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La lunga estate di Piazzetta Cuccia

Dopo la mossa di Caltagirone, che ha alzato la sua quota al 9,9%, la parola d’ordine ufficiale è “dialogo” tra il management e i soci. Ma presto partiranno le trattative per il nuovo cda e per la presidenza
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Generali humanum est, Mediobanca diabolicum. Dopo lo scontro frontale dello scorso anno a Trieste tra Francesco Gaetano Caltagirone e la stessa Mediobanca è insomma difficile aspettarsi che in Piazzetta Cuccia si replichi il medesimo copione. Anzi, in attesa dell'assemblea del prossimo ottobre che dovrà rinnovare il consiglio dell'istituto, gli umori che si raccolgono tra il management della stessa Mediobanca, guidato da Alberto Nagel, e i due azionisti più rilevanti - la Delfin della famiglia Del Vecchio con un soffio meno del 20% e lo stesso Caltagirone con il 9,9% - ma che non hanno rappresentanti in consiglio, sono concilianti e improntati al dialogo. Non vedremo, insomma, una campagna come quella di "Awakening the Lion", "Risvegliare il Leone", con cui un anno fa - aprile 2022 - l'imprenditore romano provò a contendere la gestione delle Generali alla lista presentata dallo stesso cda della compagnia e sostenuta da Mediob…

Generali humanum est, Mediobanca diabolicum. Dopo lo scontro frontale dello scorso anno a Trieste tra Francesco Gaetano Caltagirone e la stessa Mediobanca è insomma difficile aspettarsi che in Piazzetta Cuccia si replichi il medesimo copione. Anzi, in attesa dell'assemblea del prossimo ottobre che dovrà rinnovare il consiglio dell'istituto, gli umori che si raccolgono tra il management della stessa Mediobanca, guidato da Alberto Nagel, e i due azionisti più rilevanti - la Delfin della famiglia Del Vecchio con un soffio meno del 20% e lo stesso Caltagirone con il 9,9% - ma che non hanno rappresentanti in consiglio, sono concilianti e improntati al dialogo. Non vedremo, insomma, una campagna come quella di "Awakening the Lion", "Risvegliare il Leone", con cui un anno fa - aprile 2022 - l'imprenditore romano provò a contendere la gestione delle Generali alla lista presentata dallo stesso cda della compagnia e sostenuta da Mediobanca, incassando una sonora sconfitta.

La ricerca del dialogo

"Dialogo" è la parola che circola su tutti i fronti interessati al rinnovo del consiglio che questa volta - a ottobre - tocca a Mediobanca. Lo vogliono ovviamente Nagel e i manager della banca, forti adesso di un consiglio espresso in maggioranza proprio dalla lista del cda, ma che sanno di non poter tenere fuori dalla porta due azionisti che assieme hanno un terzo del capitale. Lo esigono i suddetti azionisti, che considerano dovuto l'ingresso nella stanza dei bottoni sotto forma di un numero congruo di consiglieri e magari di un presidente da loro, o con loro, espresso. Troppo presto per avviare trattative vere e proprie, quel che conta adesso per tutti è aprire canali di comunicazione e mandarsi messaggi di non ostilità. Dialoghi sono già in corso e anche la scorsa settimana, presentando i risultati del trimestre, Nagel ha voluto specificare che "lavoriamo con tutti gli azionisti".

Anche gli eventi degli ultimi giorni non sembrano aver scosso più di tanto i protagonisti. Eppure qualcosa è successo: prima la notizia - data da La Stampa - che Caltagirone ha il 9,9% di Mediobanca, circa il doppio del 5% finora noto. È vero che in Piazzetta Cuccia il dato era già conosciuto, ma il fatto che sia diventato pubblico ha alimentato dietrologie su chi abbia avuto interesse a renderlo tale e speculazioni sulle prossime mosse. Speculazioni alimentate anche da un'altra curiosa coincidenza: negli stessi giorni una "manina" ha inserito nel decreto legge del 10 maggio una norma del tutto estranea ai temi del testo, che poneva alcuni vincoli alla presentazione di liste da parte dei cda, riecheggiando proprio le richieste di Caltagirone alla Consob durante la battaglia per Generali. Chi c'era dietro quella norma, che comunque è stata espunta dal testo? In casa Caltagirone se ne nega la paternità; 500 chilometri più a Nord l'opinione è diversa. Ma per ora nessuno vuole che la commedia degli equivoci diventi scontro.

Con questepremesse, a tempo debito e sotto scadenza - probabilmente in estate - partiranno quelle che nessuno vuole chiamare trattative, ma che di fatto lo sono. Sull'attuale gestione di Mediobanca non ci sono critiche sostanziali, anche da parte dei due grandi soci. Del resto l'istituto ha appena annunciato l'ennesimo trimestre di risultati in crescita, batterà le previsioni del piano industriale che si conclude appunto a ottobre e si prepara a un nuovo piano (verrà presentato il 24 di questo mese) ancor più sfidante. E i risultati, come Nagel ha spiegato ai soci, non dipendono solo dai tassi in rialzo, come sta avvenendo per tutto il mondo bancario, ma da una strategia che ha consentito di mantenere la redditività slegata dal costo del denaro e sta sfruttando le sinergie tra i servizi di private banking e quelli di investment banking diretti ai tanti medi imprenditori italiani.

I capitoli caldi

Al centro dei prossimi colloqui saranno due temi: governance e missione di Mediobanca e gestione della partecipazione nelle Generali che è croce e delizia di Caltagirone, mentre non si sa se gli eredi di Leonardo Del Vecchio in Delfin - compreso il plenipotenziario Francesco Milleri - condividano le aspirazioni di una strategia alternativa per la compagnia, specie dopo la bocciatura in assemblea lo scorso anno. Sul primo punto una base di partenza può essere quella dello statuto. I due grandi soci, nell'ipotesi estrema in cui Assogestioni non presentasse la propria lista e loro stessi avessero liste di minoranza separate, potrebbero ottenere al massimo tre consiglieri sul tetto di quindici previsti per il cda. Ma è molto difficile che si avveri questo scenario; ben più probabile che nella lista presentata dal cda e che Nagel metterà a punto per la terza volta da ad di Mediobanca si trovi spazio anche per i grandi azionisti, che si può supporre puntino però ad avere in questo caso più di tre posti. Altro capitolo caldo rischia di essere la presidenza dell'istituto: anche qui Caltagirone e i Del Vecchio vorranno avere voce in capitolo e non è escluso che lo stesso ingegnere romano possa aspirarvi. Resta per ora un'ipotesi di scuola - anche perché difficilmente sarebbe gradita all'interessato - quella di portare proprio Nagel alla presidenza, per trovare un altro ad.

La quadra su Generali

Ben più difficile sarà trovare la quadra sulle Generali, dove finora la linea di Piazzetta Cuccia è stata quella di lasciare autonomia al cda della compagnia e all'amministratore delegato Philippe Donnet, che sei anni fa - quando il consiglio non presentava ancora la sua lista - era stato nominato anche da Mediobanca. Ma oggi Donnet è la bestia nera di Caltagirone, che nel cda di Generali ha lasciato tre consiglieri di minoranza (tra cui anche il neo amministratore delegato di Enel Flavio Cattaneo, che non pare intenzionato a lasciare il board di Trieste) a condurre una sorta di guerra di logoramento. Schermaglie i cui esiti, vista la sproporzione delle forze in campo, appaiono tutt'altro che garantiti.