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Bini Smaghi: “Meno spazio ai paesi indebitati, negoziato difficile con Bruxelles”

(agf)
Intervista all'economista ex Bce sulle nuove regole del Patto di stabilità. "Chi non si adegua rischia di esporsi alla reazioni negative dei mercati"
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ROMA - "Detto in parole povere, si tratta di un commissariamento della politica di bilancio dei Paesi ad alto debito, in particolare dell'Italia". È aspro il giudizio di Lorenzo Bini Smaghi, economista e banchiere di scuola Bankitalia, sugli annunci di Gentiloni e Dombrovskis. "Non sarà un negoziato facile, a meno che i governi non accettino di cedere ulteriore sovranità fiscale alla Commissione".
Perché tanti timori?
"La Commissione sostiene che con il nuovo sistema vi è una maggiore titolarità politica dei governi nazionali perché a questi è data facoltà di indicare i percorsi pluriannuali di risanamento. In realtà, questi percorsi dovranno essere coerenti con le traiettorie tecniche fornite dalla Commissione stessa: se il Paese non si adegua viene messo automaticamente in procedura per disavanzo eccessivo. I mercati potrebbero reagire negativamente".
Quindi fine dell'autonomi…

ROMA - "Detto in parole povere, si tratta di un commissariamento della politica di bilancio dei Paesi ad alto debito, in particolare dell'Italia". È aspro il giudizio di Lorenzo Bini Smaghi, economista e banchiere di scuola Bankitalia, sugli annunci di Gentiloni e Dombrovskis. "Non sarà un negoziato facile, a meno che i governi non accettino di cedere ulteriore sovranità fiscale alla Commissione".
Perché tanti timori?
"La Commissione sostiene che con il nuovo sistema vi è una maggiore titolarità politica dei governi nazionali perché a questi è data facoltà di indicare i percorsi pluriannuali di risanamento. In realtà, questi percorsi dovranno essere coerenti con le traiettorie tecniche fornite dalla Commissione stessa: se il Paese non si adegua viene messo automaticamente in procedura per disavanzo eccessivo. I mercati potrebbero reagire negativamente".
Quindi fine dell'autonomia?
"Non c'è trasparenza sui criteri che verranno usati dalla Commissione per indicare le "traiettorie". Si sa che verrà effettuata un'analisi della sostenibilità del debito per decretare la plausibilità della riduzione. Ma questo strumento è molto complesso e poco trasparente: richiama al caso della Grecia del 2010-2012".

Addirittura?
"Le dirò di più. In queste condizioni, sarà difficile per un ministro dell'Economia preparare il Def, che non potrà essere modificato per quattro anni anche se cambia il contesto: ciò aumenta la rigidità del sistema. Si propone di passare da un sistema di regole flessibili a uno a discrezione stringente di Bruxelles: tutto dipenderà dalla capacità dei governi di interagire con la Commissione. Rischiano di esserci più tensioni tra la Ue e le capitali - in particolare Roma - perché non sono chiari i criteri di valutazione: il pericolo è di alimentare il risentimento nei confronti delle istituzioni europee".
Per la procedura di disavanzo cosa dobbiamo aspettarci?
"Niente di buono. La procedura scatta non solo se il debito non scende abbastanza rapidamente ma anche se il Paese non corregge gli squilibri macroeconomici attuando le riforme annunciate. L'Italia rischia di finire sotto procedura con eventuali sanzioni anche se riduce il disavanzo sotto il 3% del Pil".
È la "coerenza" chiesta dai tedeschi?
"Di certo la nuova proposta cerca di recepire le richieste tedesche indicando una riduzione del deficit dello 0,5% l'anno finché si raggiunge la soglia del 3, cosa che peraltro il Def già fa. Il problema è che tale riduzione non può essere indipendente dal ciclo economico: se l'anno prossimo l'economia mondiale rallenta, mantenere la stessa riduzione rischia di aggravare la situazione. Anche su questo la nuova proposta è peggiorativa".
Si giustifica così l'allarme suonato da Goldman Sachs e dalle agenzie di rating?
"Le agenzie rivedono periodicamente il rating dei vari paesi, in particolare quelli a più alto debito. Il Def è comunque rigoroso, anche se mancano ancora alcune indicazioni sulle coperture. Il debito si riduce di 3,5 punti in 4 anni, il minimo sindacale dato il livello iniziale. L'unica è continuare a dare messaggi chiari sulla determinazione del governo di continuare a ridurre il debito".