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Mattarella e le stragi: “Gravi deviazioni, verità sulle complicità nello Stato”

(ansa)
Il presidente ricorda Moro nel Giorno dedicato alla memoria delle vittime del terrorismo  
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ROMA - «Fare piena luce sulle gravi deviazioni compiute da elementi dello Stato». Sergio Mattarella lo ripete due volte, con alle spalle l’immagine di Aldo Moro. Al Quirinale è il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo. Nella sala dei Corazzieri hanno preso posto i familiari. Il Capo dello Stato saluta molti di loro, uno per uno, prima di raggiungere il suo posto. In prima fila la premier Meloni, il presidente del Senato La Russa.

Gli anni di piombo, col loro carico di lutti e domande ancora aperte, interrogano le coscienze. «Conoscere la piena verità» sulle stragi è un’esigenza «pressante»: è l’invito del presidente. «Ci furono «complicità di uomini da cui lo Stato e i cittadini si attendevano difesa». Alcune risposte sono arrivate, come dimostra la recente sentenza sulla strage di Bologna, ma restano ombre da dissipare, archivi da aprire.

«È stata la r…

ROMA - «Fare piena luce sulle gravi deviazioni compiute da elementi dello Stato». Sergio Mattarella lo ripete due volte, con alle spalle l’immagine di Aldo Moro. Al Quirinale è il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo. Nella sala dei Corazzieri hanno preso posto i familiari. Il Capo dello Stato saluta molti di loro, uno per uno, prima di raggiungere il suo posto. In prima fila la premier Meloni, il presidente del Senato La Russa.

Gli anni di piombo, col loro carico di lutti e domande ancora aperte, interrogano le coscienze. «Conoscere la piena verità» sulle stragi è un’esigenza «pressante»: è l’invito del presidente. «Ci furono «complicità di uomini da cui lo Stato e i cittadini si attendevano difesa». Alcune risposte sono arrivate, come dimostra la recente sentenza sulla strage di Bologna, ma restano ombre da dissipare, archivi da aprire.

«È stata la reazione morale del popolo a fare la differenza nella lotta al terrorismo», è la tesi di Mattarella, citando una frase profetica di Moro del 1976. Questa reazione, nelle fabbriche, nelle università, nelle piazze, è stata spesso misconosciuta, eppure «sono state queste persone, non i terroristi, a fare la storia d’Italia», così come non va dimenticato che lo Stato vinse «sul terreno della legalità costituzionale, senza cedere alle sirene da regime autoritario». Non è mancata una critica ai «cattivi maestri» di quella torbida stagione. Nel tempo si è parlato molto dei terroristi, meno delle vittime. Era una tesi cara al presidente Napolitano. Mattarella la rilancia. Citando i nomi di ben diciotto morti, dai fratelli Mattei a quelli di via dei Georgofili.

La Giornata delle vittime, furono quasi 400, coincide con l’anniversario dell’omicidio di Moro, Mattarella ha deposto una corona in via Caetani dove il 9 maggio 1978 venne ritrovato il corpo dello statista dc. Un momento necessario in un Paese con scarsa memoria, anche perché, come ha spiegato Benedetta Tobagi, figlia del giornalista Walter ucciso nel 1980, «quella violenza non c’è più, ma non l’abbiamo ancora elaborata». Cerimonia all’insegna di una memoria condivisa. Mattarella ha detto di «ricordare con commozione» Sandro Pertini che nel febbraio 1983 andò al Policlinico a visitare l’attivista del Fronte della Gioventù, Paolo Di Nella, colpito alla testa da militanti di Autonomia operaia mentre affiggeva dei manifesti. «Un gesto di pacificazione», l’ha definito Mattarella. Parole a cui la premier ha annuito più volte. Di Nella morì dopo sette giorni di coma. Aveva 19 anni.

«Queste vittime parlano a tutti noi, parlano ai nostri giovani, sollecitandoli a fare delle istituzioni il luogo autentico del confronto politico, a non lasciarsi accecare dall’odio né tentare dalla violenza per imporre le proprie convinzioni». Ecco la morale, da mandare a memoria: «L’odio e la violenza costituiscono il percorso dei regimi autoritari. La Repubblica si nutre di tolleranza, pazienza, confronto e rispetto».