Guardia di Finanza, Giorgetti impone uno stop per il vertice: “Propongo io il nome”
Giuliano Foschini , Fabio TonacciROMA - “E ora che succede?”. “C’è il buffet”. Dicono che nulla destabilizzi più un militare che l’inversione di una procedura, la rottura di una tradizione, soprattutto se quella consuetudine non è soltanto forma. Ma sostanza. E cosa c’è di più formalmente sostanzioso del cambio di un comandante generale? Il momento più alto del proprio servizio al Paese? Sarà per questo che ieri al comando generale della Guardia di Finanza tutti i generali, gli alti ufficiali, la soprano dalla voce angelica, la banda, tutte quelle donne e gli uomini stretti nelle loro divise da alta cerimonia si sono trovati persi ad assistere a quello che non credevano di dover mai vedere: non il passaggio di consegne, come era previsto.
ROMA - “E ora che succede?”. “C’è il buffet”. Dicono che nulla destabilizzi più un militare che l’inversione di una procedura, la rottura di una tradizione, soprattutto se quella consuetudine non è soltanto forma. Ma sostanza. E cosa c’è di più formalmente sostanzioso del cambio di un comandante generale? Il momento più alto del proprio servizio al Paese? Sarà per questo che ieri al comando generale della Guardia di Finanza tutti i generali, gli alti ufficiali, la soprano dalla voce angelica, la banda, tutte quelle donne e gli uomini stretti nelle loro divise da alta cerimonia si sono trovati persi ad assistere a quello che non credevano di dover mai vedere: non il passaggio di consegne, come era previsto.
Ma — come sanno i poveri addetti al cerimoniale che nel fine settimana sono stati costretti a cambiare tutti gli inviti, tutte le procedure — il commiato del comandante uscente, Giuseppe Zafarana, che nelle prossime ore diventerà il presidente dell’Eni. Il governo, per la prima volta nella storia, non ha nominato infatti ancora il comandante generale. E questo non certo perché non ci siano profili adatti — «c’è una platea di generali di primissimo piano», ha detto il ministro Giancarlo Giorgetti durante la cerimonia — ma perché una nomina “di Stato e di servizio”, come diceva ieri uno dei generali, qual è quella del comandante della Finanza, è diventato un gioco di forza tra esponenti dello stesso governo.
In gioco non ci sono tanto i curricula dei singoli candidati quanto la forza di chi li sostiene: da un lato quindi la premier Giorgia Meloni e il sottosegretario alla Presidenza, Alfredo Mantovano, che sin dal principio hanno puntato su Andrea De Gennaro, fratello dell’ex capo della Polizia, Gianni, che in qualità di vice ora ha assunto la reggenza del corpo. E dall’altro il ministro Giorgetti, a cui spetta per legge la scelta, dicono con accanto il collega della Difesa, Guido Crosetto, che in un primo momento avevano puntato su Umberto Sirico ma che ora, per non fare passare la linea Mantovano, sarebbero pronti a chiudere su un terzo nome.
Nell’elenco ci sono i generali Bruno Buratti, Carmine Lopez, Fabrizio Cuneo, Fabrizio Carrarini, Francesco Greco e Ignazio Gibilaro. Prima della cerimonia di ieri tutti davano per favorita, anzi per quasi certa, la nomina di De Gennaro (che ancora lo è). «Ma oggi potrebbe essere cambiato qualcosa», si ragionava ieri nel cortile del comando mentre tutti i candidati, finita la cerimonia, erano al buffet al secondo piano con i ministri e il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Cosa è cambiato? La presenza di Giorgetti e di Crosetto, mentre non c’era nessuno di Chigi. Il cambio del cerimoniale.
E soprattutto il discorso del ministro dell’Economia che, nel non dare nulla per scontato, ha rivendicato la decisione: «La nomina del comandante generale sarà un processo complesso e condiviso che si concluderà con una deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia», ha detto. Per poi aggiungere: «Si tratta di una scelta delicata, non semplice, che va ponderata per ricadere sul candidato più idoneo. Sappiamo che il successore di Zafarana accoglierà l’eredità al meglio per guidare la Guardia di Finanza, potendo contare sulla leale e incondizionata collaborazione delle donne e degli uomini delle Fiamme gialle».
Questo passaggio non è casuale. La paura all’interno delle Fiamme gialle è che quello che sta succedendo in queste ore, senza precedenti, possa creare fratture, con tanto di fazioni, insanabili all’interno del corpo. Che ha conosciuto in questi ultimi anni, grazie anche al lavoro di Zafarana, una nuova compattezza. Non a caso nel suo discorso, assai accorato, il comandante generale ha chiesto continuità con il lavoro fatto: «Una progettualità collettiva — ha detto — che parla di reclutamenti mirati, formazione continua, intelligenza artificiale, analisi predittiva, transizione energetica».
«Ma davvero ora c’è il buffet?», chiedeva dopo l’inno nazionale uno dei generali in alta uniforme. «Non c’è nient’altro?». «No, è già finito tutto».