TORINO - Dalla Francia arrivano rassicurazioni sulla Tav, ma l'Italia non si fida e Bruxelles ha dubbi sui piani di finanziamento delle opere internazionali. Il ministro francese dei Trasporti, Clément Beaune, dice che sulla tratta francese della Torino-Lione "nessuna decisione è stata presa" e rimanda a luglio la questione.
L'attenzione in Italia rimane alta, tanto che il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini dice che "le parole rassicuranti sono un dato positivo, ma aspettiamo Parigi alla prova dei fatti". E annuncia che presto sarà in Val di Susa per vedere come va sul fronte italiano e capire qual è la situazione al di là delle Alpi. In serata da Vicenza, durante un incontro con i vertici di Trenitalia, rincara la dose: "Io non litigo con nessuno, ma noi stiamo mettendo i miliardi per fare la Tav e farci passare i treni, se i francesi dicono che vogliono prendersi qualche anno in più non va bene. La parola data va rispettata e mantenuta".
La Francia è da dicembre 2021 che deve chiarire quali interventi realizzare sulla rete ferroviaria nazionale e con quali tempi. Un dossier del Coi (Conseil d'orientation des infrastructures), che ha lo scopo di suggerire al governo la migliore distribuzione delle risorse, sostiene che sarebbe meglio sistemare subito la linea storica Digione-Modane, costo 670 milioni di euro, e di rimandare al 2043, dieci anni dopo la data prevista di apertura del tunnel transfrontaliero di 57,5 km del Moncenisio, la realizzazione della nuova linea verso Lione. Tratta su cui vanno investiti quasi 7 miliardi.
Diversi gli appelli che invitano il governo transalpino a non rimandare, mentre il movimento No Tav rialza la testa: "Con il rinvio dei lavori che sta valutando la Francia per la sua parte nazionale la Tav si schianta contro un muro", dicono dal Movimento nato alla fine degli anni '90. "Avevamo ragione", aggiungono.
L'obiettivo italiano è evitare che i primi treni che usciranno nel 2033 dalla nuova galleria finiscano sulla vecchia linea. L'esecutivo di Élisabeth Borne non ha scelto, anche se dice che il Coi è "un organo indipendente consultivo", e la Tav non è l'unica opera che va finanziata. Il presidente di turno della conferenza intergovernativa Italia-Francia, Paolo Foietta, è preoccupato.
"Il tunnel che attraversa le Alpi è come un bel ponte, ma un ponte con una sola rampa di accesso è inutilizzabile", ha detto a Repubblica. Alla luce delle parole del ministro dei Trasporti, Foietta, che oggi è a Lione per la prima riunione preparatoria della prossima conferenza intergovernativa del 22 giugno, aggiunge: "Se guardo il bicchiere mezzo pieno - dice - il ministro sostiene che le ipotesi del Coi non sono il Vangelo. È positivo. Non vedo però passi avanti".
Ed ecco il bicchiere mezzo vuoto: "La Francia continua a rimandare la decisione su opere e cronoprogrammi. Ora è necessaria. Tanto che le Ferrovie italiane dicono: perché dovremmo correre sul nostro lato se dall'altra parte l'intervento arriverà anni dopo". Anche da Bruxelles, che cofinanzia la Torino-Lione al 50%, arriva un avviso: "Il rapporto del Coi non dà priorità agli investimenti transfrontalieri e questo solleva le nostre preoccupazioni", dice un funzionario Ue.
Il rischio che la Tav possa bloccarsi "in teoria esiste, ma la Francia non se lo può permettere perché è legata ad accordi con l'Italia e l'Ue - dice Mario Virano, direttore generale di Telt, la società che realizza il tunnel tra Susa e Saint Jean de Maurienne - se non dovesse rispettarli subirebbe un danno". Parigi è però in ritardo. E Foietta immagina una soluzione: "Se la Francia ha bisogno di qualche anno in più, diciamo al 2036, si può ragionare, ma non dieci. L'importante è decidere entro la fine dell'anno. Lo chiede Bruxelles".