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Btp valore, le famiglie scudo anti speculazione per il debito pubblico

(ansa)
A giugno la prima emissione, si rafforza la serie di prodotti riservati ai piccoli risparmiatori. L’obiettivo del Tesoro è ridurre la quota in mano a investitori professionali e stranieri, ma anche fronteggiare gli effetti della riduzione degli acquisti Bce
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MILANO - I nuovi Btp appena annunciati, dopo i Btp Italia e i non troppo fortunati Btp Futura, ora puntano sul Valore. Saranno una famiglia, non una singola tipologia, con emissioni differenziate e caratteristiche leggermente diverse anche se tutte rientranti in una “famiglia”. Quindi, strumenti non indicizzati, di durata variabile e con un meccanismo di cedole che potrà cambiare nelle varie emissioni. Ma con una caratteristica comune forte: sono titoli pensati e diretti esclusivamente alla clientela retail (family office inclusi); insomma, ai risparmiatori italiani.

Il debutto è fissato per il 5 giugno, ma non è una sorpresa. Il Tesoro lo aveva annunciato nelle Linee guida sul debito, di fine anno, lo ha ripetuto anche ieri. "Il no…

MILANO - I nuovi Btp appena annunciati, dopo i Btp Italia e i non troppo fortunati Btp Futura, ora puntano sul Valore. Saranno una famiglia, non una singola tipologia, con emissioni differenziate e caratteristiche leggermente diverse anche se tutte rientranti in una “famiglia”. Quindi, strumenti non indicizzati, di durata variabile e con un meccanismo di cedole che potrà cambiare nelle varie emissioni. Ma con una caratteristica comune forte: sono titoli pensati e diretti esclusivamente alla clientela retail (family office inclusi); insomma, ai risparmiatori italiani.

Il debutto è fissato per il 5 giugno, ma non è una sorpresa. Il Tesoro lo aveva annunciato nelle Linee guida sul debito, di fine anno, lo ha ripetuto anche ieri. "Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere in modo strutturale il retail. I dati Bankitalia segnalano già in gennaio una crescita sostenuta della componente retail - spiega Davide Iacovoni, responsabile del Debito pubblico al Mef - anche se crediamo che ci siano ancora punti percentuali da guadagnare in questo mercato, nel corso degli anni, magari raggiungendo sottoscrittori più giovani".

Gli ultimi dati mostrano che i risparmiatori detenevano direttamente il 10% del debito pubblico, per un totale di 275,13 miliardi; sei mesi prima era all’8,6% e la cifra assoluta ora è più alta di 38,4 miliardi. L’estero a dicembre deteneva circa il 26,7% del debito.

Per il Mef rivolgersi direttamente ai risparmiatori ha il vantaggio di attingere a una clientela tradizionalmente più stabile, che in genere compra i bond e poi li tiene nel cassetto fino alla scadenza. Dunque, con minori oscillazioni dei prezzi sul mercato secondario. Al contrario gli investitori professionali comprano e vendono in continuazione, seguendo il mercato, le evoluzioni dei tassi e la percezione più o meno esasperata del “rischio Italia”: il recente messaggio di Goldman Sachs, che consiglia di alleggerire le posizioni sui Btp a favore dei Bonos spagnoli trova orecchie più sensibili tra i grandi investitori rispetto ai piccoli risparmiatori.

Aumentare la presa del retail significa sottrarre una parte di debito pubblico in particolare agli operatori esteri, considerati più “aggressivi” sul debito pubblico. Non a caso nei mesi scorsi si era parlato di Btp “autarchici” o “tricolori”, anche se per ovvie ragioni di leggi e norme comunitarie l’unica preclusione che si può mettere è sulla clientela professionale rispetto a quella retail (neanche solo quella residente).

L’altra motivazione che probabilmente spinge nella direzione del sottoscrittore retail è che, nei mesi a venire, una componente forte - e stabile - di acquirenti di titoli di Stato verrà meno: la Bce. La Banca centrale ha annunciato che da luglio non rinnoverà nemmeno parzialmente i suoi titoli in scadenza, accumulati durante il quantitative easing. Ciò significa che sul mercato Ue non ci saranno acquirenti per circa 30 miliardi al mese. Certo, la Bce non compra titoli in emissione, ma solo sul mercato secondario; però gli effetti si faranno sentire. Non è un problema solo italiano, ma l’Italia ha più esigenze di trovare compratori. Avere una “affezionata clientela” può essere utile.


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