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Più figli, più donne disoccupate: nemmeno i progetti Pnrr per mense e asili colmeranno il divario Nord-Sud

Il ministro per gli Affari Europei e il Pnrr Raffaele Fitto (ansa)

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L'istituto di ricerca attesta che l'effettiva assegnazione dei fondi ad alcune Regioni del Mezzogiorno, in particolare Sicilia, Campania e Puglia, non è sufficiente per raggiungere un livello di copertura comparabile con le altre aree del Paese
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ROMA - I progetti Pnrr per l'edilizia scolastica, soprattutto quelli per la costruzione di mense ed asili nido, non riusciranno a permettere alle madri di lavorare e seguire i figli. In tutta italia, ma soprattutto al Sud. Uno studio appena pubblicato dalla Svimez infatti dimostra che le risorse del Pnrr non sono state distribuite in modo tale da colmare i divari territoriali, che sono enormi.

Lo rivelano i dati dello studio, in particolare dove affronta le ricadute negative per l'assenza dei servizi. Al Nord il tasso di occupazione femminile tra i 25 e i 49 anni scende dall’85% per le donne senza figli al 66% per le madri con figli di età inferiore ai 6 anni (-22%). Nel Sud cala in maniera ancora più accentuata: dal 58% ad appena il 38% per le donne con figli in età prescolare. Anche per la carenza di servizi per l’infanzia, nelle regioni meridionali la maternità riduce il tasso di occupazione delle giovani donne di oltre un terzo.

Anche perché i Comuni del Centro-Nord, che già disponevano di buone strutture scolastiche e di asili nido, a loro volta hanno richiesto fondi, e apriranno altre scuole, lasciando ancora più indietro i Comuni del Mezzogiorno, in difficoltà per gli uffici vuoti e lo spettro di non trovare poi adeguate professionalità da inserire nei nuovi asili. "Il Pnrr finanzia le strutture, ma se poi tutto questo non si declina in servizi al cittadino le strutture non servono. E non vale solo per gli asili nido e le scuole, ma anche per la sanità", afferma il presidente Anci Sicilia Paolo Amenta.

E visto che asili nido, mense scolastiche e palestre non erano solo un obiettivo per alzare il livello dell'istruzione, ma anche per permettere alle donne di non dover scegliere tra lavoro e figli, sembra che, per il Mezzogiorno, questo obiettivo sia destiato, ancora una volta, a non essere raggiunto.

I divari territoriali

I divari regionali più marcati si osservano per la disponibilità di mense scolastiche, la cui assenza limita la possibilità di offrire il tempo pieno. Meno del 25% degli alunni meridionali della scuola primaria frequenta scuole dotate di mensa, contro circa il 60% nel Centro-Nord; meno del 32% dei bambini nel caso delle scuole dell'infanzia, contro circa il 59% nel Centro-Nord. Le situazioni più deficitarie interessano Sicilia e Campania, con percentuali inferiori al 15%. Un dato molto preoccupante se paragonato al 66,8% raggiunto dall'Emilia-Romagna e al 69,6 % della Liguria.

Le quote per il Sud si sono "ristrette"

Gli analisti della Svimez non ignorano che le quote per il Mezzogiorno sono state anche ampliate, considerati i fortissimi dislivelli che esistono per scuole e asili in Italia. La quota Sud per gli asili nido, raggiunta con molti sforzi e dopo le riaperture dei bandi che hanno rallentato le procedure al punto, è del 55,3%, quella delle mense scolastiche del 57,9% e quella delle palestre del 54,3%. Quindi tutto bene? Niente affatto. Perché queste quote si riferiscono solo alla fase iniziale, progettuale.

Perché l'assegnazione delle risorse dipendeva dai progetti e i Comuni del Mezzogiorno hanno avuto più difficoltà degli altri a presentarli. E quindi la quota degli asili nido si è ridotta al 52%, quella delle mense al 41% e quella per le palestre al 43%. La riduzione maggiore per le Regioni più in difficoltà: la Sicilia, a fronte di assegnazioni di 80,5 milioni, ha presentato progetti per 18 milioni. La Campania, a fronte di una disponibilità di 83 milioni, ha presentato richieste per 47.

Province: Ferrara batte Caltanisetta

Risultato, la provincia di Ferrara, che già superava i livelli minimi previsi per legge di 33 posti per 100 bambini tra 3 e 36 mesi, con un indice di copertura del 36,5%, ha ricevuto 2.831 euro pro capite, contro i 589 della provincia di Caltanissetta, il cui indice di copertura al momento è pari al 5%. Le Province con il maggior fabbisogno di investimenti non coincidono praticamente mai, appura la Svimez, con quelle che hanno ricevuto maggiori risorse pro capite. E' il caso di Pescara, Barletta-Andria-Trani, Crotone, Caltanissetta e Caserta per gli asili nido; Reggio Calabria per le mense, Catanzaro, Isernia, Brindisi e Cagliari per le palestre.

L'Anci SIcilia: "Allarme lanciato un anno fa"

A chi amministra gli enti locali nel Mezzogiorno però i dati Svimez non dicono nulla di nuovo, e sono solo l'amara conferma di quanto denunciato un bel po' di tempo fa: "Questa è una storia che raccontiamo da quando è cominciata l'avventura del Pnrr, - conferma il presidente dell'Anci Sicilia Paolo Amenta - e continuiamo a raccontare, come un mantra. C'era la necessità di far dialogare, dall'inizio, i bilanci dei Comuni con lo Stato. Come si fa a colmare un divario di questo tipo, con una copertura media dell'8% rispetto a un livello minimo del 33%, con i nostri vincoli di bilancio che da tantissimi anni bloccano le assunzioni? Stiamo lavorando a un Pnrr calato dall'alto, non siamo stati coinvolti e solo ultimamente ci si è decisi ad ascoltarci nella cabina di Regia. Il federalismo fiscale ha reso difficili le assunzioni, e da noi è anche difficile reperire poi le professionalità idonee a far funzionare le strutture aperte con i fondi del Pnrr".