Nelle assemblee spunta anche l’azionista fondo pensione
di Vittoria PuleddaFondi attivisti? Certo, ma anche più semplicemente fondi attivi. Investitori istituzionali, sinonimo di mercato in senso lato (ci sono anche le casse previdenziali, e i fondi pensione...), che sempre più frequentemente decidono di far sentire la loro voce. I primi a organizzarsi, da tempo, sono stati i fondi comuni, sotto il cappello di Assogestioni. Queste liste raccolgono quasi sempre il plauso dei proxy advisor e i voti del mercato, ma allargando sempre più il loro raggio di azione qualche distinguo inevitabilmente comincia ad esserci. In qualche caso gruppi di investitori istituzionali/fondi hanno presentato liste proprie - per esempio per il rinnovo del cda di Leonardo e di Enel - e sul gruppo dell'aerospazio i proxy si sono espressi a favore del fondo Greenwood piuttosto che di Assogestioni, mentre per il rinnovo del consiglio del Banco Bpm i proxy advisor hanno dato pareri divergenti sulla lista Assogestioni (pro Iss, mentre Glass Lewis ha consigliato l…
Fondi attivisti? Certo, ma anche più semplicemente fondi attivi. Investitori istituzionali, sinonimo di mercato in senso lato (ci sono anche le casse previdenziali, e i fondi pensione...), che sempre più frequentemente decidono di far sentire la loro voce. I primi a organizzarsi, da tempo, sono stati i fondi comuni, sotto il cappello di Assogestioni. Queste liste raccolgono quasi sempre il plauso dei proxy advisor e i voti del mercato, ma allargando sempre più il loro raggio di azione qualche distinguo inevitabilmente comincia ad esserci. In qualche caso gruppi di investitori istituzionali/fondi hanno presentato liste proprie - per esempio per il rinnovo del cda di Leonardo e di Enel - e sul gruppo dell'aerospazio i proxy si sono espressi a favore del fondo Greenwood piuttosto che di Assogestioni, mentre per il rinnovo del consiglio del Banco Bpm i proxy advisor hanno dato pareri divergenti sulla lista Assogestioni (pro Iss, mentre Glass Lewis ha consigliato la lista del cda uscente).
Il fondo pensione metalmeccanici
"Quello che abbiamo visto finora mostra una vivacità da parte degli investitori istituzionali superiore alla media - conferma Dario Trevisan, avvocato specializzato in corporate governance - e conferma che ovunque hanno una presenza importante si fanno sentire. Il Covid non ha interrotto questo trend, che rappresenta l'espressione del mercato; con una grande attenzione in particolare sui temi della remunerazione". I dati raccolti da Consob, nella sua Relazione sulla corporate governance, sono una conferma: nelle assemblee del 2022 il 37% degli investitori istituzionali presenti alle assemblee ha votato contro sulle politiche di remunerazione. Poi c'è la "novità" di Cometa. Il fondo pensione dei metalmeccanici, il primo a partire con la riforma della previdenza complementare e il più grande (ha un patrimonio di 13 miliardi di euro e 450 mila iscritti) ha deciso di partecipare attivamente alle assemblee delle società in cui ha partecipazioni azionarie. E per quanto con quote a volte simboliche a livello di capitale sociale delle quotate, vuole far sentire la sua voce: a fine aprile aveva già preso parte a circa 80 società in tutto il mondo (ha anche votato contro la rielezione di Tim Cook all'Apple, tanto per fare un esempio) e vuole continuare su questa strada. Tanto che ha ingaggiato Frontis, terzo proxy advisor attivo sui mercati, perché fornisca al fondo pareri motivati su come votare, sulla base di una serie di parametri etici, ambientali e di rispetto dei diritti sindacali e del lavoro indicati a priori da Cometa. Sulle società italiane ha preso posizione, spesso critica, su Campari, Unicredit, Stellantis, Cnh, Iveco e Ferrari, mentre all'estero ha già partecipato alle assemblee di colossi come Siemens, Abb, grandi gruppi bancari (dal Santander a Bbva). "Abbiamo cominciato nel 2022 sulle pari opportunità, ma ora abbiamo ampliato il raggio di azione a tutti i temi sensibili, in sintonia con i valori del nostro contratto di categoria - spiega Riccardo Realfonzo, presidente del Fondo Cometa - dalla trasparenza nella governance alla presenza di consiglieri indipendenti, dal rispetto dei diritti sindacali alla sicurezza dei lavoratori, sino alla tutela dell'ambiente". I propositi sono di alzare ancor di più l'asticella: "L'obiettivo, nel futuro, sarà presentare liste di minoranza nei casi in cui lo riterremo opportuno - spiega - e poi promuoveremo cordate e azioni di engagement per mettere alle strette le società che non funzionano; fino al passo estremo del disinvestimento".
Ormai mancano quasi solo le assemblee delle grandi aziende di Stato, dove il dissenso degli istituzionali per le liste è stato già manifestato. Dove il voto si è già espresso il segnale è chiaro, in particolare sulle politiche di remunerazione. Vicende specifiche - il braccio di ferro del socio francese Vivendi all'interno di Tim, i nomi che convincono poco nelle partecipate di Stato, i record nelle remunerazioni dei banchieri - hanno certamente il loro peso. Ma non esauriscono la voglia di far sentire la propria voce - critica - sulla vita societaria. A Unicredit la relazione sulla politica di remunerazione ha ricevuto voti contrari per il 29,63% del capitale presente (il capitale complessivo era il il 68,5%); risultato analogo per il voto sul sistema incentivante di gruppo (27,94% di "no"). Insomma, i 9,75 milioni massimi di remunerazione ad Andrea Orcel superano il fuoco di sbarramento dei fondi, ma il dissenso resta. Ancor più netto il dissenso a Tim, dove sulla politica dei compensi corrisposti, consuntivo 2022, il 37,9% del capitale ha votato contro o si è astenuto; dunque, contro lo stipendio di Pietro Labriola si è impuntata Vivendi, ma non solo.
L'altro modo di guardare - e di puntare - alla buona governance è la presenza di voci indipendenti e autorevoli, nei consigli. "Non c'è un numero ottimale di indipendenti nei cda, ma il valore dell'indipendenza e della diversità di competenze e di punti di vista è fondamentale per il buon funzionamento di un consiglio - sottolinea Alessandro Carretta, professore all'Università di Roma Tor Vergata e presidente di Nedcommunity, l'associazione che raccoglie 650 amministratori non esecutivi e indipendenti - nelle società quotate sono stati compiuti numerosi passi avanti, mentre nelle piccole e medie imprese, nella maggior parte non quotate, ci sono ancora margini importanti di miglioramento. Almeno un consigliere indipendente dovrebbe esserci, anche fuori dal listino".