Nuovo Reddito, ecco come i beneficiari troveranno lavoro: piattaforma digitale e App
di Valentina ConteROMA - Dimentichiamo l'annoso problema italiano a incrociare domanda e offerta di lavoro. Arriva Siisl, il nuovo Sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa. Una piattaforma digitale del ministero del Lavoro in grado di fare quanto sin qui pareva impossibile: dialogare con Regioni e Centri per l'impiego, mettere in rete tutti i dati di chi è povero e cerca un posto, condividerli anche con le Agenzie private del lavoro, ospitare le offerte delle imprese. Siisl assumerà poi, almeno nelle intenzioni, anche un aspetto più amichevole: una App a portata di smartphone. Non è un sogno, ma il piano del governo Meloni per scomodare, come promesso, quanti sono sul divano del Reddito di cittadinanza.
Il primo maggio arriva l'erede del Reddito
Il sussidio, si sa, viene abolito dal primo gennaio 2024. Una parte degli attuali beneficiari lo perde già quest'anno, dopo sette mesi di fruizione come stabilito dalla legge di bilancio,…
ROMA - Dimentichiamo l'annoso problema italiano a incrociare domanda e offerta di lavoro. Arriva Siisl, il nuovo Sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa. Una piattaforma digitale del ministero del Lavoro in grado di fare quanto sin qui pareva impossibile: dialogare con Regioni e Centri per l'impiego, mettere in rete tutti i dati di chi è povero e cerca un posto, condividerli anche con le Agenzie private del lavoro, ospitare le offerte delle imprese. Siisl assumerà poi, almeno nelle intenzioni, anche un aspetto più amichevole: una App a portata di smartphone. Non è un sogno, ma il piano del governo Meloni per scomodare, come promesso, quanti sono sul divano del Reddito di cittadinanza.
Il primo maggio arriva l'erede del Reddito
Il sussidio, si sa, viene abolito dal primo gennaio 2024. Una parte degli attuali beneficiari lo perde già quest'anno, dopo sette mesi di fruizione come stabilito dalla legge di bilancio, perché definito occupabile ovvero tra 18 e 59 anni, senza figli minori, disabili e over 60 in famiglia. Il Consiglio dei ministri, convocato con valenza simbolica per il 1° maggio, è chiamato a varare nel decreto Lavoro l'erede del Reddito. Dopo le prime ipotesi - Mia, Gil, Gal, Pal - la scelta pare quella dell'Adi, l'Assegno di inclusione, per i non occupabili e di Sda, Strumento di attivazione, per gli altri. Nel caso dell'Adi gli importi sono identici al Reddito, parametrati ai 500 euro del singolo moltiplicati per la scala di equivalenza famigliare: al massimo si arriva a 1.150 euro al mese, se c'è un disabile, più 280 euro di affitto. Nel caso dello Sda sono 350 euro al mese dati al singolo a patto che si attivi e solo per i mesi in cui lo fa, ad esempio partecipando ad un corso di formazione.
Se dunque l'Adi dura 18 mesi, rinnovabile di altri 12 dopo un mese di pausa e senza una fine, lo Sda al massimo può durare 12 mesi e poi basta. Al di là dei risparmi di costo per lo Stato - a regime di almeno 3 miliardi all'anno - la riforma del governo Meloni punta tutto sullo stimolo al lavoro. Le due nuove misure si intrecciano, perché il maggiorenne nella famiglia povera sostenuta con l'Adi dovrà obbligatoriamente iscriversi al Centro per l'impiego ed essere disponibile a lavorare, sempre che non abbia altri problemi o carichi di cura. In questo caso prenderà i 350 euro da sommare all'Adi che incassa la sua famiglia. L'inverso però non avviene, almeno a leggere la norma. Chi è definito occupabile prende i 350 euro come fossero un rimborso spese che lo accompagna per il tempo in cui si attiva. Ma se non riesce, perché ha problemi sanitari o sociali ad esempio, perde lo Sda e basta.
La piattaforma chiave di tutto
La piattaforma Siisl è la chiave di tutto. Sia i poveri non occupabili che gli occupabili devono iscriversi alla piattaforma (o farlo fare a un patronato): passaggio essenziale per ricevere il sussidio sulla Carta di inclusione. Una sorta di "presa in carico" autonoma che equivale alla sottoscrizione del "patto di attivazione digitale" e che destina il richiedente verso i servizi sociali o i Centri per l'impiego. Gli occupabili devono anche firmare la "dichiarazione di immediata disponibilità a lavorare". E poi il "patto di servizio personalizzato" quando saranno convocati nei Centri: la via su misura verso il lavoro. Da quel momento entrando nella piattaforma Siisl il povero occupabile troverà l'offerta di lavoro tagliata su misura per il suo curriculum e inserita dall'azienda stessa che solo così può poi beneficiare della decontribuzione totale o parziale se lo assume. Nella App ci saranno anche proposte di formazione e di lavori socialmente utili. Se il soggetto non si attiva, perde i 350 euro. E non li può più richiedere.
A patto che tutto fili liscio e che sia possibile davvero dividere i poveri assoluti in occupabili e non occupabili in base a una definizione così rigida, il problema sono da sempre le offerte di lavoro. In Italia le aziende si affidano ad altri canali (informale, social, app specializzate) quando devono coprire una posizione. E il mismatch, il disallineamento tra domanda e offerta, esplode perché le imprese cercano competenze e specializzazioni che non trovano. E che difficilmente saranno soddisfatte dai profili di quanti oggi prendono il Reddito di cittadinanza, per lo più poco o nulla scolarizzati e lontano dal mondo del lavoro. In base poi alla riforma Meloni, l'offerta da non rifiutare può essere anche in tutta Italia se a tempo indeterminato o determinato sopra i 12 mesi. Entro 80 chilometri se sotto i 12 mesi. Non proprio la premessa per una buona riuscita della misura.
La persona è più sola
"Più che una svolta, siamo a una resa delle politiche attive", dice Maurizio Del Conte, docente di diritto del Lavoro alla Bocconi ed ex presidente di Anpal, l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. "Nella riforma non c'è nulla di attivo, si lascia la persona fondamentalmente da sola a iscriversi alla piattaforma e poi a consultarla per trovare un percorso. Qui parliamo di persone molto fragili, non consapevoli del loro skill gap, non in grado di orientarsi nel mercato della formazione, di scegliersi gli enti e di autoattivarsi. Questo percorso sembra immaginato per un giovane brillante che sa come muoversi sulle piattaforme e i vari provider di lavoro. Non è questo il caso purtroppo. Ma così rischiamo di perdere anche il tremo del Pnrr che finanzia il programma Gol".