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Negozi, dal 2019 ne sono spariti 52mila. La scure della perdita di potere d'acquisto: gli italiani ne hanno bruciato per 15 miliardi

(ansa)
Secondo il rapporto della Confesercenti, l'effetto dell'inflazione sulle famiglie è più forte della concorrenza dell'online
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MILANO - Più che la concorrenza dell'online, sulla moria dei negozi di vicinato ha avuto un effetto esplosivo la perdita di potere d'acquisto da parte delle famiglie italiane.

52mila negozi in meno

Secondo il rapporto "Il commercio tra oggi e domani" di Confesercenti e Ipsos, alla fine di quest'anno il saldo delle imprese del commercio rispetto al 019 sarà negativo per 52mila attività: un -7 per cento. "Un’accelerazione del processo di desertificazione su cui incide la doppia crisi vissuta dal comparto che, dopo lo stop imposto dalla pandemia, ha visto interrompersi la ripresa a causa degli effetti di inflazione e caro-energia, che hanno eroso la capacità di spesa delle famiglie: negli ultimi due anni, il potere d’acquisto degli italiani è infatti calato di 14,7 miliardi di euro, oltre 540 euro in meno per nucleo familiare. Un vero e proprio crollo, che pesa sul tessuto dei negozi di vicinato più della …

MILANO - Più che la concorrenza dell'online, sulla moria dei negozi di vicinato ha avuto un effetto esplosivo la perdita di potere d'acquisto da parte delle famiglie italiane.

52mila negozi in meno

Secondo il rapporto "Il commercio tra oggi e domani" di Confesercenti e Ipsos, alla fine di quest'anno il saldo delle imprese del commercio rispetto al 019 sarà negativo per 52mila attività: un -7 per cento. "Un’accelerazione del processo di desertificazione su cui incide la doppia crisi vissuta dal comparto che, dopo lo stop imposto dalla pandemia, ha visto interrompersi la ripresa a causa degli effetti di inflazione e caro-energia, che hanno eroso la capacità di spesa delle famiglie: negli ultimi due anni, il potere d’acquisto degli italiani è infatti calato di 14,7 miliardi di euro, oltre 540 euro in meno per nucleo familiare. Un vero e proprio crollo, che pesa sul tessuto dei negozi di vicinato più della concorrenza dell’online", sintetizza l'associazione.

A pagare il conto maggiore sul 2019 sono soprattutto i negozi di moda (-8.553 unità rispetto al 2019, con un calo del -6,3%), anche se le riduzioni percentuali più elevate vengono registrate da Giornali e articoli di cartoleria (-13,5%, per 3.963 imprese in meno). In forte contrazione anche le imprese attive nella vendita di pane e torte, (-6,1%, per 679 attività in meno) e di carni (-5,7%, -1.663 imprese). Più contenuta la perdita per le librerie (-2%, o -112 imprese). Tra i pochi segni positivi ci sono le imprese specializzate nella vendita di frutta e verdura, che rispetto all’ultimo anno prima della pandemia crescono del 2%, per un totale di 432 imprese in più. Bene anche i negozi specializzati in Pesci, crostacei e molluschi (+107 attività, per una variazione positiva del +1,2%) e quelli della distribuzione bevande, che aumentano di 291 attività sul 2019, con una crescita del +4,5% rispetto al periodo precedente alla pandemia.

La Confesercenti, che chiede un supporto al reddito delle famiglie anche per arginare l'emorragia di quste attività, stima che sia possibile stimare nei prossimi sette anni – da qui al 2030 - una contrazione di circa 73 mila attività commerciali di vicinato (-11% sul totale), ad un ritmo di 18 negozi spariti al giorno.

Viaggi, tech e moda si comprano online

Il rapporto traccia nel complesso una tenuta del rapporto tra italiani e negozi fisici, nonostante la spinta allo shopping online arrivata durante la pandemia. Secondo il sondaggio, chi ha acquistato nell’ultimo anno esclusivamente, prevalentemente o qualche volta online è maggioritario solo nel comparto ‘viaggi e vacanze’ (dove raggiunge il 72%), elettronica e prodotti tecnologici (62%) e moda (52%). La quota di clienti che, nello stesso periodo, ha comprato solo, prevalentemente o qualche volta nei negozi fisici, invece, è maggioritaria per tutte le altre sei tipologie: articoli e abbigliamento sportivo (54%), cosmetica, profumeria e cura del corpo (58%), arredamento e complementi d’arredo (69%), cibo e bevande d’asporto (69%), prodotti per la pulizia della casa (77%) e alimentari (82%).

Per altro, se si guarda all'analisi per fasce di età emerge che la più recente generazione Z mostra un ritorno alla prferenza per il negozio fisico rispetto a quella per l'eCommerce che ha travolto i nati tra gli anni Ottanta e la prima metà dei Novanta.

I rincari, i tagli e il caso-pasta

Il problema che emerge con forza, piuttosto, è quello legato all'erosione dei redditi reali che "è stata particolarmente forte già nel 2022, durante il quale si è registrata una perdita di potere d'acquisto di 11,8 miliardi di euro. Una tendenza che purtroppo continuerà anche quest’anno: secondo le nostre stime, nel 2023 il potere d’acquisto delle famiglie subirà un'ulteriore riduzione di 2,9 miliardi di euro e la capacità di spesa raggiunta nel 2021 non sarà recuperata prima del 2027". Dall'onda inflazionistica sono stati travolti i risparmi: "Per fronteggiare l’aumento dei prezzi, le famiglie hanno dato fondo alle proprie riserve. Nel 2022 gli italiani hanno destinato ai consumi circa 52,9 miliardi di risparmio accumulato dalle famiglie e, senza un’inversione di tendenza, ne bruceranno altri 27 miliardi nel 2023", dice il rapporto.

Se ha attutito il colpo dei rincari, il risparmio "non è però bastato a mantenere i livelli di consumo delle famiglie". Basta prendere i dati più recenti per rendersene conto: tra gennaio e marzo i volumi delle vendite alimentari sono scesi in media del -4,7%. Anche la pasta, al centro in queste settimane di un caso-rincari con tanto di intervento governativo, è stata vittima di questa dinamica: le sue vendite, nel primo trimestre di quest’anno, hanno subito un calo del 10,7% in volume. "Un declino mai visto per il prodotto simbolo per eccellenza della tradizione gastronomica italiana nel mondo".