Più donne nei consigli di amministrazione, ma salire alle cariche più alte di amministratore delegato o presidente resta un privilegio per pochissime. Concentrazione proprietaria più forte, con il ruolo degli investitori stranieri in ritirata. Così come in generale si è visto un 'depauperamento' della Borsa italiana, che tra delisting e trasferimenti all'estero ha perso 100 miliardi di società quotate. Sono i dati rilevanti che emergono dal rapporto Consob sulla coroporate governance e dalla ricognizione di Assonime presentata proprio all'Autorità.
Le donne crescono, solo il 2% ad
Continuano ad aumentare le donne nei cda delle società italiane, che raggiungono un nuovo record alla fine del 2022, ma sono ancora poche quelle ai vertici, nel 2% dei casi amministratrice delegata e nel 4% presidente. Dal Rapporto Consob "emerge la crescente diversità di genere, che a fine 2022 vede attestarsi al 43% la quota degli incarichi di amministratore delle società quotate esercitata da una donna, per effetto dell'applicazione della quota di genere dei due quinti dell'organo prevista dalla legge".
In generale gli amministratori hanno un'età media di 57 anni e sono raramente stranieri (in media il 5,6% del board, che sale all'11% per le imprese del Ftse Mib e al 26% per le società controllate da istituzioni finan- ziarie), quasi sempre laureati e con profilo manageriale nei due terzi dei casi. Gli amministratori family (azionisti di controllo o a essi collegati da legami familiari) rappresentano in media il 15,5% degli incarichi, che raggiunge quota 26% nelle società a controllo familiare.
Stato e famiglie in controllo
Se si guarda alla struttura azionaria, aumenta la concentrazione proprietaria nelle società quotate in Borsa, insieme alla presenza dello Stato, mentre diminuisce quella degli investitori istituzionali, in particolare esteri. Nel dettaglio, la quota del primo azionista delle quotate risulta in lieve aumento, raggiungendo in media il 49% dal 47,6% nel 2020, circa tre punti percentuali in più rispetto al 2011. La quota detenuta dal mercato è pari al 39% del capitale (40% nel 2020). Da notare che la partecipazione di controllo in media torna a superare la soglia del 50%, dal 49,3% al 51,4%.
In linea con gli anni precedenti, le famiglie continuano a essere i principali azionisti di riferimento, controllando il 63,4% delle imprese quotate (64% nel 2020), in prevalenza di minori dimensioni (incluse nell'indice Star o non incluse in alcun indice) e operanti nel settore industriale. Lo Stato e gli altri enti locali rappresentano l'azionista di riferimento nell'11,6% delle società, in prevalenza di maggiori dimensioni e appartenenti al settore dei servizi; la quota cresce dall'11,1% del 2020 e dal 10,5% del 2019, ed è superiore di quasi tre punti all'8,8% del 2011.
Cento miliardi andati
Un dato significativo sul rapporto con la Borsa è arrivatodalla presentazione del vice direttore generale di Assonime, Marcello Bianchi, in una slide intitolata "il depauperamento della Borsa Italiana": "Se consideriamo l'intero decennio 2013-2022, il saldo tra Ipo e delisting è negativo per circa 45 miliardi e il valore delle società che hanno trasferito all'estero la loro sede sociale è pari anche questo a circa 50 miliardi con un deflusso complessivo della dimensione italiana della Borsa pari a circa 100 miliardi".