Pensioni indicizzate, ma i contributi sono fermi. "Buco da 22 miliardi"
di Giuseppe ColomboROMA - Le spese aumentano, le entrate rallentano. E lo squilibrio ricade sui conti dell'Inps, messi sotto pressione. Eccolo il cortocircuito che sta generando l'inflazione. Perché le pensioni sono state rivalutate, seppure non tutte in modo pieno, facendo lievitare la spesa prevista per il 2023 di 22 miliardi. I salari, invece, sono rimasti indietro: gli ultimi dati dell'Istat dicono che il divario tra i prezzi e le retribuzioni è ancora sopra i sette punti percentuali nella media del primo trimestre. Stipendi al palo e quindi meno contributi versati. La sintesi è quello che il presidente dell'Inps Pasquale Tridico ha definito un "gap", un divario. Di fatto un buco di 22 miliardi nelle casse dell'Istituto di previdenza.
ROMA - Le spese aumentano, le entrate rallentano. E lo squilibrio ricade sui conti dell'Inps, messi sotto pressione. Eccolo il cortocircuito che sta generando l'inflazione. Perché le pensioni sono state rivalutate, seppure non tutte in modo pieno, facendo lievitare la spesa prevista per il 2023 di 22 miliardi. I salari, invece, sono rimasti indietro: gli ultimi dati dell'Istat dicono che il divario tra i prezzi e le retribuzioni è ancora sopra i sette punti percentuali nella media del primo trimestre. Stipendi al palo e quindi meno contributi versati. La sintesi è quello che il presidente dell'Inps Pasquale Tridico ha definito un "gap", un divario. Di fatto un buco di 22 miliardi nelle casse dell'Istituto di previdenza.
I servizi vanno ancora peggio: la crescita salariale contenuta è legata al fatto che più della metà dei dipendenti è in attesa del rinnovo del contratto. Soprattutto, nella media del primo trimestre, quando il passo dell'inflazione ha rallentato, la differenza tra la dinamica dell'inflazione e quella delle retribuzioni contrattuali è rimasta superiore ai sette punti percentuali. Uno scenario preoccupante ora che l'inflazione è tornata a crescere.