Pressing Ue sul Mes, la via d’uscita dell’Italia “Serve una novità”
dal nostro inviato Claudio Tito , dal nostro inviato Claudio TitoSTOCCOLMA - "Il Parlamento si è espresso contro il Mes. Lo ha fatto formalmente con un atto votato con una maggioranza ampia. Per ratificarlo ci dovete consentire di illustrare alle Camere una situazione diversa. Si può discutere di questo?". Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, arrivato in ritardo alla riunione dell'Eurogruppo a Stoccolma a causa delle difficoltà emerse in Italia sull'approvazione del Def, ha dovuto subito fare i conti con il pressing europeo sulla ratifica del Mes. I partner comunitari non ne vogliono più sapere dei ritardi italiani. Adesso vogliono chiudere il cerchio.
Giorgetti ha cercato di stemperare il clima. Soprattutto ha tentato di spiegare cosa si può fare per una soluzione. Una sorta di exit strategy. Con una condizione ben precisa: serve una novità. Una mediazione, insomma, che proponga un elemento innovativo, non necessariamente legato allo stesso Meccanismo di Stabilità. …
STOCCOLMA - "Il Parlamento si è espresso contro il Mes. Lo ha fatto formalmente con un atto votato con una maggioranza ampia. Per ratificarlo ci dovete consentire di illustrare alle Camere una situazione diversa. Si può discutere di questo?". Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, arrivato in ritardo alla riunione dell'Eurogruppo a Stoccolma a causa delle difficoltà emerse in Italia sull'approvazione del Def, ha dovuto subito fare i conti con il pressing europeo sulla ratifica del Mes. I partner comunitari non ne vogliono più sapere dei ritardi italiani. Adesso vogliono chiudere il cerchio.
Giorgetti ha cercato di stemperare il clima. Soprattutto ha tentato di spiegare cosa si può fare per una soluzione. Una sorta di exit strategy. Con una condizione ben precisa: serve una novità. Una mediazione, insomma, che proponga un elemento innovativo, non necessariamente legato allo stesso Meccanismo di Stabilità. Ma che modifichi il contesto.
L'Italia è ormai l'unico Paese a non aver dato il via libera. Senza il quale il provvedimento non può diventare operativo. E al suo interno ci sono diverse misure da attivare in caso di crisi bancarie. Non si tratta soltanto del cosiddetto "Salva-Stati", ma di una cornice più ampia che riguarda in particolare gli istituti di credito. Per il centrodestra, però, che aveva in passato aspramente criticato Mes, adesso è difficile tornare indietro. Eppure rischia di diventare il nodo che sempre più si stringe intorno alle difficoltà del nostro Paese: dal Pnrr alla riforma del Patto di Stabilità fino ai balneari e a rischi che i titoli di Stato possano subire un marchio "nero". Perché la sostenibilità del nostro debito e la reputazione del governo di Roma restano due interrogativi ben presenti nei mercati. E sui cui Bruxelles e le cancellerie europee più influenti insistono quando l'esecutivo Meloni tira il freno a mano.
Così anche nell'incontro con la presidente della Bce, Christine Lagarde (che Giorgetti ha definito "costruttivo") sebbene il confronto sia partito dalla situazione economica, dagli ultimi risultati incoraggianti sulla crescita del Pil nel primo trimestre dell'anno e dall'invito di alcune agenzie internazionali a ridurre proprio gli acquisti di Btp, inevitabilmente il discorso è caduto anche sul Mes. "Ci sono stati appelli ricorrenti da parte dell'Eurogruppo - ha ricordato Lagarde - per il processo di ratifica che deve essere completato da tutti i Paesi. Penso che sarebbe un bene. Perché avere un backstop, in caso di difficoltà, servirebbe in realtà a tutti i Paesi che hanno ratificato". Il punto infatti è il "backstop", ossia la rete di protezione per le banche che, come ha detto il ministro dell'economia francese Bruno Le Maire, "offre tutele eque ed efficienti per tutti i membri".
Proprio per questo, è la posizione del governo italiano, "perché non pensare di introdurre elementi di novità ad esempio nell'Unione bancaria?". Un modo, insomma, per sottoporre al Parlamento una ratifica del Mes in un quadro nuovo e diverso. Non è un caso che Paolo Gentiloni, Commissario Ue agli affari economici, abbia sottolineato che "nei tempi e nei modi che il Governo e il Parlamento italiano decideranno, la ratifica italiana del Meccanismo europeo di stabilità non dovrebbe essere in discussione. È stata decisa più di due anni fa".
I tempi, però, non sono una variabile indipendente. Il direttore del Mes, Pierre Gramegna, ha chiarito esplicitamente che la ratifica deve intervenire "entro fine anno". E soprattutto, facendo indirettamente riferimento al debito italiano, è fondamentale per "rafforzare la fiducia degli investitori". La partita italiana dei conti è appena iniziata.