Economia

Bankitalia, salgono ancora i tassi sui mutui: +4,36% a marzo

Bankitalia, salgono ancora i tassi sui mutui: +4,36% a marzo
(ansa)
Il Taeg sulle nuove erogazioni sale al 4,36%. Per il credito al consumo sfondato il muro del 10%. L'Ocse: nel quarto trimestre 2022 il reddito reale delle famiglie italiane è sceso del 3,5%
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MILANO - Prosegue senza sosta la crescita dei tassi dei mutui. Secondo i dati di Banca d'Italia i tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l'acquisto di abitazioni comprensivi delle spese accessorie (Taeg) si sono collocati al 4,36% (4,12% in febbraio). Il Taeg sulle nuove erogazioni di credito al consumo è salito invece al 10,12% (9,88 nel mese precedente). I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono stati pari al 4,3% (3,55 nel mese precedente).


Sempre in marzo i prestiti al settore privato sono cresciuti dello 0,3% sui dodici mesi (1,1 a febbraio). I prestiti alle famiglie sono aumentati dell'1,9% (in rallentamento rispetto al +2,5% del mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono diminuiti dell'1,0% (-0,5 nel mese precedente). I depositi del settore privato sono diminuiti del 3,2% sui dodici mesi (-2,3 in febbraio); la raccolta obbligazionaria è aumentata dell'8,9% (3,9 in febbraio).

Se il rialzo del costo del denaro mette alla prova la tenuta dei bilanci di alcune famiglie, questo si deve alla necessità della Bce di alzare i tassi per contrastare l'inflazione. La stessa è d'altra parte una causa di impoverimento per i nuclei. Lo ribadiscono i dati appena diffusi dall'Ocse sul reddito reale delle famiglie che è cresciuto dello 0,6% nella zona Ocse nel quarto trimestre 2022, superando dello 0,1% la crescita del Pil reale per abitante. Malgrado la crescita moderata realizzata nel terzo e quarto trimestre 2022, il dato su base annua è calato del 3,8% nella zona Ocse, ossia "il più forte calo annuale dall'inizio della serie". In Italia, il reddito delle famiglie è invece calato del 3,5% nel quarto trimestre 2022, precisa l'Ocse, evocando "la fiammata dei prezzi energetici" che ha causato una "forte inflazione", con conseguenze sulle disponibilità dei nuclei famigliari.