Economia

Stipendi e inflazione, la partita s'infiamma dentro la Bce. Avviata una revisione delle buste paga, i sindacati chiedono di più

Stipendi e inflazione, la partita s'infiamma dentro la Bce. Avviata una revisione delle buste paga, i sindacati chiedono di più
(ansa)
L'Eurotower cerca in tutti i modi di evitare la spirale salari-prezzi, ma al suo interno si gioca la stessa partita. Sigle deluse per il +4% concesso nel 2023, ora è partita una più ampia revisione
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MILANO - La Bce ha più volte ammonito sul fatto che la rincorsa dei salari all'inflazione possa generare quella spirale devastante per la stabilità dei prezzi. Ha d'altra parte raccontato come questa fiammata inflazionistica - partita con le materie prime e poi diffusa lungo tutte le filiere - abbia finito per aumentare i profitti delle imprese, abili a scaricare sui listini i rincari mentre il costo del lavoro non teneva il passo. In sintesi, ha rimarcato come un approccio all'inflazione "occhio per occhio, dente per dente" in cui né le imprese né i lavoratori vogliono assorbire una parte dei rincari è pericolosa per l'innesco della spirale salari-prezzi.

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Il problema è che la stessa Bce la grana se la trova in casa. La querelle è nota, e non certo unica. Ma fa specie vedere come sia lo staff dei custodi di queste idee a rivoltarsi contro di esse. A fare il punto sul braccio di ferro è il Financial Times, che racconta di come la Bce abbia avviato una ricognizione sui meccanismi salariali, per valutare anche possibili automatismi di adeguamento all'inflazione. Sono stati i sindacati a chiedere a gran voce questa revisione, contrari al previsto incremento di poco superiore al 4% delle buste paga a fronte di un'inflazione dell'Eurozona che lo scorso anno ha raggiunto l'8,4%. Un aumento, quello proposto, in linea con la crescita salariale dell'area (in aggiunta, c'è stato anche un aumento differito dal 2020 del 2,5%).

Ora il confronto si sposta su questi automatismi. Carlos Bowles, rappresentante dello staff Bce per il sindacato Ipso, ha spiegato al quotidiano della City che la richiesta è di un approccio maggiormente "bilanciato" per la definizione delle buste paga, indicando il modello della Commissione europea. Ad ora la Banca centrale aggiorna le paghe basandosi sulla dinamica salariale delle 20 Banche centrali nazionali, della Commissione europea, della Bei e della Bri. E al quotidiano della City fa notare che il turnover dell'anno scorso si è fermato all'1,3%: evidentemente, è il ragionamento, non c'è tale frustrazione da generare fughe dello staff. I sindacati mettono però in discussione l'applicazione di questo meccanismo.

La revisione dell'adeguamento salariale (è solo la seconda volta nella storia Bce che ha luogo) sarà un processo lungo, che potrebbe durare oltre l'anno per finire quando - verosimilmente - la pressione dell'inflazione si dovrebbe alleggerire. Il modello Commissione europea, al quale guarda Bowles, prende come riferimento l'andamento del potere d'acquisto dei dipendenti pubblci nazionali. In caso di un surriscaldamento eccessivo dei prezzi in Belgio e Lussemburgo, la Commissione può anche concedere al personale dell'Ue un aumento di stipendio a metà anno, a valere per l'intero esercizio.