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"Il cloud della Pa a rischio sicurezza": l'opposizione chiede spiegazioni al governo

Il Tar ha stabilito che il progetto della cordata di Tim e Cdp non rispetta i requisiti di distanza tra i data center e di divieto di costruzione in zone sismiche. Rosato (Iv) e Pastorella (Azione) chiedono a ministro Fitto di riferire al Parlamento se l'infrastruttura chiave del Pnrr verrà modificata
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ROMA - Il pasticcio tecnico e legale attorno al Polo strategico nazionale, l'infrastruttura che dovrebbe portare la Pubblica amministrazione sul cloud realizzando uno degli obiettivi del Pnrr, arriva in Parlamento. Lo scorso 13 marzo il Tar del Lazio ha stabilito che l'offerta della cordata che ha vinto la gara, quella composta da Tim, Cassa depositi e prestiti, Leonardo e Sogei, doveva essere giudicata inammissibile, perchè violava due criteri del bando, la distanza minima tra i centri dati e il divieto di cotruzione in zone sismiche. Il giudizio del tribunale amministrativo non ha bloccato i lavori, grazie alla "legge speciale" prevista per il Pnrr per evitare che i contenzioni legali ritardino le opere. Resta però il tema degli standard di sicurezza non rispettati per un'infrastrtutura strategica, che Ettore Rosato di Italia Viva e Giulia Pastorella di Azione mettono in primo piano nell'interrogazione parlamentare presentata al ministro con d…

ROMA - Il pasticcio tecnico e legale attorno al Polo strategico nazionale, l'infrastruttura che dovrebbe portare la Pubblica amministrazione sul cloud realizzando uno degli obiettivi del Pnrr, arriva in Parlamento. Lo scorso 13 marzo il Tar del Lazio ha stabilito che l'offerta della cordata che ha vinto la gara, quella composta da Tim, Cassa depositi e prestiti, Leonardo e Sogei, doveva essere giudicata inammissibile, perchè violava due criteri del bando, la distanza minima tra i centri dati e il divieto di cotruzione in zone sismiche. Il giudizio del tribunale amministrativo non ha bloccato i lavori, grazie alla "legge speciale" prevista per il Pnrr per evitare che i contenzioni legali ritardino le opere. Resta però il tema degli standard di sicurezza non rispettati per un'infrastrtutura strategica, che Ettore Rosato di Italia Viva e Giulia Pastorella di Azione mettono in primo piano nell'interrogazione parlamentare presentata al ministro con delega al Pnrr Raffaele Fitto. Domandando come il governo intenda ora garantire quegli standard e se stia valutando di modificare il progetto.

Le critiche tecniche alla cordata guidata da Tim

Nel dettaglio, secondo la sentenza del Tar il progetto presentato dalla cordata guidata da Tim non rispetta due criteri tecnici legati alla sicurezza e al cosiddetto "disaster recovery", cioè la necessità che i server che custodiranno i dati personali degli italiani continuino a funzionare anche in caso di calamità o altri eventi eccezionali. Il primo è quella che prevede che le due coppie di data center siano localizzati a una distanza minima di 500 chilometri in linea d'aria l'una dall'altra: le strutture previste da Tim - due vicino a Roma, ad Acilia e Pomezia, e due vicino a Milano, Rozzano e Santo Stefano di Ticino - distano invece a 474 chilometri. A nulla è valsa la difesa di Tim, secondo cui quella misura andava intesa come distanza stradale: conta quella in linea d'aria. Il secondo criterio è che le strutture non siano costruite in zone con sismicità inferiore al grado 3, mentre il data center di Pomezia è in un territorio che dal 2009 ha valore 2B (più basso il valore, maggiore il grado di sismicità).

Il ricorso è stato presentato dalla cordata perdente, composta da Fastweb e Aruba. Perdente anche perchè Tim e soci, in quanto autori del progetto di fattibilità iniziale su cui si è basata la gara, hanno avuto il diritto di "pareggiare" l'offerta dei concorrenti, risultata in un primo momento la migliore. Diritto che hanno sfruttato, con la proposta poi giudicata inammissibile dal Tar. Il contenzioso legale proseguirà probabilmente di fronte al Consiglio di Stato: se il secondo grado dovesse confermare il giudizio, Fastweb e Aruba potrebbero strappare un indennizzo milionario, pari al 35% degli utili non percepiti per il periodo di durata della commessa, cioè 13 anni. 

L'opposizione si interroga sulla sicurezza

E oltre al costo extra per il modo maldestro in cui nel 2022 - governo Draghi - la gara è stata gestita, resta il tema tecnico su qualità e sicurezza dell'infrastruttura, sottolineato dall'interrogazione dell'opposizione a Fitto. Grazie alla legge speciale per il Pnrr il progetto del Polo strategico nazionale, fondamentale per la digitalizzazione dell'Italia, procede sia dal lato delle strutture che nel trasferimento sulla nuvola dei dati delle Pubbliche amministrazioni: entro il 2026 tre quarti di Comuni, scuole e ospedali italiani dovranno averla completata e l'80% ha già presentato il "piano di migrazione", rispondendo ai bandi del dipartimento per la Trasformazione digitale. Ma il futuro cloud della Pa, che non rispetta i criteri previsti dallo stesso bando, avrà davvero un livello di sicurezza all'altezza? Il governo sembra indirizzato a non modificare il progetto, considerando le difformità minori e non tali da inficiare la stabilità dell'infrastruttura. Toccherà a Fitto spiegare al Parlamento perchè.