Enel, Scaroni presidente, Cattaneo ad. In assemblea vince il Tesoro davanti ad Assogestioni
di Giovanni PonsROMA - All'assemblea Enel che ha eletto oggi il nuovo consiglio di amministrazione si è presentato il 65,003% del capitale sociale, in rappresentanza di 34 azionisti, una percentuale più bassa di quella del 2020 quando aveva l'affluenza aveva raggiunto il 70%.
La votazione dei soci sul nuovo cda ha assegnato alla lista del Tesoro il 49,1% dei voti, risultando la più votata e quindi tutti e sei i suoi candidati entrano in consiglio, tra cui Paolo Scaroni alla presidenza, e Flavio Cattaneo nel ruolo di amministratore delegato.
La seconda lista più votata è stata quella presentata da Assogestioni che ha raccolto il 43,49% delle preferenze, e quindi consentendo ai suoi tre candidati, Dario F…
ROMA - All'assemblea Enel che ha eletto oggi il nuovo consiglio di amministrazione si è presentato il 65,003% del capitale sociale, in rappresentanza di 34 azionisti, una percentuale più bassa di quella del 2020 quando aveva l'affluenza aveva raggiunto il 70%.
La votazione dei soci sul nuovo cda ha assegnato alla lista del Tesoro il 49,1% dei voti, risultando la più votata e quindi tutti e sei i suoi candidati entrano in consiglio, tra cui Paolo Scaroni alla presidenza, e Flavio Cattaneo nel ruolo di amministratore delegato.
La seconda lista più votata è stata quella presentata da Assogestioni che ha raccolto il 43,49% delle preferenze, e quindi consentendo ai suoi tre candidati, Dario Frigerio, Alessandra Stabilini e Mario Corsi di occupare le altre tre poltrone che spettano agli azionisti di minoranza.
Non è riuscita invece a eleggere alcun rappresentante in cda la terza lista del fondo Covalis fondato dal finanziere Zach Mecelis, avendo preso soltanto il 6,9% dei voti presenti in assemblea. Questo dato è inferiore al quoziente attribuito al terzo componente della lista Assogestioni, Mario Corsi, e dunque per il meccanismo del voto di lista Marco Mazzucchelli è rimasto escluso dall'organo di governo e, di conseguenza, non ha potuto neanche competere per la carica di presidente.
Dopo l'esito del voto, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha commentato: "Non è la stagione dei gufi. Raggiunto un ottimo risultato, migliore rispetto a tre anni fa, non semplice e scontato, che premia la correttezza e non la scorrettezza. Auguro buon lavoro ai nuovi vertici e a tutti i consiglieri".
Alla sua ultima assemblea alla guida del colosso elettrico, l'amministratore delegato uscente Francesco Starace ha parlato di "nove anni bellissimi per i risultati raggiunti e per come ci siamo arrivati. Sono in uscita da una azienda in cui ho lavorato 23 anni, a cui ho dato tanto e che mi ha dato molto, non nascondo l'emozione". Starace ha rivendicato il +21% del titolo dalla presentazione del piano di novembre: "Il mercato ha capito e apprezzato le nostre caratteristiche, come dimostrato dall'andamento del titolo" e ha quindi augurato "il miglior successo possibile al nuovo cda".
In definitiva si conclude senza grandi scossoni la tornata di nomine ai vertici delle partecipate di Stato, che ha visto confermare Claudio Descalzi all'Eni, Matteo Del Fante a Poste e catapultare Roberto Cingolani a Leonardo. Quella più discussa era proprio la scelta del governo per il vertice Enel, nato da una contrattazione notturna tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani dove la premier ha fatto spazio alle richieste dei due alleati di Forza Italia e Lega che hanno indicato Scaroni per la presidenza e Cattaneo per la gestione operativa. La successiva discesa in campo del fondo Covalis, in nome di una maggiore trasparenza del processo e per dare voce a un presunto malumore dei fondi internazionali per il nome di Scaroni, alla prova dei fatti non ha prodotto alcun risultato concreto.
Una cartina di tornasole sarà la distribuzione delle deleghe che spetta al primo cda che potrebbe tenersi già giovedì pomeriggio. Scaroni, che si è presentato come non indipendente forse proprio per non precludersi la possibilità di assumere qualche delega, in realtà dovrebbe fare il chairman in stile anglosassone, guidando il consiglio di amministrazione ma senza alcun ruolo operativo. E dunque diventando indipendente in quanto i requisiti li possiede, lasciando la carica attualmente ricoperta alla banca d'affari Rothschild ma mantenendo la presidenza del MIlan.
Nei piani del Mef, infatti, la gestione deve stare saldamente nelle mani di Cattaneo, che ha il compito di ridurre l'alto debito finanziario costruito negli anni da Starace e incrementare la redditività del business a vantaggio di tutti i soci. Anche attraverso operazioni straordinarie.
La figura di Scaroni sarà comunque attenzionata dalle diplomazie occidentali. Nathalie Tocci, responsabile dell'Istituto degli Affari internazionali di Roma, ha dichiarato al Wall Street Journal: la nomina di Scaroni "va contro il messaggio che questo governo sta cercando di mandare a livello internazionale. Il primo ministro ha cercato di presentarsi in una certa maniera, mentre questo caso va nella direzione opposta. L'Italia rimane un osservato speciale".