Il G7: sanzioni più dure a Mosca, ora è l’Europa a non volere il gas
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Inasprire le sanzioni contro la Russia, chiudere i rubinetti per le sue forniture di gas verso i paesi europei che aveva ricattato l'anno scorso, e contrastare le pratiche economiche coercitive delle Cina. È ambiziosa l'agenda del G7 che si apre venerdì a Hiroshima, in Giappone, e conferma di come la sfida per l'egemonia globale lanciata dai regimi autocratici contro le democrazie sia l'emergenza centrale del nostro tempo.
Presentando ieri la missione ai giornalisti, il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha detto che "Biden non vede l'ora di volare a Hiroshima per incontrare i leader del G7", anche per esorcizzare i timori che il braccio di ferro in corso con i repubblicani per alzare il tetto del debito costringa invece il presidente a saltare l'appuntamento. Quindi Kirby ha aggiunto: "Il G7 è più unito che mai". Su cosa, lo stanno chiarendo le anticipazi…
NEW YORK - Inasprire le sanzioni contro la Russia, chiudere i rubinetti per le sue forniture di gas verso i paesi europei che aveva ricattato l'anno scorso, e contrastare le pratiche economiche coercitive delle Cina. È ambiziosa l'agenda del G7 che si apre venerdì a Hiroshima, in Giappone, e conferma di come la sfida per l'egemonia globale lanciata dai regimi autocratici contro le democrazie sia l'emergenza centrale del nostro tempo.
Presentando ieri la missione ai giornalisti, il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha detto che "Biden non vede l'ora di volare a Hiroshima per incontrare i leader del G7", anche per esorcizzare i timori che il braccio di ferro in corso con i repubblicani per alzare il tetto del debito costringa invece il presidente a saltare l'appuntamento. Quindi Kirby ha aggiunto: "Il G7 è più unito che mai". Su cosa, lo stanno chiarendo le anticipazioni uscite nelle ultime ore, che profilano un rovesciamento dell'approccio a Mosca.
Il Financial Times ha scritto che il vertice di Hiroshima, e l'undicesimo pacchetto di sanzioni contro il Cremlino, puntano a bloccare le forniture di gas che la Russia invia con i gasdotti verso Germania e Polonia. L'idea sarebbe quella di impedire "la riapertura di rotte precedentemente chiuse da Mosca nel suo uso dell'energia come un'arma, almeno sino alla fine del conflitto".
Durante l'estate del 2021 Putin aveva iniziato a ridurre le forniture, e ora sappiamo che lo aveva fatto per preparare l'invasione dell'Ucraina facendo aumentare il costo del gas. Ora però il prezzo è sceso da 300 euro al Megawattora a 33, le importazioni in Europa dalla Russia sono calate dal 40 al 10% del totale, e le riserve sono al 60% rispetto al 30% dell'anno scorso. Perciò Bruxelles può permettersi di rovesciare il tavolo e chiudere lei i rubinetti di Mosca. Un problema economico serio per Putin, perché mentre la vendita del petrolio è un "fidanzamento", nel senso che puoi sempre indirizzare le navi verso altri porti, il gas è un "matrimonio", nel senso che le infrastrutture per esportarlo altrove ancora non ci sono. Quindi il Cremlino faticherebbe a rimpiazzare i ricavi perduti nel Vecchio continente.
Seguendo lo stesso criterio, il G7 dovrebbe invertire l'approccio anche alle sanzioni. Invece di scrivere una lista dei prodotti vietati, tutte le esportazioni verso la Russia sarebbero bandite in partenza, tranne quelle autorizzate da uno specifico documento. Un isolamento commerciale automatico e quindi più difficile da superare. Allo stesso tempo si lavorerebbe per rafforzare le misure contro chi aggira le sanzioni, a partire dai paesi vicini come l'Armenia, in modo da rendere più efficaci le misure.
Il G7 punterà anche a denunciare le attività coercitive della Cina nel settore economico, incluse le "trappole del debito" provocate dalla nuova Via della seta. In questo quadro, le speranze dell'Italia di poter rimandare all'autunno le discussioni sulla rinuncia alla propria adesione rischiano di andare deluse, perché è difficile che Washington conceda a Roma una completa apertura di credito fino a quando questo nodo non sarà sciolto. Gli Usa hanno ripreso il dialogo con la Repubblica popolare, in particolare con i due giorni di colloqui a Vienna tra il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan e il collega Wang Yi. Sperano che Xi usi finalmente la sua influenza per frenare Putin in Ucraina, ma non al prezzo di dargli via libera tra gli alleati europei.