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Lavoro, tra vent'anni 6,9 milioni di persone attive in meno. Cgil: "Servono 150mila migranti l'anno in più"

Una immagine della protesta delle comunità dei migranti contro il decreto Cutro (agf)
I calcoli della Fondazione Di Vittorio. Il problema si riflette sulla sostenibilità delle pensioni. Tridico: "Dai migranti un saldo positivo di 6-7 miliardi l'anno. In venti anni rischiamo di avere un rapporto troppo vicino a uno tra un pensionato e un lavoratore attivo"
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Il ruolo dei migranti nell'Italia del futuro tiene banco, anche in vista della Festa del Lavoro del primo maggio. Due sono le considerazioni sul tavolo: la necessità di sostituire una popolazione che invecchia ed esce dalla forza lavoro. E, di conseguenza, la sostenibilità del nostro sistema pensionistico.

A corto di braccia

A dare la duplice dimensione dell'emergenza sono una riflessione della Cgil e una dell'Inps. Nel 2043, calcola la Fondazione Di Vittorio del sindacato, la popolazione in età da lavoro (15-64 anni) sarà inferiore di 6,9 milioni di persone rispetto ad oggi, e salirà il numero degli anziani di 4,8 milioni. Per contrastare "almeno parzialmente" questo fenomeno, l'attuale saldo migratorio dovrebbe aumentare di almeno +150 mila persone all'anno.

Il ruolo dei migranti nell'Italia del futuro tiene banco, anche in vista della Festa del Lavoro del primo maggio. Due sono le considerazioni sul tavolo: la necessità di sostituire una popolazione che invecchia ed esce dalla forza lavoro. E, di conseguenza, la sostenibilità del nostro sistema pensionistico.

A corto di braccia

A dare la duplice dimensione dell'emergenza sono una riflessione della Cgil e una dell'Inps. Nel 2043, calcola la Fondazione Di Vittorio del sindacato, la popolazione in età da lavoro (15-64 anni) sarà inferiore di 6,9 milioni di persone rispetto ad oggi, e salirà il numero degli anziani di 4,8 milioni. Per contrastare "almeno parzialmente" questo fenomeno, l'attuale saldo migratorio dovrebbe aumentare di almeno +150 mila persone all'anno.

"Un calo insostenibile - avverte il presidente della Fdv, Fulvio Fammoni - che se non contrastato con interventi immediati prospetterebbe un futuro di declino cui non ci si può rassegnare". Aggiunge la segretaria confederale Tania Scacchetti: "I dati rendono chiaro ed evidente che per affrontare i temi del calo demografico, degli effetti dello stesso sul mercato del lavoro e sul sistema di protezione sociale e della immigrazione sarebbe necessario e utile uscire dalla logica della propaganda che addirittura propone la necessità di proteggere l'identità italica e attivare una serie di interventi e misure che hanno bisogno di tempo, investimenti e di un deciso cambio del modello di sviluppo di questo Paese, a partire dal ruolo e delle condizioni del lavoro".

Le previsioni probabilistiche a vent'anni (2043) segnalano una riduzione della popolazione residente di oltre 3 milioni rispetto ad oggi, come risultato di una diminuzione dei più giovani (-903 mila) e delle persone in età di lavoro (-6,9 milioni) e di un aumento degli anziani (+4,8 milioni). Tutto questo, prosegue l'analisi, mentre il meccanismo che alimenta la crescita della popolazione "si è arrestato: il saldo naturale è negativo, mentre il saldo migratorio è positivo, ma del tutto insufficiente a compensare quello naturale. Un apporto aggiuntivo al saldo migratorio di 150 mila persone all'anno consentirebbe in vent'anni di mitigare la diminuzione della popolazione totale e ridurrebbe il calo previsto della popolazione attiva".

Il peso dei migranti per le pensioni

A queste considerazioni si aggiungono quelle sul sistema previdenziale che il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, ha ribadito a Omnibus, su La7. In prospettiva il gap demografico e tra entrate e uscite dal mercato del lavoro "produce meno occupati e più pensionati. In venti anni rischiamo di avere un rapporto troppo vicino a uno tra un pensionato e un lavoratore attivo. Noi dobbiamo invece avere un rapporto pari a 1,5 per stare su un crinale di sostenibilità", rimarca Tridico. Come evitare il collasso? Attraverso "una spinta forte verso la natalità e e l'occupazione di donne e giovani", dice il presidente dell'Inps. Oltre ai flussi migratori: "I Paesi ricchi hanno immigrati, anche perché i lavori a basso-medio reddito sono prevalentemente coperti da loro. E contribuiscono alla sostenibilità del sistema, perché sono prevalentemente lavoratori attivi", sottolinea.

Ancora una volta, sono i numeri a chiarire il concetto: "I migranti contribuiscono alla sostenibilità del sistema, perché sono prevalentemente lavoratori attivi. Oggi contribuiscono per circa 11 miliardi alla spesa pensionistica. E allo stesso tempo usufruiscono di prestazioni pensionistiche per circa 1,2 miliardi l'anno e prestazioni non pensionistiche per circa 3,3 miliardi l'anno. Quindi c'è un attivo a favore dell'Italia di 6-7 miliardi l'anno. Il loro contributo nel sistema è certamente positivo".