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Enel, il Tesoro stringe sui soci. Covalis punta a un posto in cda

(reuters)
Cruciale Assogestioni per definire la composizione del consiglio di amministrazione. Gli azionisti cinesi (2%) non hanno chiaritose parteciperanno
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MILANO - Chi vincerà la sfida dell’assemblea Enel in cui 15 candidati presentati da tre liste differenti si contendono i nove posti in consiglio? Molto dipenderà da quanta parte del capitale parteciperà all’assise, nel 2020 era stato il 70%, quest’anno si saprà con precisione solo il 10 maggio, giorno dell’assemblea. Però, dopo l’arrivo dei giudizi da parte delle due società di proxy, Iss e Glass Lewis, si possono fare degli scenari abbastanza precisi.
Innanzitutto bisogna dire che il 44,2% del capitale dell’Enel è rappresentato da 11 azionisti tra cui il principale è il Tesoro con il 23,59%, e a seguire otto fondi da Blackrock con il 5% a Capital Group con l’1,1%. In mezzo al plotone dei fondi spicca la People Bank of China con il 2% e Banca d’Italia con l’1,2%. Al momento non è noto se i cinesi parteciperanno all’assemblea, se lo facessero Pechino potrebbe mette…

MILANO - Chi vincerà la sfida dell’assemblea Enel in cui 15 candidati presentati da tre liste differenti si contendono i nove posti in consiglio? Molto dipenderà da quanta parte del capitale parteciperà all’assise, nel 2020 era stato il 70%, quest’anno si saprà con precisione solo il 10 maggio, giorno dell’assemblea. Però, dopo l’arrivo dei giudizi da parte delle due società di proxy, Iss e Glass Lewis, si possono fare degli scenari abbastanza precisi.
Innanzitutto bisogna dire che il 44,2% del capitale dell’Enel è rappresentato da 11 azionisti tra cui il principale è il Tesoro con il 23,59%, e a seguire otto fondi da Blackrock con il 5% a Capital Group con l’1,1%. In mezzo al plotone dei fondi spicca la People Bank of China con il 2% e Banca d’Italia con l’1,2%. Al momento non è noto se i cinesi parteciperanno all’assemblea, se lo facessero Pechino potrebbe mettere lo zampino su una elezione che appare comunque più incerta delle precedenti.

Nel 2020 a sorpresa la lista di Assogestioni aveva battuto quella del Tesoro 51% a 49%, ma non vi furono sconvolgimenti perché in cda entrarono comunque i sei rappresentanti del Mef. Quest’anno è diverso perché oltre ai sei nomi indicati dal Tesoro (con Paolo Scaroni alla presidenza e Flavio Cattaneo ad) e ai tre scelti da Assogestioni (Dario Frigerio, Alessandra Stabilini e Mario Corsi), a scompaginare le carte è arrivata una terza lista. Il gestore lituano Zach Mecelis, attraverso il suo fondo Covalis, lunedì 17 ha indicato altri sei nomi, inserendo un possibile presidente (Marco Mazzucchelli), ma senza un possibile ad.

Un posto per Mazzucchelli


Covalis, con lo 0,63% di azioni Enel, ha criticato l’opacità della procedura con cui il Tesoro è arrivato a determinare la sua lista di maggioranza, non avendo interloquito con i fondi italiani e internazionali che nel loro complesso controllano circa il 56% del capitale di Enel, essendo il 17% circa stipato nei portafogli di piccoli risparmiatori. E Glass Lewis ha riconosciuto che le sue argomentazioni sono fondate, stupendosi del fatto che sui sei nomi del Tesoro ve ne sono due senza i requisiti di indipendenza (Scaroni e Cuccurullo), oltre all’ad. Ma sia Iss che Glass Lewis hanno concordato sul fatto che la lista che dà le maggiori garanzie agli investitori di minoranza sia quella di Assogestioni. Si sono invece divise sulla decisione del presidente da eleggere, a cui è riservata una votazione a parte. Iss consiglia di votare Scaroni, Glass Lewis Mazzucchelli poiché sarebbe meglio avere un presidente indipendente.


Che cosa può succedere il 10 maggio? È abbastanza probabile che la lista Assogestioni, essendo stata consigliata da entrambi i proxy, possa raccogliere ancora la maggioranza dei voti in assemblea. Molti fondi, infatti, specie i più piccoli, votano in automatico ciò che consigliano i loro consulenti. Il Tesoro, forte del suo 23,59%, dell’1,2% di Bankitalia, e di un plotoncino di soci italiani costituito da Cassa Forense (0,5%), Poste Vita, Anima, Fideuram, può arrivare al 30% del capitale e mettere una seria ipoteca sul secondo posto. Mentre la lista Covalis potrà piazzare nel cda almeno una persona, strappandola al Tesoro, solo se su di essa convergeranno i voti di almeno il 5% del capitale. Infine, per la presidenza appare favorito Scaroni in quanto su di lui convergeranno i voti sia del Tesoro sia dei fondi che seguono Iss.