✕

Mary Barra, ad di General Motors che in due anni vuole superare la Tesla

Basso profilo, lunghi silenzi e decisioni rapide: in nove anni ha trasformato un gruppo pachidermico e polveroso come Gm, traghettandolo nella modernità. E adesso è pronta per la sfida finale: un milione di auto elettriche in Nord America entro il 2025 e stop ai veicoli a benzina entro il 2035
3 minuti di lettura

Indossa un contapassi ma confessa che non sempre riesce a fare i 10 mila che si ripropone. Sulla scrivania in ufficio tiene un pupazzetto di Einstein e alcune automobiline, sua passione, in versione ridotta e naturale, da quando era piccola. Mary Barra, Ceo di General Motors, 61 anni, quarta nella classifica Forbes delle donne più potenti del pianeta, un marito, due figli, due cani, sogna un mondo senza emissioni, senza traffico e senza incidenti. Sul suo profilo Twitter (utilizzato con parsimonia) dichiara di guidare uno Hummer e una Chevrolet Bolt e di essere impegnata nella creazione di un futuro tutto elettrico. Il suo piano è scalzare Tesla dalla leadership entro il 2025, obiettivo ambizioso se si guarda alle stime della produzione di veicoli elettrici nel primo trimestre di quest'anno (20.670 contro 161.000 del gruppo di Elon Musk).

Indossa un contapassi ma confessa che non sempre riesce a fare i 10 mila che si ripropone. Sulla scrivania in ufficio tiene un pupazzetto di Einstein e alcune automobiline, sua passione, in versione ridotta e naturale, da quando era piccola. Mary Barra, Ceo di General Motors, 61 anni, quarta nella classifica Forbes delle donne più potenti del pianeta, un marito, due figli, due cani, sogna un mondo senza emissioni, senza traffico e senza incidenti. Sul suo profilo Twitter (utilizzato con parsimonia) dichiara di guidare uno Hummer e una Chevrolet Bolt e di essere impegnata nella creazione di un futuro tutto elettrico. Il suo piano è scalzare Tesla dalla leadership entro il 2025, obiettivo ambizioso se si guarda alle stime della produzione di veicoli elettrici nel primo trimestre di quest'anno (20.670 contro 161.000 del gruppo di Elon Musk).

La migliore Ceo di Gm

Ma Mary Barra, nata Makela, da genitori finlandesi, ha tempra coriacea, determinazione caparbia, basso profilo e non si lascia intimidire. "La pressione mi dà coraggio, o mi motiva a lavorare più rapidamente". Bob Lutz, vicepresidente Gm negli anni 2000, oggi novantunenne, la ricorda quando, nella veste di responsabile dello stabilimento di Detroit, partecipava alle riunioni: "Era molto attenta e di poche parole. Sembrava una donna in gamba, di quelle che portano a casa il risultato". Tuttavia nessuno avrebbe scommesso su un futuro da Ceo. "Era troppo silenziosa e non abbastanza assertiva. Non aveva il profilo di una leader". I superiori le ripetevano che doveva smettere di scusarsi. Eppure, prosegue l'ex manager, "è la migliore Ceo che Gm abbia mai avuto, molto migliore di tutti gli uomini che io ricordi".

La scalata e la nomina

Pioniera in un'industria automobilistica dominata da uomini, Barra elargisce perle di saggezza. Alcune le somigliano particolarmente: "Se fai il tuo lavoro come se fosse per tutta la vita, allora verrai notato. Perché significa che ci investirai e lo migliorerai". Lei, questo consiglio, lo ha preso molto sul serio e ha fatto della monogamia professionale la chiave della propria ascesa. Cresciuta a Royal Oak, in Michigan, figlia di Ray Makela, operaio alla Pontiac (ex marchio GM) che le ha trasmesso la passione per le auto, a 18 anni cominciò a lavorare in uno stabilimento del gruppo per pagarsi gli studi di Ingegneria nell'università (di proprietà di Gm), oggi chiamata Kettering, dove incontrò il marito Anthony. Dopo un master ad Harvard (grazie a una borsa di studio offerta, guarda caso, da Gm) rientrò nel gruppo che ha progressivamente e implacabilmente scalato. È stata direttrice di stabilimento, vicepresidente Global manufacturing engineering e Global human resources, per approdare alla vicepresidenza esecutiva con la responsabilità dello sviluppo del prodotto, fino all'inaspettata nomina, a gennaio 2014, a Ceo del gruppo di cui, dal 2016, è anche presidente.

Il passaggio alla modernità

Una delle prime mosse, arrivata alle risorse umane, è stata l'abolizione del voluminoso codice di abbigliamento aziendale, sostituito con la raccomandazione "vestitevi in modo appropriato" e con la considerazione che "se ci affidiamo a queste persone per progettare veicoli o servire clienti, come possiamo pensare che non sappiano vestirsi?". Un mese dopo la nomina di Barra a Ceo è esploso il peggior scandalo della storia di Gm: un problema al sistema di accensione delle auto all'origine di oltre 100 decessi. Lei, al centro di una bufera di cui non era responsabile, ordinò il ritiro dal mercato di milioni di veicoli, partecipò ad audizioni parlamentari, affrontò indagini federali, creò un fondo per il risarcimento delle vittime e si scusò ripetutamente. Nei suoi nove anni al comando ha chiuso cinque stabilimenti in Nord America, licenziando 14 mila dipendenti e affrontando l'ira dell'allora presidente Trump, ha ridotto attività e ceduto rami d'azienda (compreso il marchio storico Opel), ha lasciato Russia, India ed Europa per concentrarsi su Usa e Cina, si è impegnata a fermare la produzione di veicoli a benzina a partire dal 2035 e a sfornare entro il 2025 oltre un milione di auto elettriche in Nord America grazie alla nuova strategia basata su una piattaforma modulare di batterie tipo Lego utilizzabile su qualsiasi veicolo Gm, con una tecnologia proprietaria chiamata "Ultium".
Senza troppo clamore, a testa bassa, Barra, tra sperimentazioni, errori e scommesse, ha trasformato un gruppo polveroso e pachidermico traghettandolo nella contemporaneità. Nel 2022 GM ha registrato una crescita dei ricavi e un lieve calo dei profitti, con una vendita di veicoli a 3,6 milioni da 2,9 nell'anno precedente.

Stipendio da record

Nel 2021 Barra ha guadagnato 29 milioni di dollari, un compenso superiore quello dei suoi omologhi, Jim Farley di Ford e Carlos Tavares di Stellantis, e 400 volte più alto del salario mediano dei suoi dipendenti. Essere donna in un mondo maschile non è mai stato un problema per lei, anche grazie agli insegnamenti della madre, Eva Pyykkönen, cresciuta povera, in una fattoria in Michigan con sette fratelli, convinta che l'università sia una porta per una vita migliore e che non ci si debba mai sentire fuori posto. "Non voglio avere un lavoro perché sono una donna ma perché me lo merito" dichiara Barra, che aspira a fare di Gm il gruppo più inclusivo del mondo e presiede un cda a maggioranza femminile, un unicum nel comparto.

Combatte la strutturale solitudine del proprio ruolo leggendo molto, si rilassa guardando la tv dopo cena accanto al marito, consulente in pensione, e facendo shopping insieme alla figlia Rachel, sua personal stylist, titolare di diritto di veto sul suo abbigliamento. Pare che dietro la scelta dell'iconica giacca di pelle nera, indossata da Barra per prima e divenuta un must delle donne di potere, ci sia proprio la figlia che, undicenne, una mattina a colazione, di fronte all'outfit materno, alzò un sopracciglio e ordinò: "Questa è l'ultima volta che ti metti quel vestito". E Barra, che non prende ordini da nessuno, corse a cambiarsi.