Regno Unito, il governo verso la stretta sulle scommesse: 2 milioni di cittadini a rischio
di Enrico FranceschiniLONDRA – C’era una volta Andy Capp, protagonista di un fumetto degli anni ’70 popolare anche in Italia: un eterno disoccupato inglese che, tra una pinta di birra e l’altra, avrebbe passato volentieri le sue giornate a scommettere sulle corse dei cavalli. Da allora le scommesse in Gran Bretagna ne hanno fatta di strada: anche troppa. Secondo un “libro bianco” sull’argomento pubblicato in questi giorni dal governo conservatore di Rishi Sunak, metà della popolazione scommette su qualcosa, o almeno compra un biglietto della lotteria, almeno una volta al mese. Ma questi sono considerati gli scommettitori innocui, per i quali puntare qualche sterlina su una partita di calcio o – come faceva Andy Capp – su un cavallo è un passatempo come tanti. Esiste tuttavia, avverte il rapporto, uno zoccolo duro di 300 mila cittadini che hanno una grave dipendenza dalle scommesse, a cui vanno aggiunti un milione e 800 loro compatrioti che…
LONDRA – C’era una volta Andy Capp, protagonista di un fumetto degli anni ’70 popolare anche in Italia: un eterno disoccupato inglese che, tra una pinta di birra e l’altra, avrebbe passato volentieri le sue giornate a scommettere sulle corse dei cavalli. Da allora le scommesse in Gran Bretagna ne hanno fatta di strada: anche troppa. Secondo un “libro bianco” sull’argomento pubblicato in questi giorni dal governo conservatore di Rishi Sunak, metà della popolazione scommette su qualcosa, o almeno compra un biglietto della lotteria, almeno una volta al mese. Ma questi sono considerati gli scommettitori innocui, per i quali puntare qualche sterlina su una partita di calcio o – come faceva Andy Capp – su un cavallo è un passatempo come tanti. Esiste tuttavia, avverte il rapporto, uno zoccolo duro di 300 mila cittadini che hanno una grave dipendenza dalle scommesse, a cui vanno aggiunti un milione e 800 loro compatrioti che sono in pericolo di sviluppare la stessa sindrome. In totale, più di 2 milioni di scommettitori “malati”.
Per questo il governo ha ordinato uno studio del settore, con l’obiettivo di correre ai ripari prima che sia troppo tardi. “Il nostro è uno dei Paesi all’avanguardia nel mondo in materia di scommesse e di regolamentazione delle medesime”, afferma il libro bianco, preparato dal ministero della Cultura, “ma rischiamo di danneggiare una rilevante fetta di scommettitori se non ci adegueremo alle nuove sfide e alle nuove tecnologie”.
A Londra come nelle altre città del Regno Unito, in effetti, c’è un’agenzia di scommesse praticamente in ogni strada, dove si può puntare denaro su tutto: dagli avvenimenti sportivi di ogni genere a chi vincerà le elezioni, fino a questioni bizzarre come quanto durerà il regno di Carlo III. E, come in altre nazioni, ogni supermercato e negozietto all’angolo vende biglietti per lotterie di qualunque tipo. A cambiare il settore e fare crescere la dipendenza dalle scommesse è stato però un altro fenomeno, più recente: quello delle scommesse online. “Chiunque oggi può scommettere qualsiasi cifra dal proprio computer o dal proprio telefonino dovunque si trovi”, avverte il rapporto. E sarebbero proprio le scommesse su internet, molto diffuse in Inghilterra, ad avere fatto comparire il rischio di un’epidemia di puntate.ù
Le contromisure del governo
Lo studio governativo propone di imporre limiti automatici alle scommesse sul web, in particolare alle slot machines digitali: da 2 a 15 sterline per ogni puntata, con limiti ancora più bassi per gli scommettitori dai 18 ai 24 anni (ammesso che sia sempre possibile individuare l’età di chi ha in mano uno smart phone o un pc). Altre limitazioni impedirebbero automaticamente a uno scommettitore di continuare a giocare quando ha perso 1000 sterline in 24 ore o 2 mila sterline in 90 giorni. “La priorità assoluta va a proteggere dalle scommesse i bambini e i giovanissimi”, commenta la ministra della Cultura Lucy Frazer. “Non siamo per principio contro le scommesse. Le agenzie e le società di scommesse creano posti di lavoro e pagano le tasse. Eppure, occorre una più attenta regolamentazione per evitare danni alla società”.
Danni che non si limitano a gente che si rovina, scommettendo fino a perdere tutti i soldi e magari pure la casa. Gerald Jones, deputato laburista del Galles, afferma che una media di almeno una persona al giorno si toglie la vita in tutto il Paese per la dipendenza dalle scommesse. Altri affermano che bisogna combattere la pubblicità che dipinge le scommesse come un passatempo “macho” per gli uomini e un “divertimento alla moda” per le giovani donne: “Se reclamizzassimo gli alcolici alla stessa maniera”, dice Nick Shipley, un ex-scommettitore che ha fondato una società per aiutare quelli come lui a liberarsi dalla dipendenza, “sarebbe del tutto inaccettabile”.
Ma bisogna stare attenti, perché la medicina potrebbe avere effetti collaterali non meno gravi del male. Jordan Lea, uno scommettitore incallito che ha cominciato a fare puntate da adolescente e calcola di avere perso in questo modo mezzo milione di sterline tra i venti e trent’anni, ammonisce che i limiti posti dal governo alle scommesse legali rischiano di incrementare le scommesse clandestine, il vasto mercato nero del “gambling”, come si chiama in inglese. Insomma, la stretta sulle scommesse è necessaria, e al tempo stesso complicata, in un Paese che più di altri ha il vizio di puntare soldi a ripetizione. Quello che per Andry Capp, nei fumetti anni Settanta, sembrava un vizio innocente.