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Fisco e imprese, tra Bolzano e Agrigento "balla" un mese e mezzo di lavoro per pagare le tasse

La pressione fiscale calcolata dalla Cna a livello locale: si va dal 46,7% di Bolzano al 58% di Agrigento (la mappa). La media nazionale scende al 52,7% (-7,5 punti in un anno) grazie agli interventi su Irpef, Irap e deducibilità Imu. Il nodo dei valori catastali che determinano profonde diseguaglianze: "E' il grande assente della riforma fiscale"
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MILANO - Non una, ma tante pressioni fiscali sulle piccole imprese italiane. Si va dal 46,7% a Bolzano al 58% di Agrigento, sulla stessa identica realtà (la mappa). Se sotto le Alpi si lavora fino al 18 giugno per liberarsi dagli impegni col Fisco, in Sicilia si arriva al 30 luglio. Ecco la differenza che grava sulle piccole imprese italiane, data dal mix di tributi nazionali e locali. A tracciare il quadro è il rapporto "Comune che vai, Fisco che trovi" della Cna.

Nel complesso l'associazione artigiana traccia un miglioramento del quadro, grazie a un tris di interventi che hanno caratterizzato l'ultimo anno: revisione di scaglioni, aliquote e detrazioni Irpef con la manovra per il 2022; eliminazione dell'Irap per imprenditori individuali e autonomi; deducibilità totale dell'Imu dal reddito d'impresa. E così il Total tax rate misurato dalla Cna è sceso di 7,5 punti percentuali, mettendosi su una media nazionale del 52,…

MILANO - Non una, ma tante pressioni fiscali sulle piccole imprese italiane. Si va dal 46,7% a Bolzano al 58% di Agrigento, sulla stessa identica realtà (la mappa). Se sotto le Alpi si lavora fino al 18 giugno per liberarsi dagli impegni col Fisco, in Sicilia si arriva al 30 luglio. Ecco la differenza che grava sulle piccole imprese italiane, data dal mix di tributi nazionali e locali. A tracciare il quadro è il rapporto "Comune che vai, Fisco che trovi" della Cna.

Nel complesso l'associazione artigiana traccia un miglioramento del quadro, grazie a un tris di interventi che hanno caratterizzato l'ultimo anno: revisione di scaglioni, aliquote e detrazioni Irpef con la manovra per il 2022; eliminazione dell'Irap per imprenditori individuali e autonomi; deducibilità totale dell'Imu dal reddito d'impresa. E così il Total tax rate misurato dalla Cna è sceso di 7,5 punti percentuali, mettendosi su una media nazionale del 52,7%. Calcolato in "giorni di lavoro", significa che il momento della "liberazione" ha anticipato di 28 giorni, dal 7 agosto al 10 luglio.

La classifica delle tasse nei capoluoghi

Resta un'alta variabilità sul territorio, ha spiegato Claudio Carpentieri, responsabile delle politiche fiscali dell'associazione, presentando lo studio. Sotto la lente della Cna si posa una ipotetica piccola impresa media nazionale: cinque dipendenti, 430mila euro di ricavi e 50mila euro di reddito, con un laboratorio di 350 metri quadri e un negozio di 175. Questa ditta subisce un prelievo assai diverso a seconda di dove svolge la sua attività. In cima alla classifica dei capoluoghi di provincia con il regime più favorevole ci sono anche, in seconda posizione, Trento con il 47,9% e Gorizia con il 48,5%. Al fondo si piazzano invece, oltre ad Agrigento, Vercelli con il 57,1% e Biella con il 56,9%. Tra le principali città, Roma è in 83esima posizione con il 53,4% e Milano 24esima con il 51,3%.

Come si spiegano queste differenze? L'analisi si posa sui due estremi, per mostrare come si compone il diverso Total tax rate. Nel caso di Agrigento, pesa la tassazione degli immobili "molto elevata" (si stimano 9,848 euro su un laboratorio o negozio), compensata in parte dalla totale deducibilità della quota di Imu dal reddito d'impresa che "ha determinato la riduzione dell'imposta erariale Irpef pari a 6.852 euro ed un ammontare di contributi previdenziali pari a poco meno di 9.000 euro ed anche, in buona parte, delle imposte locali applicate sul reddito d'impresa, quali le addizionali regionale e comunale all'Irpef pari, rispettivamente, a 350 euro e 227 euro". A una maggiore incidenza del tributo locale fa da contrappeso, dunque, un minore tributo statale. Da considerare poi il ruolo della Tari, che nel caso specifico "sposta sui cittadini le inefficienze del Comune nella gestione dei rifiuti, in special modo dei rifiuti speciali per i quali l'impresa è tenuta a provvedere da sola allo smaltimento", annota la Cna. Su Bolzano, invece, gioca a favore degli artigiani una minore incidenza dell'Imu, un valore Tari più favorevole e l'assenza di addizionale comunale Irpef. Il contraltare della bassa tassazione locale sta in un livello di Irpef e contributi dovuti elevato, per il meccanismo delle minori possibilità di deduzione. Ma alla fine dei conti il risultato è favorevole.

Il nodo del catasto

A contribuire alle diseguaglianze c'è poi "l'estrema mutevolezza dei valori catastali" che si lega alla "estrema iniquità del sistema di tassazione degli immobili. Iniquità che diventa più pesante per gli immobili strumentali delle imprese, assoggettati ad Imu con aliquota massima o pressoché massima". La simulazione della Cna segnala che un laboratorio di valore commerciale di 250mila euro va da un valore catastale massimo di circa 633mila euro a Salerno, a quello più basso di Cuneo di circa 45mila euro. Anche per il negozio, sempre di valore commerciale di 250.000 euro, è presente una estrema variabilità. Si va dal valore più alto registrato a Cremona di circa 664 mila euro a quello più basso di Verona di circa di circa 139 mila euro. Con un'imposizione Imu molto pesante, la distinzione del valore catastale degli immobili dovuto alla marcata variabilità delle rendite catastali, diventa un fattore determinante per stabilire il primato della pressione fiscale locale sul reddito d'impresa. E' appena il caso di sottolineare, infatti, che il pagamento dell'Imu prescinde dalla realizzazione del reddito, pertanto a reddito costante basta un piccolo aumento per aumentare di molto il "Total Tax Rate"".

La delega e la riforma

E su questa critica si gioca anche il giudizio sulla riforma fiscale, con la delega presentata dal viceministro Maurizio Leo che ha parlato di "riforma ambiziosa" e di un obiettivo di "certezza e semplificazione" perché oggi "per districarsi in questo ginepraio ci vuole un rabdomante". Ragione per cui fa appello alla "convergenza: non esiste destra, centro e sinistra ma bisogna allineare il sistema ai principali Pasi Ue". Nel menu, Leo ha messo anche la necessità di "dare regole certe alle società di capitali quotate", che "devono essere tassate nello stesso modo di quelle non quotate: su quello dobbiamo intervenire".

Per la Cna sono apprezzabili alcuni aspetti: "la semplificazione ed il contrasto dell'evasione fiscale puntando alla "compliance" piuttosto che a misure repressive"; va verso una maggiore quità l'equiparazione della "no tax area" per le diverse tipologie di reddito, mentre ad ora è privilegiato quello da lavoro dipendente; si chiede di estendere anche alle imprese soggette ad Irpef (le più piccole, in contabilità semplificata) il vantaggio per chi lascia l'utile in azienda e lo reimpiega in investimenti o assunzioni. La "grande assente" è però la riforma del Catasto: "La tassazione sugli immobili, specialmente quelli produttivi delle imprese, sta diventando progressivamente sempre più importante" e "agganciare il valore catastale degli immobili (quello rilevante per la tassazione) al valore di mercato degli stessi, adesso completamente scollegato dal primo, è una priorità che avrebbe garantito un ulteriore spinta verso l'equità del prelievo fiscale sugli immobili". "Una riforma - sottolinea il rapporto - che in diverse delle misure finalizzate a raggiungere questi importanti obiettivi, va nella direzione da tempo disegnata dalla Cna nei precedenti rapporti, tuttavia migliorabile sotto diversi punti di vista".