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Investimenti, la carta di Asia e Messico per scommettere sugli emergenti

Vantaggi dalla fine della lotta al Covid e dalla riorganizzazione delle catene di approvvigionamento
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I Paesi asiatici più legati all'economia cinese, in accelerazione dopo aver archiviato la stagione Zero Covid, e il Messico, che beneficia dei cambiamenti strutturali nelle supply chain globali. Sono i mercati emergenti più interessanti secondo i gestori. Un settore di investimento con un potenziale interessante, in considerazione di tassi di sviluppo di gran lunga maggiori rispetto ai mercati maturi, ma da approcciare con cautela data l'elevata volatilità e i fondamentali non sempre solidi. Secondo le ultime previsioni del Fondo monetario internazionale, quest'anno le economie sviluppate dovrebbero crescere dell'1,3% contro il 3,9% di quelle emergenti, trainate dalla Cina, che ha archiviato il primo trimestre con un +4,5% nel confronto annuo dopo il +2,9% del quarto trimestre 2022. Questo spiega i flussi di investimento verso il debito dei mercati emergenti e crea una finestra di opportunità anche per i piccoli investitori, segnala Cosmo Zh…

I Paesi asiatici più legati all'economia cinese, in accelerazione dopo aver archiviato la stagione Zero Covid, e il Messico, che beneficia dei cambiamenti strutturali nelle supply chain globali. Sono i mercati emergenti più interessanti secondo i gestori. Un settore di investimento con un potenziale interessante, in considerazione di tassi di sviluppo di gran lunga maggiori rispetto ai mercati maturi, ma da approcciare con cautela data l'elevata volatilità e i fondamentali non sempre solidi. Secondo le ultime previsioni del Fondo monetario internazionale, quest'anno le economie sviluppate dovrebbero crescere dell'1,3% contro il 3,9% di quelle emergenti, trainate dalla Cina, che ha archiviato il primo trimestre con un +4,5% nel confronto annuo dopo il +2,9% del quarto trimestre 2022. Questo spiega i flussi di investimento verso il debito dei mercati emergenti e crea una finestra di opportunità anche per i piccoli investitori, segnala Cosmo Zhang, senior research analyst di Vontobel. Che guarda in particolare al Dragone, dopo la fine delle politiche restrittive per contrastare il Covid-19. "Anche dal settore immobiliare, che aveva creato preoccupazioni, arrivano segnali di stabilizzazione", aggiunge Zhang.

Invito alla prudenza

Apertura anche da parte di Amundi, che però invita alla prudenza: "I mercati emergenti mostrano rischi geopolitici/politici interni, ma intravediamo opportunità selezionate guidate dalla ripresa in Cina, valutazioni interessanti e utili in miglioramento", si legge in un report, che apre anche ai bond di quei Paesi, in particolare dell'India, pur avvertendo sulla necessità di seguire da vicino l'evoluzione dei rapporti tra Usa e Cina, che potrebbero destabilizzare le economie meno solide.Le differenti strategie di politica monetaria sono alla base delle valutazioni di David Raper, analista di Comgest. "L'aumento dei tassi più rapido e più concentrato della storia nei mercati sviluppati da 50 anni a questa parte sta impattando negativamente sul sistema finanziario e sulla crescita economica. Questo accresce il gap di competitività in favore dei Paesi emergenti, che invece si trovano a fare i conti con pressioni inflazionistiche più limitate". Anche in questo caso il focus è sulla Cina, attesa a una crescita del Pil del 5,2% nel corso dell'anno (secondo l'Fmi), "ma con possibilità di accelerazione, a fronte di un'inflazione e di tassi di interesse bassi", aggiunge Raper. Il quale vede prospettive interessanti anche per il Messico, che "sta iniziando a beneficiare dei cambiamenti nelle catene di approvvigionamento legati alla Cina e alla geopolitica. La delocalizzazione sta diventando un importante fattore positivo a lungo termine, come dimostra l'investimento da 5 miliardi di dollari di Tesla per la costruzione di un impianto di assemblaggio messicano", aggiunge Raper. Guarda con ottimismo agli emergenti anche Helen Jewell, deputy co-chief investment officer di BlackRock Fundamental Equities, "sia per una questione di valutazione dei titoli azionari, inferiore alle medie storiche, sia perché le banche centrali hanno margini maggiori delle economie sviluppate per sviluppare le rispettive economie, dato che per i primi i tassi al netto dell'inflazione sono positivi, mentre per i secondi negativi".

Quando si investe in valute differenti dall'euro occorre considerare anche la variabile del cambio. Il Big Mac Index, messo a punto dall'Economist per seguire l'evoluzione dei prezzi degli hamburger nelle varie aree del globo, indica una generale sottovalutazione delle divise emergenti rispetto alle medie di lungo periodo. Questo crea una finestra di opportunità, secondo Sammy Suzuki, co-cio strategic core equities di AllianceBernstein, il quale punta soprattutto sui Paesi che potranno beneficiare della riconfigurazione delle catene di approvvigionamento. Nutre particolare interesse per l'Asia, dalla Cina all'Indonesia, con quest'ultima che "sta riscontrando un crescente interesse da parte dei produttori mondiali di auto e componenti, attratti dalle abbondanti risorse naturali del Paese e dalla capacità di fornire input fondamentali per i veicoli elettrici, come il nichel e il rame". Oltre al Messico, che "beneficia della vicinanza agli Usa".

Quali sono i rischi

Detto delle opportunità, occorre anche considerare i rischi di puntare su economie per la loro natura più fragili e da mercati finanziari più volatili. "I mercati emergenti sono spesso vulnerabili alle oscillazioni dei tassi di cambio. Negli ultimi anni, per esempio, la forza della valuta Usa ha creato non poche difficoltà, rendendo meno competitivi i prodotti prezzati in dollari e influendo sulle condizioni di finanziamento per i Paesi e le aziende in via di sviluppo che presentano saldi negativi con l'estero", aggiunge Suzuki. Le complessità che caratterizzano questi mercati suggeriscono di evitare il fai da te, a meno di possedere competenze finanziarie davvero avanzate. Negli altri casi è possibile sottoscrivere quote di un fondo comune o di un Etf. La differenza principale riguarda il fatto che la prima categoria affida la movimentazione del portafoglio a un gestore professionale e per questa ragione prevede commissioni più elevate rispetto alla seconda, che ha un approccio passivo, di replica dei sottostanti. È possibile scegliere tra soluzioni in valuta locale o in valuta forte.