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L’inflazione dagli Usa al Far East

Di chi è la colpa dell'esplosione dei prezzi? Delle incertezze della Fed, degli eccessi degli stimoli di Biden? I rialzi ravvicinati dei tassi causeranno una recessione globale? Le risposte a queste domande avranno un impatto decisivo sulle elezioni Usa, e quindi sul futuro del pianeta
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Di chi è la colpa? Del destino, che con gli effetti del Covid ha reso inevitabile l'inflazione? Della Federal Reserve, che non ha capito la gravità di quanto stava accadendo e non si è mossa per tempo? Del presidente Biden, che inondando gli Stati Uniti di stimoli per garantire la tenuta dell'economia ha finito per accendere il fuoco sotto ai prezzi? Della guerra in Ucraina, che ha fatto salire i costi di energia e alimentari? Ma soprattutto, quali saranno le conseguenze di lungo termine? L'impennata dell'inflazione sarà ancora presente nelle nostre vite durante la campagna del prossimo anno per la Casa Bianca, oppure sarà solo un brutto ricordo? E i rialzi dei tassi, decisi in fretta e furia dalla banca centrale, faranno saltare il sistema bancario e provocheranno una recessione globale?

Di chi è la colpa? Del destino, che con gli effetti del Covid ha reso inevitabile l'inflazione? Della Federal Reserve, che non ha capito la gravità di quanto stava accadendo e non si è mossa per tempo? Del presidente Biden, che inondando gli Stati Uniti di stimoli per garantire la tenuta dell'economia ha finito per accendere il fuoco sotto ai prezzi? Della guerra in Ucraina, che ha fatto salire i costi di energia e alimentari? Ma soprattutto, quali saranno le conseguenze di lungo termine? L'impennata dell'inflazione sarà ancora presente nelle nostre vite durante la campagna del prossimo anno per la Casa Bianca, oppure sarà solo un brutto ricordo? E i rialzi dei tassi, decisi in fretta e furia dalla banca centrale, faranno saltare il sistema bancario e provocheranno una recessione globale?

Le risposte a queste domande ancora non esistono, almeno quelle definitive, anche se per alcune un'idea ce la siamo già fatta. Quando le avremo tutte, il loro effetto potrebbe essere decisivo sulle presidenziali americane del 2024, e quindi sul futuro immediato del nostro pianeta da molti punti di vista politici, strategici, sociali e culturali, considerando che l'inflazione può riportare Donald Trump alla Casa Bianca.

Le origini

La causa iniziale è il Covid, che ha avuto due effetti devastanti. Il primo sono stati i tappi nella catena degli approvvigionamenti, colpevolmente sbilanciata verso la Cina. Il secondo l'esplosione della domanda, dopo la crisi. Il peccato originale però l'ha commesso la Fed, con il presidente Jerome Powell che solo alla fine di novembre del 2021 ha ammesso come l'aggettivo "transitorio" non fosse più adatto a descrivere il fenomeno in corso. Resta il dubbio sui motivi della lentezza della banca centrale, che potrebbero essere dipesi da un errore di valutazione, ma anche dalla decisione politica di non rischiare il rallentamento dell'economia mentre Biden, che aveva confermato Powell dopo i suoi scontri con Trump, si sforzava di farla sopravvivere alla pandemia. Certo, probabilmente l'inflazione ci sarebbe stata comunque, perché dipendeva da fattori contingenti che nessuno poteva controllare. Se però la Fed avesse riconosciuto prima il problema, iniziando un rialzo dei tassi più progressivo e moderato, forse alcuni effetti più gravi si sarebbero evitati, inclusi i fallimenti di Silicon Valley Bank e First Republic.

Anche Biden ha le sue responsabilità. Era stato eletto con la promessa di contrastare il Covid meglio di Trump, e ricostruire un'America più equa e prospera dopo la pandemia, col programma Build Back Better. Perciò si è sentito obbligato a procedere con stimoli che non si vedevano dal New Deal di Roosevelt o dalla Great Society di Johnson, prima per rimediare alla pandemia, e poi per rifare le infrastrutture e combattere i cambiamenti climatici. Eppure lo stesso economista democratico Larry Summers, segretario al Tesoro con Clinton e consigliere della Casa Bianca con Obama durante la Grande Recessione del 2008, lo aveva avvertito che stava esagerando. Già il 4 febbraio del 2021 aveva scritto sul Washington Post che il piano da 1,9 trilioni di dollari per la ripresa dal Covid era "ammirevolmente ambizioso perché rigetta l'ortodossia dell'austerità", ma comportava anche "rischi da mitigare". Non essendo ascoltato, il mese dopo aveva rincarato la dose, dicendo a Bloomberg che quel piano era "la politica macroeconomica meno responsabile degli ultimi 40 anni".

L'esplosione

Con il senno di poi, è ovvio chi avesse ragione. Anche nel caso di Biden, l'inflazione sarebbe esplosa comunque, perché aveva cause esterne contingenti fuori dal suo controllo. Però è chiaro ormai che gli stimoli hanno alimentato l'esplosione della domanda seguita all'attenuazione della pandemia, favorendo il balzo dei prezzi. A questo è seguita la scellerata invasione dell'Ucraina di Putin, che ha fatto salire i costi dell'energia e sparire dai mercati i prodotti agricoli di Kiev. L'inflazione così è arrivata al picco del 9,1% nel giugno 2022, mentre i rialzi vertiginosi della Fed hanno alimentato la crisi bancaria. Ora sta frenando, e a marzo l'indice core PCE è salito del 4,6%, mentre la spirale di un aumento vertiginoso dei salari non si è innescata. Durante i meeting di primavera l'Fmi ha denunciato i rischi ancora esistenti, ma ha anche detto che poteva andare peggio. La Fed nell'ultima riunione del 3 maggio ha alzato il costo del denaro per la decima volta consecutiva, lasciando capire che potrebbe essere l'ultima. Powell però ha detto che l'incertezza continua a regnare, anche perché la sfida sul tetto del debito fra l'amministrazione democratica e la maggioranza repubblicana alla Camera potrebbe condannare gli Usa al default. Ora quindi si tratta di capire se andiamo verso l'atterraggio morbido, che aiuterebbe Biden nelle presidenziali dell'anno prossimo, o verso la recessione, che riaprirebbe a Trump le porte della Casa Bianca.