tale indicatore unico - si legge ancora nella proposta - dovrebbe essere basato sulla spesa primaria netta finanziata a livello nazionale, vale a dire la spesa al netto delle misure discrezionali in materia di entrate ed esclusa la spesa per interessi nonchè la spesa per la disoccupazione ciclica e la spesa relativa ai programmi dell'Unione interamente coperta da entrate provenienti dai fondi dell'Unione".
Qualsiasi decisione per intimare uno Stato membro a ridurre il deficit si baserà su una richiesta del Consiglio "di attuare un percorso correttivo di spesa netta che garantisca che il disavanzo pubblico rimanga o sia portato e mantenuto al di sotto del valore di riferimento entro il termine fissato nell'avviso". "Per gli anni in cui si prevede che il disavanzo delle amministrazioni pubbliche superi il valore di riferimento", ovvero il 3%, "il percorso correttivo della spesa netta è coerente con un aggiustamento annuo minimo di almeno lo 0,5% del Pil come parametro di riferimento". Queste disposizioni vanno a sostituire la cosiddetta "regola del ventesimo", che - ammette la Commissione - "imponeva un impegnativo sforzo di bilancio per alcuni Stati membri".
Sono comunque previste clausole - specifiche per i Paesi o generali - che permetteranno deviazioni rispetto ai target di spesa concordati, in caso di profonda recessione del Vecchio continente o per fattori straordinari fuori dal controllo delle autorità nazionali. Sarà il Consiglio, su raccomandazione della Commissione, ad adottarle.
Infrazione automatica per chi non rispetta gli impegni
"Se da un lato le proposte forniscono agli Stati membri un maggiore controllo sulla dei loro piani a medio termine, esse prevedono anche un regime di applicazione più rigoroso per garantire che gli Stati membri rispettino gli impegni. Per gli Stati membri che si trovano ad affrontare sfide sostanziali in materia di debito pubblico, la deviazione dal percorso di aggiustamento di bilancio concordato comporterà automaticamente l'apertura di una procedura per disavanzo eccessivo", chiarisce la Commissione.
"Le norme sono pienamente efficaci solo se vanno di pari passo a una esecuzione credibile - aggiunge Dombrovskis - Per questo intendiamo non modificare le procedure per deficit eccessivi e rafforzeremo la procedura per disavanzo eccessivo basato sul debito. Questa sarà aperta di default se i Paesi con sostanziali sfide di debito non rispettano le norme. Inoltre i Paesi avranno requisiti fiscali più rigorosi se non porteranno avanti le riforme e gli investimenti su cui si sono impegnati. Possiamo anche imporre sanzioni finanziarie, che saranno più attuabili abbassando gli importi".
In caso di un cambio di un Governo - spiega Dombrovkis - "vi è la possibilità di modificare i piani fiscali" per la riduzione del debito. "La Commissione formulerà una nuova traiettoria in cui terrà in considerazione i progressi fatti nel piano da emendare, o eventuali carenze. In ogni caso non potrà essere indebolito lo sforzo fiscale".
Nessun investimento "speciale"
La proposta della Commissione "non introduce un trattamento speciale per nessun particolare tipo di investimento" pur riconoscendo la necessità di "elevati livelli di investimenti e riforme per realizzare una transizione verde e digitale equa e aumentare le capacità di difesa, tra le altre priorità comuni dell'Ue. "La questione è stata ampiamente discussa nell'ambito del dibattito pubblico sulla revisione della governance economica e non è emerso alcun consenso", spiega l'esecutivo europeo. Per promuovere gli investimenti nei settori strategici la Commissione propone un percorso di aggiustamento fiscale medio, che lascerà agli Stati membri la possibilità di decidere in merito alle loro priorità di spesa pubblica e fornirà incentivi per impegnarsi in una serie di riforme e investimenti che rispondano a criteri comuni e trasparenti dell'Ue, soggetti a criteri comuni tutele di sostenibilità del debito. In sostanza chi farà investimenti e riforme avrà più tempo per ridurre il debito.
I prossimi passi
Per Gentiloni è "molto importante che la Commissione abbia messo sul tavolo una proposta. Ovviamente riteniamo sia molto buona ed equilibrata, ma allo stesso tempo coopereremo con gli Stati membri per colmare le differenze di opinione". Il testo è atteso già, almeno informalmente, all'Eurogruppo di Stoccolma dei prossimi giorni. L'Olanda, capofila dei cosiddetti "Paesi frugali", per bocca di un portavoce di governo "accoglie con favore" la proposta della Commissione Europea per riformare il quadro di governance economica dell'Ue e la "studierà. È importante sottolineare che le nuove norme dovrebbero portare a un'ambiziosa riduzione del debito e una migliore sostenibilità del debito per i Paesi fortemente indebitati, ad una migliore conformità alle regole e applicazione delle stesse, al rafforzamento dell'economia europea sostenuta da investimenti e riforme e a trasparenza e parità di trattamento".
Giorgetti: "Passi avanti ma andava escluso il Pnrr"
"Prendiamo atto della proposta della commissione sul nuovo patto di stabilità. È certamente un passo avanti ma noi avevamo chiesto con forza l'esclusione delle spese d'investimento, ivi incluse quelle tipiche del Pnrr digitale e green deal, dal calcolo delle spese obiettivo su cui si misura il rispetto dei parametri. Prendiamo atto che così non è". Così in una nota il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.