A Google bastano 100 milioni per le news del New York Times
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — Cento milioni di dollari nell’arco di tre anni. È quanto Google pagherà al New York Times per poter usare i suoi contenuti sulle proprie piattaforme, secondo le rivelazioni fatte ieri dai concorrenti del Wall Street Journal.
Forse poco, se uno considera che la “Signora in Grigio” solo l’anno scorso ha incassato ricavi per 2,31 miliardi di dollari, ma in linea con quanto prendono i competitori.
Questo perché in realtà il New York Times non ha rinunciato a fare profitti soprattutto grazie alla pubblicità, oltre alle sottoscrizioni, e puntando ad un bacino di 15 milioni di abbonati entro il 2027 ritiene di avere ancora la forza necessaria ad attirare l’attenzione.
NEW YORK — Cento milioni di dollari nell’arco di tre anni. È quanto Google pagherà al New York Times per poter usare i suoi contenuti sulle proprie piattaforme, secondo le rivelazioni fatte ieri dai concorrenti del Wall Street Journal.
Forse poco, se uno considera che la “Signora in Grigio” solo l’anno scorso ha incassato ricavi per 2,31 miliardi di dollari, ma in linea con quanto prendono i competitori.
Questo perché in realtà il New York Times non ha rinunciato a fare profitti soprattutto grazie alla pubblicità, oltre alle sottoscrizioni, e puntando ad un bacino di 15 milioni di abbonati entro il 2027 ritiene di avere ancora la forza necessaria ad attirare l’attenzione.
Le copie vendute
Quando Internet non esisteva, e soprattutto quando non c’erano i social, i giornali che seguivano le logiche di mercato vivevano grazie al prezzo delle copie vendute e alla pubblicità.
Il web ha scardinato questo meccanismo, offrendo all’inizio troppa informazione gratuita, ma l’esplosione dei social come Facebook, Instagram o Twitter, e il monopolio che Google ha di fatto creato nel settore dei motori di ricerca, hanno prosciugato il mercato della pubblicità.
La maggior parte dei soldi va infatti a questi giganti, mettendo così a rischio la sopravvivenza stessa dei media tradizionali.
Il mercato pubblicitario
Per anni i grandi giornali hanno chiesto di essere compensati, perché da una parte hanno perso una larga fetta del mercato pubblicitario, ma dall’altra Google e i social beneficiano dei loro prodotti pubblicati sulle relative piattaforme.
All’inizio dell’anno il New York Times ha raggiunto un accordo con Mountain View per essere compensato, e ieri il Wall Street Journal ha rivelato che la “Signora in Grigio” riceverà circa 100 milioni di dollari in 3 anni, per una collaborazione che non riguarda solo la pubblicazione dei contenuti, ma anche marketing, distribuzione e sottoscrizioni.
L’incasso servirà pure a compensare la perdita dei circa 20 milioni che Meta/Facebook ha smesso di pagare al Times.
Un fatturato miliardario
La cifra può sembrare piccola, davanti ai 2,31 miliardi di ricavi fatti nel 2022 dal quotidiano di Manhattan, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente.
Però non è molto diversa dai 100 milioni all’anno che riceve da Google la News Corp, ossia la casa editrice di Murdoch che oltre al Wall Street Journal pubblica il New York Post, Barron’s, e diversi altri giornali nel Regno Unito e in Australia.
Un negoziato simile è in corso in Europa, dove tuttavia l’autorità di garanzia minaccia di intervenire, se le varie testate non riusciranno ad ottenere accordi singoli soddisfacenti.
Il convegno alla Columbia
La strategia del New York Times forse si capisce meglio, ricordando quello che il suo direttore Joe Kahn ci aveva detto qualche giorno fa, durante un convegno alla Columbia University: «In realtà noi riteniamo che la pubblicità resti ancora un’importante fonte primaria di ricavi per il nostro giornale. Puntando ad un bacino di circa 15 milioni di abbonati, riteniamo di poterci presentare sul mercato come un interlocutore attraente», e quindi meno bisognoso della generosità di Google o dei grandi social.