L’inflazione si è insinuata nell’economia e nella vita delle famiglie
di Eugenio OccorsioL'inflazione è entrata nella fase 2. L'imprevisto rialzo in aprile dopo sei mesi di "free fall" (+7% nell'eurozona contro il 6,9 di marzo, l'8,3 in Italia dopo il 7,6% di marzo), e una serie di segnali analoghi in America dove mercoledì sarà pubblico il dato di aprile (che si teme nuovamente in salita) "indica che l'inflazione si è insinuata nelle nostre vite e non ci resta che accettarla", spiega da Berkeley il Nobel 2021, David Card. "Sono superati i fattori che l'avevano provocata: le spese degli americani super-sovvenzionati in pandemia, gli eccessi di aumenti retributivi peraltro riservati solo a una minima parte del mondo del lavoro, le strozzature nelle supply-chain. E in Europa si sono allentati i rincari energetici. Eppure l'inflazione resiste tenacemente: visto che di aumenti salariali non si parla, a spingerla sono i profitti delle aziende. Non per tutti l'inflazione è un guaio"…
L'inflazione è entrata nella fase 2. L'imprevisto rialzo in aprile dopo sei mesi di "free fall" (+7% nell'eurozona contro il 6,9 di marzo, l'8,3 in Italia dopo il 7,6% di marzo), e una serie di segnali analoghi in America dove mercoledì sarà pubblico il dato di aprile (che si teme nuovamente in salita) "indica che l'inflazione si è insinuata nelle nostre vite e non ci resta che accettarla", spiega da Berkeley il Nobel 2021, David Card. "Sono superati i fattori che l'avevano provocata: le spese degli americani super-sovvenzionati in pandemia, gli eccessi di aumenti retributivi peraltro riservati solo a una minima parte del mondo del lavoro, le strozzature nelle supply-chain. E in Europa si sono allentati i rincari energetici. Eppure l'inflazione resiste tenacemente: visto che di aumenti salariali non si parla, a spingerla sono i profitti delle aziende. Non per tutti l'inflazione è un guaio".
La novità è in due grafici, America ed Eurozona. Ognuno include due andamenti: l'inflazione complessiva "nominale" e quella "core" (che l'Istat chiama "componente di fondo") che non comprende i beni energetici (e qualche alimentare) considerati volatili e perciò poco rappresentativi. Storicamente, l'inflazione core è più bassa di quella nominale, gonfiata appunto dalla componente energia. Ora la situazione si è invertita: in America il dato "core" è diventato più alto di quello nominale, anche in Europa i valori si sono avvicinati. "Non è un gioco fra accademici, serve alle banche centrali per graduare con la giusta misura gli aumenti dei tassi", chiarisce Marcello Messori, economista della Luiss. Entrambi gli indici si impennano all'inizio del 2021 sulla spinta dei rincari dell'energia, fino ai massimi: giugno 2022 negli Usa con il 9,1%, ottobre 2022 nell'area euro con il 10,6% (11,8% in Italia). L'indice core invece non ha mai superato il 6%, senonché ora non vuole saperne di scendere mentre quello nominale - salvo gli scossoni dell'ultimo mese - starebbe imboccando la via del ribasso.
L'inflazione è ovunque
"È la prova che gas o petrolio non c'entrano più con l'inflazione", conferma Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. "Il gas, dopo i record di agosto con 339 euro al megawattora, è tornato sotto i 40 come all'inizio del 2021. Rispetto a 12 mesi fa è sceso del 30%". Aggiunge l'economista Innocenzo Cipolletta: "L'inflazione si è insinuata in ogni ganglio dell'economia. È cominciata con i prezzi di gas, carburanti, commodity agricole, fertilizzanti: le imprese hanno alzato i listini per i maggiori costi di trasporti, materie prime, energia. I costi ora scendono ma è arduo che la redistribuzione si avvii sulla via opposta, cioè che scendano anche i prezzi". Tutto questo riguarda l'inflazione 1.0: la storia di quella 2.0 è da scrivere ed è ancora più amara per i ceti meno abbienti. L'economista tedesco Daniel Gros sta preparando un dossier per il Parlamento europeo sul rapporto fra inflazione e diseguaglianze: "I danni sono maggiori in Italia che nel resto d'Europa - spiega - Per esempio le popolazioni nordiche vivono in case in affitto, e gli affitti non sono indicizzati. In Italia invece molti hanno da pagare un mutuo che è, esso sì, indicizzato e ha riservato sorprese amarissime".
Il think-tank Bruegel ha dimostrato che, considerando il 20% di famiglie più ricche e il 20% più povere, l'inflazione se in Italia è del 10% pesa per il primo gruppo per il 9% e per il secondo per il 20%, più del doppio. Anche l'Istat certifica mese dopo mese che l'inflazione grava sui meno abbienti, colpiti nelle spese ineliminabili: nell'ultimo anno la voce "abitazione, acqua, elettricità e combustibili" è salita del 16,9% malgrado le quotazioni al ribasso, quella "alimentari e bevande analcoliche" del 12,6%. La speculazione gioca la sua parte. Altrettanto devastanti sono le conseguenze sul credito, con ricadute sugli investimenti, che infatti sono in calo: "A essere minacciata è la stabilità del sistema, come prova la catena di banche americane a un passo dal fallimento", spiega Brunello Rosa della London School of Economics. "Le debacle bancarie, anche in Europa, hanno origini diverse ma sono accomunate dalla crisi di fiducia che è una tipica conseguenza di una perdurante inflazione. È diventato chirurgico il lavoro delle banche centrali, alla ricerca del delicato equilibrio fra stabilità dei prezzi e solidità finanziaria".
La lotta del sindacato
Per non restare col cerino in mano, il sindacato si prepara con sorprendente ritardo a una stagione di lotta dura. "Vorremmo più cooperazione da parte del governo ma si va nella direzione opposta", dice Gianna Fracassi, vice segretaria vicaria della Cgil. Anche Confindustria cerca di vederci chiaro, e ha realizzato uno studio che indica i settori più vulnerabili ai rincari all'origine, da materia prima e da semilavorati: gli apparecchi elettrici dipendono per il 62% dei costi da beni intermedi che a loro volta hanno incamerato inflazione, le auto per il 59%, il comparto gomma-plastica per il 55%, la farmaceutica per il 48. La dipendenza diretta dall'energia è ridotta al minimo: 11% la metallurgia, 3% il farmaceutico, 4% la gomma, l'1% le auto. Intanto gli economisti, di fronte alle polemiche affinano gli strumenti per depurare l'inflazione da elementi volatili e stabilire il giusto livello dei tassi. È nato l'indice core-core: i viaggi fanno parte del core ma non i pacchetti all included perché le agenzie nell'impacchettare aereo, albergo, gite, aggiungono alla somma un rincaro che non c'è. Elementi come questo non aiutano a veder chiaro sulle dinamiche future dei prezzi. Insomma, quanto durerà l'inflazione? "Finché non si troverà il modo di controllare i profitti", insiste il professor Card, che verrà in Italia a inizio giugno a illustrare i suoi studi in due occasioni, il Festival internazionale dell'economia di Torino e i "Futura colloquia" dell'Istituto Iseo, fondato da Franco Modigliani in provincia di Brescia.
Suggerisce Francesco Saraceno, economista di SciencesPo: "Occorre guardare fattori oggettivi come le aspettative per il medio termine". Ma come si fanno a rendere oggettive le aspettative? "Con due indicatori: il consensus fra gli economisti, monitorato dai centri studi specializzati, e le caratteristiche degli strumenti di risparmio, dai bond ai fondi d'investimento: molti presentano tassi calanti dopo i primi uno-due anni, segno che malgrado tutto ci si aspetta un'inflazione in calo". Non resta che sperare che questa scuola economica abbia ragione: per ora, l'inflazione ha ripreso a salire e i rialzi dei tassi proseguono.