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Pnrr, la Corte dei conti risponde a Fitto: "Delibere corrette, i ritardi sull'idrogeno ammessi dal ministero"

(ansa)
L'associazione dei magistrati della Corte prende posizione dopo le accuse del governo. "Le delibere non sono sentenze e non incidono nei rapporti con l'Unione europea"
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ROMA - La Corte dei conti ha agito in maniera totalmente legittima, rispettando il perimetro dei suoi poteri. Nessuna invasione di campo, quindi, come ha lamentato ieri il governo, dopo i rilievi del Collegio per il controllo concomitante sui ritardi di alcuni progetti del Pnrr. Tre ore e mezza di analisi e riflessioni, poi i vertici dell'associazione magistrati della Corte, riuniti in conclave, mettono in fila la risposta all'esecutivo. Con passaggi anche morbidi: "Le delibere" adottate - sottolinea la Giunta - "non sono assimilabili a sentenze passate in giudicato" e "come tali, non hanno il crisma di definitività, concetto del tutto estraneo al controllo concomitante".

Ma la critica principale, che il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto aveva esposto in chiaro al Sole 24 ore, viene respinta in maniera netta: è stato il governo stesso, tramite il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, a riferire al Collegio il mancato con…

ROMA - La Corte dei conti ha agito in maniera totalmente legittima, rispettando il perimetro dei suoi poteri. Nessuna invasione di campo, quindi, come ha lamentato ieri il governo, dopo i rilievi del Collegio per il controllo concomitante sui ritardi di alcuni progetti del Pnrr. Tre ore e mezza di analisi e riflessioni, poi i vertici dell'associazione magistrati della Corte, riuniti in conclave, mettono in fila la risposta all'esecutivo. Con passaggi anche morbidi: "Le delibere" adottate - sottolinea la Giunta - "non sono assimilabili a sentenze passate in giudicato" e "come tali, non hanno il crisma di definitività, concetto del tutto estraneo al controllo concomitante".

Ma la critica principale, che il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto aveva esposto in chiaro al Sole 24 ore, viene respinta in maniera netta: è stato il governo stesso, tramite il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, a riferire al Collegio il mancato conseguimento della milestone relativa all'aggiudicazione degli appalti per la costruzione delle stazioni di rifornimento a idrogeno.

Fitto aveva insistito proprio su questo punto per sostenere che la Corte era andata oltre le proprie competenze. Un'irritazione, quella del ministro, che ieri si era estesa anche a Palazzo Chigi. E che ha portato la Giunta del collegio alla decisione di riunirsi oggi pomeriggio per mettere a punto una risposta. Venendo al ragionamento del ministro: il decreto che mette in fila i poteri del Collegio per il controllo concomitante autorizza i magistrati contabili a individuare "gravi irregolarità gestionali" e a segnalarle al governo per intervenire sui dirigenti responsabili. Ma non ad accertare il mancato conseguimento della milestone, che è prerogativa dell'interlocuzione tra l'esecutivo e Bruxelles. Il Collegio scrive, nero su bianco, che "il mancato conseguimento della milestone" risulta "peraltro accertato dallo stesso ministero (dei Trasporti ndr) nell’interlocuzione avviata". Tenendo anche il punto sulle conseguenze di questo ritardo e cioè la valutazione dell'eventuale responsabilità dirigenziale.

Anche su questo aspetto era montato il fastidio del governo, che ha legato l'allarme lanciato dalla Corte a uno scenario preoccupante: il blocco del Pnrr. Generato, sempre secondo l'esecutivo, da una valutazione troppo arbitraria e rigida dei ritardi, che rischia di frenare i dirigenti pubblici che firmano gli atti del Piano di ripresa e resilienza.

Nella risposta della Giunta del Collegio c'è anche altro. Il tentativo è quello di arrivare a un chiarimento con il governo. Anche perché c'è un secondo obiettivo: portare il tema della "paura della firma" dei dirigenti su un tavolo operativo a Palazzo Chigi. Nelle scorse settimane, infatti, l'associazione aveva criticato la proroga al 31 dicembre 2025 dello “scudo erariale” per gli amministratori pubblici, che il governo ha affidato al Parlamento.

Un altro passaggio delle conclusioni della riunione aiuta a comprendere la volontà di una conciliazione: "Le delibere adottate, in itinere - si legge - costituiscono un valido aiuto per risolvere nodi interpretativi nel continuo dialogo instituito e, in definitiva, nel fare bene". Alla Corte preme anche sottolineare un altro punto: le delibere "non incidono nei rapporti istituzionali con l’Unione europea perché il destinatario è l’amministrazione controllata". Nessuna volontà, quindi, di sostituirsi al governo. Che però deve prendere atto del lavoro del Collegio. I ritardi e i rischi ci sono.