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Più voucher e contrattini: l’esercito dei precari toccherà un nuovo record

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Il governo risponde alle richieste delle aziende, un tempo determinato può durare 36 mesi senza causale. E per la stagione estiva largo ai tagliandi da 10 euro lordi all’ora, 7 euro e mezzo netti
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ROMA - Più voucher e contratti a termine, nel decreto Lavoro del Primo maggio. Il governo rilancia i mini jobs e l'occupazione flessibile, quella che non piace a sindacati, opposizione e nemmeno agli stessi lavoratori.

Il Cdm del Primo maggio

Il provvedimento sarà illustrato questa sera dal governo ai sindacati per essere approvato domani mattina da un Consiglio dei ministri fortemente voluto dalla premier Meloni nel giorno simbolico della Festa del lavoro. Dentro non c'è solo lo smantellamento del Reddito di cittadinanza. Ma anche l'allungamento a 24 mesi dei contratti a termine senza causale, cioè senza motivazione dell'assunzione. E l'uso più ampio dei voucher in alcuni settori del turismo. Cgil, Cisl e Uil parlano di "liberalizzazione" del precariato.

Gli occupati a tempo sono scesi da qualche mese un po' sotto il picco storico dei 3 milioni. Un record che la nuova "liberalizzazione" porterà a…

ROMA - Più voucher e contratti a termine, nel decreto Lavoro del Primo maggio. Il governo rilancia i mini jobs e l'occupazione flessibile, quella che non piace a sindacati, opposizione e nemmeno agli stessi lavoratori.

Il Cdm del Primo maggio

Il provvedimento sarà illustrato questa sera dal governo ai sindacati per essere approvato domani mattina da un Consiglio dei ministri fortemente voluto dalla premier Meloni nel giorno simbolico della Festa del lavoro. Dentro non c'è solo lo smantellamento del Reddito di cittadinanza. Ma anche l'allungamento a 24 mesi dei contratti a termine senza causale, cioè senza motivazione dell'assunzione. E l'uso più ampio dei voucher in alcuni settori del turismo. Cgil, Cisl e Uil parlano di "liberalizzazione" del precariato.

Gli occupati a tempo sono scesi da qualche mese un po' sotto il picco storico dei 3 milioni. Un record che la nuova "liberalizzazione" porterà a superare di slancio. Già ora in Italia, conferma Inps, quasi 8 contratti su 10 siglati ogni mese sono a termine. E il part-time involontario dilaga anche nei lavori stabili e tra le donne a livello record in Europa.

Cosa succede ai contratti a termine

Il lavoro precario "stride con gli obiettivi di crescita" del Paese, osservava ieri il presidente Mattarella. E anche con l'obiettivo dichiarato del governo di spingere la natalità. Eppure la direzione sembra quella. Il decreto Lavoro del governo Meloni cambia il decreto Dignità del 2018 (M5S-Lega), già derogato dal governo Draghi, ma per il tempo del post pandemia fino al 31 dicembre scorso. Si torna a quelle deroghe, allargandole. I primi 12 mesi di un contratto a termine rimangono senza causale. Prorogabili di altri 12 mesi in tre casi: se lo prevede il contratto collettivo nazionale, se le parti si accordano, per le sostituzioni.

Il secondo caso, lettera "b", in realtà si mangia il primo, lettera "a". E questo sia perché sono pochissimi i contratti nazionali che hanno disciplinato le causali. Sia perché tutte le imprese tenderanno a usare la lettera "b": l'accordo diretto col lavoratore, la parte debole, difficilmente in grado di contestare le "esigenze di natura tecnica, organizzativa o produttiva" prospettate dal datore. Specie nelle realtà piccole - il 95% delle aziende italiane ha meno di 9 addetti - e non sindacalizzate. È possibile poi anche l'ulteriore proroga fino a 36 mesi senza causale, ma deve essere stipulata presso la "direzione territoriale del lavoro competente per territorio". Questi 12 mesi in più esistono sin dal Jobs Act del 2015 che in totale arrivava a ben 48 mesi senza causali.

Tornano anche i voucher

Il governo Meloni sostiene che la richiesta di maggiore flessibilità viene dalle stesse imprese, specie quelle del comparto dei servizi, del commercio, del turismo, molto vicine al suo elettorato di riferimento. La stessa pressione che porta l'esecutivo a dilatare pure l'uso dei voucher. La bozza del decreto Lavoro contiene un ulteriore ritocco alla normativa del 2017 già pesantemente ampliata con la legge di bilancio di dicembre, soprattutto a favore di turismo, agricoltura, discoteche e night club. Qui si interviene a favore dei settori delle fiere, eventi, terme e parchi divertimento. Il massimale da spendere in voucher per le imprese di questi settori sale da 10 mila a 15 mila euro all'anno (la manovra l'aveva alzato da 5 a 10 mila euro). Il vincolo di dipendenti stabili oltre i quali c'è divieto di usare i voucher passa da 10 a 25 (la manovra l'aveva portato da 5 a 10).

Passettini non irrilevanti, se si tiene conto che un voucher retribuisce un'ora di lavoro con 10 euro lordi, 7,5 euro netti. E che un lavoratore non può prendere più di 2.500 euro all'anno da uno stesso datore e 5 mila euro da più datori. All'epoca del picco dei ticket - dai 535 mila del 2008 solo per i lavoretti saltuari ai 134 milioni del 2016 usati per pagare 1,8 milioni di lavoratori - i voucher erano la "nuova frontiera del precariato" perché mascheravano abusi di ogni tipo, nonostante la tracciabilità digitale: dai fuori busta, alla dipendenza mascherata, al nero. In dieci anni ne sono stati venduti 433 milioni in Italia, prima di essere di fatto aboliti dal governo Gentiloni nel 2017 per evitare il referendum promosso dalla Cgil di Susanna Camusso.

Il ricatto e i diritti

"Questa è la morte del lavoro stagionale", dice Tania Scacchetti, segretaria confederale Cgil. "Si voucherizza la stagione estiva e si impedisce a questi lavoratori di usufruire poi della Naspi perché il ticket non ha diritti, neanche quelli al sussidio di disoccupazione, né differenzia per livelli o competenza. Un cameriere è pagato 10 euro lordi come uno chef. La liberalizzazione dei contratti a termine a 24 mesi poi introduce di fatto l'individualizzazione della contrattazione. L'accordo tra datore e lavoro è alla stregua del ricatto".