✕

Idrogeno verde, Capozzoli (H2Energy): "Nel Pnrr i fondi polverizzati in troppo progetti. E le aree dismesse non sono adatte a queste infrastrutture"

Uno dei laboratori di H2Energy 
Intervista a uno dei fondatori dell'impresa italiana che ha presentato alla Fiera di Hannover il primo elettrolizzatore costruito in Italia (la macchina per trasformare le energie rinnovabili in idrogeno verde)
2 minuti di lettura

ROMA - “Il nostro collo di bottiglia sono le autorizzazioni bloccate delle Regioni: non si può produrre idrogeno verde in Italia se mancano le rinnovabili”.  Saro Capozzoli è tra i fondatori di H2Energy, l’azienda italiana, nata tre anni fa, che ha presentato pochi giorni fa alla Fiera della Tecnologia Industriale di Hannover la propria tecnologia innovativa per produrre idrogeno verde. H2Energy ha già attivato un impianto produttore di elettrolizzatori, le macchine che generano il combustibile green. E ha anche partecipato con successo a molti dei bandi del Pnrr per la transizione energetica.

I progetti Pnrr sull’idrogeno verde sono tra quelli che il governo si sta preparando a ridurre perché per alcuni “non c’è mercato”. Come se lo spiega?

“L’impostazione iniziale del Recovery era ottima. Poi però si è deciso di spezzettare i fondi in troppi progetti da 15-20 milioni ciascun…

ROMA - “Il nostro collo di bottiglia sono le autorizzazioni bloccate delle Regioni: non si può produrre idrogeno verde in Italia se mancano le rinnovabili”.  Saro Capozzoli è tra i fondatori di H2Energy, l’azienda italiana, nata tre anni fa, che ha presentato pochi giorni fa alla Fiera della Tecnologia Industriale di Hannover la propria tecnologia innovativa per produrre idrogeno verde. H2Energy ha già attivato un impianto produttore di elettrolizzatori, le macchine che generano il combustibile green. E ha anche partecipato con successo a molti dei bandi del Pnrr per la transizione energetica.

I progetti Pnrr sull’idrogeno verde sono tra quelli che il governo si sta preparando a ridurre perché per alcuni “non c’è mercato”. Come se lo spiega?

“L’impostazione iniziale del Recovery era ottima. Poi però si è deciso di spezzettare i fondi in troppi progetti da 15-20 milioni ciascuno, risorse non sufficienti. Sarebbe stato meglio scegliere quattro-cinque aree e spendere lì tutti i soldi disponibili. Si è scelto di darne un po’ a tutti, ma è stato un errore. E si è sbagliato anche nell’indicare le aree dove costruire gli impianti per la produzione di idrogeno”.

Perché?

“Perché le aree dismesse sono scollegate. E invece l’idrogeno serve vicino ai porti, sulle strade. Al momento trasporto e stoccaggio costano moltissimo. Inoltre i bandi avevano scadenze troppo ravvicinate: quelli per le aree dismesse sono stati pubblicati tra il 3 e il 10 gennaio di quest’anno, e c’era tempo per fare domanda fino al 25 di febbraio, un mese appena, troppo poco. Molti non sono riusciti a partecipare”.

E voi?

“Abbiamo partecipato a una trentina di progetti”.

Per finanziare gli impianti di produzione sono stati appena stanziati 450 milioni del Pnrr. Sono risorse sufficienti?

“La Germania ultimamente sta investendo 50 miliardi l’anno. Arriveremo con molto ritardo rispetto agli altri Paesi europei”.

Ma quali sono i vantaggi dell’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili?

“Questa tecnologia ci permetterà presto di ridurre i costi di produzione del 50%. E se riusciremo a produrlo da soli, ci renderà autonomi dalla Cina, dalla Russia, dai Paesi africani e dai Paesi arabi perché non saremo più dipendenti dal metano né dalle batterie delle auto elettriche. Che tra l’altro non si può pensare di utilizzare sui mezzi pesanti. Un Tir con due bombole può fare mille chilometri di strada”.

Nel nostro Paese però ancora la produzione da rinnovabili non è abbastanza alta da supportare anche la produzione di idrogeno verde.

“Il nostro collo di bottiglia sono le autorizzazioni bloccate dalle Regioni per i nuovi impianti. Noi stiamo acquisendo una struttura a Trieste, abbiamo un progetto con Mitsubishi. Ma stiamo andando con i piedi di piombo perché mentre nel Nord Europa si investe molto, da noi ci sono troppe preoccupazioni. Nel Baltico ci sono le pale eoliche in mezzo al mare, da noi ogni volta che si cerca di fare un parco eolico o solare ci sono le proteste per la tutela del paesaggio”.