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Il muro Usa contro le auto degli altri

Washington stringe le maglie sulle vendite delle quattro ruote elettriche. L'obiettivo è tenere alla larga i cinesi, ma gli effetti pesano anche sulle case europee
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Un muro solido e che si rafforzerà di anno in anno per tenere il più possibile fuori dal mercato Usa tutte le auto elettriche non "made in Usa". Mentre Bruxelles cerca di trovare un accordo per non far rimanere fuori gioco la Ue, a Washington si stringono ancora le maglie del protezionismo sulle quattro ruote a batteria. Effetto delle regole dell'Inflation Reduction Act (Ira) volute dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Un sistema che non vieta la vendita, ma prevede che solo un gruppo ristretto di vetture possano beneficiare di un credito fiscale fino a 7.500 dollari. Traguardo che si raggiunge grazie a una serie di criteri incrociati: assemblaggio negli Stati Uniti e rispetto di percentuali, che diventeranno sempre più stringenti, sulle materie prime e sui componenti che formano le batterie. Obiettivo? Tenere alla larga i prodotti cinesi, che siano accumulatori da montare sulle auto o veicoli fatti e finiti. Così facendo, però, …

Un muro solido e che si rafforzerà di anno in anno per tenere il più possibile fuori dal mercato Usa tutte le auto elettriche non "made in Usa". Mentre Bruxelles cerca di trovare un accordo per non far rimanere fuori gioco la Ue, a Washington si stringono ancora le maglie del protezionismo sulle quattro ruote a batteria. Effetto delle regole dell'Inflation Reduction Act (Ira) volute dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Un sistema che non vieta la vendita, ma prevede che solo un gruppo ristretto di vetture possano beneficiare di un credito fiscale fino a 7.500 dollari. Traguardo che si raggiunge grazie a una serie di criteri incrociati: assemblaggio negli Stati Uniti e rispetto di percentuali, che diventeranno sempre più stringenti, sulle materie prime e sui componenti che formano le batterie. Obiettivo? Tenere alla larga i prodotti cinesi, che siano accumulatori da montare sulle auto o veicoli fatti e finiti. Così facendo, però, si tengono alla larga tutte le vetture, anche quelle di Case europee. I criteri aggiornati ad aprile, che hanno prodotto una nuova lista di auto ammesse, hanno penalizzato soprattutto le tedesche, oltre alle giapponesi e sud coreane.

Il meccanismo negli States

Per il 2023 almeno il 40% del valore dei minerali rari deve essere estratto o lavorato in Usa, o in uno dei Paesi con cui c'è un accordo di libero scambio. Oppure riciclato in Nord America. Nell'elenco dei Paesi favoriti con accordi di libero scambio con gli States compaiono , per fare qualche esempio, l'Australia, oppure il Giappone, la Corea del Sud, Israele, Messico, Canada e Marocco. Nazioni che però entrano in gioco solo sulle percentuali di materie prime rare delle batterie, come il litio o il cobalto. Quota che aumenterà del 10% all'anno fino al tetto massimo dell'80% nel 2027. Per i componenti della batteria gli accordi con i Paesi di libero scambio non valgono.

Per il 2023 è previsto che il 50% del valore complessivo dell'accumulatore sia prodotto o assemblato in Nord America. Percentuale che sale al 60% per il 2024 e 2025 e poi fino al 100% nel 2029. Se vengono rispettati i due criteri, chi acquista ha diritto a un credito fiscale di 7.500 dollari. Nel caso sia valido solo il primo, il bonus scende a 3.750 dollari. L'Ira fissa un prezzo di listino, per godere dell'incentivo, non superiore a 80 mila dollari per Suv e pick-up e a 55 mila dollari per berline o station wagon. Tetto che elimina dai giochi altri modelli sul mercato. La famiglia di chi compra non può avere un reddito superiore ai 300 mila dollari. Elementi definiti dal ministero del Tesoro Usa. "L'Inflation Reduction Act è un atto che sta abbassando i costi per i consumatori americani. Permette di costruire una solida base industriale statunitense, creando posti di lavoro, rafforzando le catene di approvvigionamento e dell'energia, migliorando la sicurezza nazionale", ha detto il segretario al Tesoro Janet Yellen.

La nuova lista

Dal 18 aprile la lista di auto elettriche e ibride plug-in finanziabili è stata rivista. Una serie di modelli Bmw, Nissan, Rivian, Hyundai, Volvo sono fuori. Volkswagen è riuscita a recuperare una posizione con la ID4 in zona Cesarini. La Model 3 di Tesla e i mezzi Ford e Stellantis hanno ora diritto a metà incentivo.
Investimenti negli Usa Situazione che ha già portato alcuni marchi a dare la priorità agli investimenti in Usa, vedi la Volkswagen rispetto alla gigafactory. La Hyundai sta costruendo un impianto da 5,5 miliardi di dollari in Georgia per assemblare veicoli elettrici e produrre batterie dal 2025. Anche Bmw sta investendo 1,7 miliardi di dollari per costruire auto e batterie.

Al bando la Cina dal 2024

I veicoli che contengono parti di batteria provenienti da "un'entità straniera di interesse" non rientreranno nei crediti dal 2024. E dal 2025 la clausola riguarderà anche i minerali rari. La lista dei Paesi verrà definita, ma includerà di sicuro la Cina, oltre forse a Russia, Iran e Corea del Nord. "Il rafforzamento delle nostre catene di approvvigionamento per i minerali critici è vitale per la crescita dell'economia dell'energia pulita data l'altissima concentrazione del controllo cinese sulla lavorazione dei minerali critici a livello globale", ha detto Lily Batchelder, assistente segretaria del Tesoro.

La reazione del Dragone

I colossi cinesi pensano a come rientrare in partita: costruire fabbriche negli Usa, stringere rapporti con partner a stelle e strisce o Paesi che abbiano rapporti con gli States. La cinese Gotion High-Tech Co vorrebbe realizzare una fabbrica di componenti nel Michigan. Progetto entrato in crisi per l'opposizione politica. Sempre in Michigan la Ford vorrebbe aprire una fabbrica di batterie insieme al gruppo Catl.

Il dominio cinese

La Cina rimarrà il più grande mercato per le auto elettriche e manterrà una posizione dominante. A dirlo è l'edizione 2023 del Global Vehicle Outlook dell'Agenzia Internazionale sull'Energia (Iea). Oggi circolano 26 milioni di auto elettriche, con un balzo del 60% rispetto al 2021. Il 70% sono elettriche pure. Nel 2022 ne sono state vendute 10 milioni e nel 2023 saranno 14 milioni con una crescita del 35%. Il direttore esecutivo dell'Iea, Fatih Birol, sottolinea che "i veicoli elettrici sono una delle forze trainanti della nuova economia energetica globale e stanno determinando una trasformazione storica dell'industria automobilistica con implicazioni significative per la domanda globale di petrolio. Al 2030 verrà la necessità di almeno 5 milioni di barili al giorno di petrolio".

Il grosso delle vendite di elettriche si concentra in Cina (60%), Europa e Stati Uniti, che hanno registrato un balzo rispettivamente del 15% e 22% nel 2022. "Gli ambiziosi programmi politici nelle principali economie, come il pacchetto Fit for 55 nell'Unione Europea e l'Inflation Reduction Act negli Stati Uniti - sottolinea Iea - aumenteranno la quota di mercato dei veicoli elettrici in questo decennio e oltre. Al 2030, la percentuale media di auto elettriche sul totale delle vendite in Cina, Ue e Usa dovrebbe salire a circa il 60%".