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La Finanza divide Meloni e Giorgetti: due liste di nomi per il comandante

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Scade il mandato di Zafarana (che andrà all'Eni) e parte l'interim del vice De Gennaro spinto dalla premier  
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ROMA - La nomina più calda rimane appesa. Il governo non ha ancora deciso chi deve prendere il posto del generale Zafarana al vertice della Guardia di Finanza, impantanato com’è nel gioco dei veti incrociati tra Giorgia Meloni e i ministri Giorgetti e Crosetto. Uno stallo che sta mettendo in imbarazzo i vertici delle Fiamme Gialle perché per domani è in programma il passaggio formale delle consegne e, senza un nome condiviso, l’incarico ad interim sarà per forza assunto dall’attuale comandante in seconda Andrea De Gennaro, che, incidentalmente, è anche il candidato caldeggiato dalla premier. Di fatto un passo in avanti in quella direzione. A Palazzo Chigi c’è chi non nasconde la tentazione: intanto l’interim, poi l’incarico definitivo.

ROMA - La nomina più calda rimane appesa. Il governo non ha ancora deciso chi deve prendere il posto del generale Zafarana al vertice della Guardia di Finanza, impantanato com’è nel gioco dei veti incrociati tra Giorgia Meloni e i ministri Giorgetti e Crosetto. Uno stallo che sta mettendo in imbarazzo i vertici delle Fiamme Gialle perché per domani è in programma il passaggio formale delle consegne e, senza un nome condiviso, l’incarico ad interim sarà per forza assunto dall’attuale comandante in seconda Andrea De Gennaro, che, incidentalmente, è anche il candidato caldeggiato dalla premier. Di fatto un passo in avanti in quella direzione. A Palazzo Chigi c’è chi non nasconde la tentazione: intanto l’interim, poi l’incarico definitivo.

La successione di Zafarana, che si appresta a diventare presidente dell’Eni, sta generando tensione e liti dentro al governo. Ufficialmente «tutto va bene», «nessun litigio», «si sta discutendo». Intanto, però, nel weekend l’accordo non è stato trovato e, di conseguenza, è sfumata l’ipotesi di convocare oggi il Consiglio dei ministri per la delibera della decisione. Salvo intese dell’ultimo minuto, quindi, la cerimonia di domani vedrà il bastone del potere della Gdf passare nelle mani del generale De Gennaro, fratello di Gianni (capo della polizia durante il G8 di Genova e fino al 2020 presidente di Leonardo) e prima scelta sia per Meloni sia per il sottosegretario con delega ai servizi Alfredo Mantovano, che fin da subito lo ha sponsorizzato e cercato di imporre.

Su De Gennaro - ne sono convinti alcuni ministri - ha pesato anche il parere positivo di Luciano Violante, l’ex presidente diessino della Camera che pare essere un interlocutore assai ascoltato da Mantovano. Nome però respinto sia dal leghista Giorgetti sia dal titolare della Difesa Guido Crosetto, i quali avevano puntato su Umberto Sirico, a capo dei Reparti speciali della Gdf.

Meloni prende tempo, dunque. Con l’effetto collaterale, però, di rinviare ancora la decisione, esponendo la Gdf a un tira e molla poco elegante per un corpo dello Stato. Ci sarebbe spazio per un’accelerazione: la premier convocherà il prossimo Cdm giovedì, ma quel giorno Giorgetti sarà assente, perché in visita istituzionale in Giappone.

Nell’entourage della presidente del Consiglio c’è chi accarezza l’idea, ma sarebbe uno sgarbo troppo evidente nei confronti del ministero dell’Economia. Che alla premier ha consegnato una lista di nomi e che vuole dire la sua sulla scelta del prossimo comandante. Dietro la nomina per la Gdf, ragiona un esponente di governo, si può leggere anche un tentativo di ribilanciamento politico dopo il caso Leonardo, dove è passata la linea Meloni per Roberto Cingolani amministratore delegato, anziché quella di Crosetto, che puntava su Lorenzo Mariani.

Anche per questo sul tavolo del rebus, nel frattempo, si calano le carte dei nomi terzi, che possono rappresentare la soluzione della mediazione e sui quali le due parti si atteggiano a neutrali, anche se poi, in fondo, non lo sono. Come quello, di peso, del generale Francesco Greco. È l’attuale capo di Stato Maggiore dei finanzieri ed è una figura su cui è possibile raggiungere un compromesso, al pari di Bruno Buratti, numero uno del comando interregionale dell’Italia centrale. Circolano poi i nomi dei generali Fabrizio Cuneo, Fabrizio Carrarini, Ignazio Gibilaro e Michele Carbone. In discesa, invece, la strada per la scelta della guida della Polizia di Stato. Il nome del prefetto Vittorio Pisani viene dato per certo al posto di Lamberto Giannini.