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Rigassificatore di Rovigo in vendita: Snam si candida come socio industriale al 25-30%

Un'immagine del rigassificatore al largo delle coste del delta del Po in provincia di Rovigo
  
ExxonMobil e Qatar Petroleum hanno deciso di vendere il 93% delle quote della società che gestisce l'impianti. Subentrerà l'utility italiana assieme a uno-due fondi internazionali
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ROMA - Quando venne inaugurato nel 2009 da Silvio Berlusconi, all’epoca presidente del Consiglio, si presentò a sorpresa anche l’allora ambasciatore Usa Ronald Spogli. Del resto, il rigassificatore di Rovigo – così indicato visto che si trova al largo delle coste del delta del Po – è stata la prima infrastruttura con cui l’Italia ha ridotto la sua dipendenza dalla Russia.

Un’opera sostenuta dall’Unione europea, ma ancora di più dagli Stati Uniti: non a caso, il rigassificatore venne costruito dalla multinazionale ExxonMobil (che detiene il 70% della società di gestione) assieme a Qatar Petroleum (23% delle quote) che finora ha sempre garantito…

ROMA - Quando venne inaugurato nel 2009 da Silvio Berlusconi, all’epoca presidente del Consiglio, si presentò a sorpresa anche l’allora ambasciatore Usa Ronald Spogli. Del resto, il rigassificatore di Rovigo – così indicato visto che si trova al largo delle coste del delta del Po – è stata la prima infrastruttura con cui l’Italia ha ridotto la sua dipendenza dalla Russia.

Un’opera sostenuta dall’Unione europea, ma ancora di più dagli Stati Uniti: non a caso, il rigassificatore venne costruito dalla multinazionale ExxonMobil (che detiene il 70% della società di gestione) assieme a Qatar Petroleum (23% delle quote) che finora ha sempre garantito la fornitura di Gnl (fino a 8 miliardi l’anno), il gas naturale liquefatto che viene spedito via mare. Ora che l’Italia – così come il resto della Ue – ha ridotto in modo sostanzioso le importazioni dalla Russia dotandosi di altre infrastrutture (il gasdotto Tap così come i rigassificatori di Piombino e Ravenna), l’impianto di Rovigo, può cambiare di mano. Exxon e il Qatar hanno deciso di vendere l’intero pacchetto azionario.

Rovigo potrà così diventare di fatto “italiano”. Visto che tra le aziende più interessate c’è il gruppo Snam, al momento titolare di una piccola quota di minoranza (7%). Stando a fonti finanziarie, l’operazione è entrata nel vivo con l’apertura della data room: in gergo tecnico la fase in cui chi vende consente ai possibili acquirenti di visionare tutti i dati aziendali per arrivare a una offerta economica. Ma quale sarà la prossima struttura azionaria di Adriatic Lng, la società che gestisce il rigassificatore? Snam dovrebbe salire al 25-30% del capitale, mentre il resto andrebbe a fondi finanziari specializzati. L’elenco è lungo: si va dagli australiani Macquarie (già entrato nella partite italiane delle reti tlc) e Igneo Infrastructure, nonché gli americani BlackRock, Kkr ed Energy Infrastructure.

Non è escluso che possa entrare più di un fondo. Di sicuro, Snam sarà il socio industriale, rafforzando il suo peso nella gestione delle infrastrutture europee per la lavorazione del gas liquefatto. Gestisce già gli altri tre impianti già in attività (La Spezia, Livorno e l’ultimo arrivato Piombino) a cui si aggiungerà l’anno prossimo anche la nave gasiera che verrà ancorata a Ravenna e trasformata in rigassificatore.

Un ruolo che ha fatto di Snam uno dei protagonisti nelle operazioni per affrancarsi dal gas russo e assicurarsi materia prima durante l’ultima stagione in cui gli idrocarburi saranno centrali per poi lasciare il campo alle rinnovabili. Lo dimostrano i dati finanziari del primo trimestre dell’anno, dall’aumento dei ricavi a 912 milioni (+12% sul 2022), grazi alla crescita delle attività regolate e degli investimenti tecnici per 308 milioni (+38%) e un utile che ne ha inevitabilmente risentito, ma in modo limitato (301 milioni in calo del 7%).