Il fascino del secondo polo
di Vittoria PulddaIl primo trimestre del 2023 ha regalato una montagna di utili alle banche italiane (e non solo), grazie ai tassi alti. E in genere, quando si ha il vento in poppa è più difficile che si facciano scelte di forte discontinuità; insomma, la stagione dell'm&a bancario rischia di dover attendere ancora. In parte vale anche il contrario: pochi crediti in sofferenza, capitale di sorveglianza in abbondanza (come dimostrano i dati e i generosi piani di buy back) atteggiamento probabilmente benevolo da parte della Bce: quasi le condizioni migliori per una fusione. La partita più gettonata resta quella Banco Bpm-Unicredit, mentre sullo sfondo c'è Mps: anch'essa in gran spolvero con la trimestrale, ma pur sempre con un percorso tracciato (l'uscita a termine del Mef dal capitale).
Ad aver senso, Banco-Unicredit ce l'avrebbe (Mps a parte, perché sottrarrebbe due pote…
Il primo trimestre del 2023 ha regalato una montagna di utili alle banche italiane (e non solo), grazie ai tassi alti. E in genere, quando si ha il vento in poppa è più difficile che si facciano scelte di forte discontinuità; insomma, la stagione dell'm&a bancario rischia di dover attendere ancora. In parte vale anche il contrario: pochi crediti in sofferenza, capitale di sorveglianza in abbondanza (come dimostrano i dati e i generosi piani di buy back) atteggiamento probabilmente benevolo da parte della Bce: quasi le condizioni migliori per una fusione. La partita più gettonata resta quella Banco Bpm-Unicredit, mentre sullo sfondo c'è Mps: anch'essa in gran spolvero con la trimestrale, ma pur sempre con un percorso tracciato (l'uscita a termine del Mef dal capitale).
Ad aver senso, Banco-Unicredit ce l'avrebbe (Mps a parte, perché sottrarrebbe due potenziali acquirenti di Siena). Che poi succeda, è tutto un altro paio di maniche. Anzi, a stare alle dichiarazioni ufficiali i protagonisti tirano dritti per la loro strada - divergente - senza esitazioni. "Oggi non ci sono le condizioni, quindi meglio proseguire da soli e con il buyback", ha detto un paio di settimane fa Andrea Orcel. Dello stesso tenore le dichiarazioni del potenziale target. L'amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, punta nel 2024 a raddoppiare gli utili del 2022 e quest'anno a fare due volte meglio rispetto al 2021; per cui ritiene che la strategia migliore per gli azionisti è che la banca continui a "crescere da sola, per generare valore". Però è altrettanto vero che le operazioni prima si fanno e poi si annunciano. E quando succede il contrario, malgrado tutto, accade piuttosto che saltino. Come si è visto intorno all'11 febbraio del 2022, quando la fuga di indiscrezioni fece saltare i rapporti di cambio tra le due banche.
E ora? Ai prezzi di giovedì scorso un'azione Unicredit valeva 4,91 volte un titolo Unicredit. praticamente lo stesso rapporto del 7 febbraio 2022 (5,06 volte), pochi giorni prima della fiammata di Borsa accesa dai rumors che davano per imminente il lancio dell'Opa (forse durante il weekend, si disse). Se invece guardiamo esattamente a un anno, fa il rapporto è ancora più a favore di Orcel, perché il titolo Unicredit si è apprezzato di circa il 100% e quello Bpm "solo" del 33%. L'ufficio studi di Equita stima un eccesso di capitale da parte di Unicredit "in area 6-7,5 miliardi, sulla base di un Cet1 target di 12,5-13%". In base a questi calcoli Orcel potrebbe persino comprare il Banco Bpm per cassa, visto che la capitalizzazione di Borsa di Castagna è sui 5,9 miliardi. Ma al di là dei concambi (e dell'inevitabile premio che comunque Unicredit dovrebbe mettere sul piatto) i ragionamenti su cui battono i fans della fusione sono stanzialmente due. Il primo è la nascita di un secondo polo bancario italiano, alle spalle di Intesa (che, per la stessa ragione, difficilmente vedrebbe di buon occhio la mossa). L'altro, altrettanto forte, è il rafforzamento di Unicredit nell'area più ricca del Paese, la Lombardia. Una regione in cui Banco Bpm ha una presenza forte (l'11,6% negli impieghi, mentre Unicredit è un po' sopra il 10% e Intesa da sola è al 22,1); insieme, scrive ancora Equita, avrebbero una quota di mercato in termini di filiali vicina al 20% in Lombardia.
Un elemento sottolineato anche da Fabrizio Palenzona, in un'intervista a Repubblica subito dopo l'elezione alla presidenza di Fondazione Crt (azionista sia di Unicredit sia di Banco Bpm): "L'idea di Profumo era di rafforzare Unicredit in Lombardia, dove c'era un deficit per la banca rispetto ad altre aree in Italia. A distanza di vent'anni mi risulta che quel deficit ci sia ancora, e che quindi resti la valenza strategica dell'operazione", cioè una fusione con la banca guidata da Castagna. Almeno, dal suo punto di vista.