Che flop, i progetti sull'idrogeno previsti dal Pnrr non decollano
di Giuseppe ColomboDoveva essere una delle sperimentazioni più ambiziose del Pnrr. Un investimento che avrebbe dovuto inaugurare una nuova stagione sulla rete stradale. Doveva, perché il mercato non ha risposto. Almeno non come ci si aspettava, quando il progetto sull'idrogeno per il trasporto stradale è stato messo nero su bianco, all'interno della Missione 2 del Piano di ripresa e resilienza, dedicata alla "rivoluzione verde" e alla "transizione ecologica". Governo Draghi, la scommessa era appunto quella di portare l'idrogeno sulle strade, realizzando almeno 40 stazioni di rifornimento per i camion nelle aree strategiche: lungo le autostrade, ma anche vicino ai porti e in prossimità dei terminal logistici. E questo, come riporta la traccia dell'intervento, per provare a ridurre l'inquinamento. Il trasporto tramite autocarri a lungo raggio - si legge nella presentazione - è "uno dei segmenti più inquinanti nel settor…
Doveva essere una delle sperimentazioni più ambiziose del Pnrr. Un investimento che avrebbe dovuto inaugurare una nuova stagione sulla rete stradale. Doveva, perché il mercato non ha risposto. Almeno non come ci si aspettava, quando il progetto sull'idrogeno per il trasporto stradale è stato messo nero su bianco, all'interno della Missione 2 del Piano di ripresa e resilienza, dedicata alla "rivoluzione verde" e alla "transizione ecologica". Governo Draghi, la scommessa era appunto quella di portare l'idrogeno sulle strade, realizzando almeno 40 stazioni di rifornimento per i camion nelle aree strategiche: lungo le autostrade, ma anche vicino ai porti e in prossimità dei terminal logistici. E questo, come riporta la traccia dell'intervento, per provare a ridurre l'inquinamento. Il trasporto tramite autocarri a lungo raggio - si legge nella presentazione - è "uno dei segmenti più inquinanti nel settore dei trasporti, responsabile per circa il 5-10 per cento delle emissioni complessive di CO2". Ecco allora che le stazioni a idrogeno furono inquadrate all'interno di una strategia complessiva sulla decarbonizzazione, ma anche sul miglioramento della qualità della vita; obiettivi che intrecciano anche altri investimenti previsti dal Piano.
Ritardi sulle stazioni
Come è andata a finire? Una delibera del Collegio del controllo concomitante della Corte dei Conti - l'organo chiamato ad accertare "irregolarità gestionali" e "rilevante e ingiustificati ritardi" - ha fotografato l'attuazione del progetto, affidato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Una serie di ritardi, accumulati dal vecchio governo, ha ritardato l'aggiudicazione degli appalti pubblici per la realizzazione delle stazioni di rifornimento, che doveva essere completata entro il 31 marzo. Il primo disallineamento, rispetto alla tabella di marcia concordata con la Commissione europea, alla fine del 2021: entro il 31 dicembre dovevano essere definiti i criteri per l'ubicazione delle stazioni, ma il target è stato raggiunto solo sei mesi dopo. Così come è stata rinviata di sei mesi, dal 30 giugno al 31 dicembre 2022, la milestone per la pubblicazione dei risultati della valutazione relativa all'invito a presentare le proposte, ma anche l'avvio della procedura per la presentazione delle domande.
L'effetto domino dei ritardi ha portato a un forte rallentamento nell'attuazione del progetto, che i magistrati contabili hanno sottolineato in più passaggi della delibera. Si è arrivati comunque a tirare giù la lista delle proposte ammesse al contributo. In tutto sono 35, cinque in meno rispetto all'obiettivo minimo (almeno 40) fissato nel Pnrr. Il ridimensionamento prende atto di un interesse debole da parte del mercato. Al di là del taglio dei progetti, l'esito impatta anche sulle risorse. Non tutti i soldi stanziati (230 milioni) saranno spesi. A essere impiegati, infatti, saranno meno della metà: 101,8 milioni. La tabella che riporta i soggetti titolari delle proposte, con i relativi proponenti - da Eni Sustainable Mobility a Edison, per citare alcuni profili - mette in evidenza anche un altro dato: quasi tutte le risorse saranno investite al Nord. Già quando fu elaborato, l'investimento prevedeva di dare priorità alle rotte attraversate con più frequenza da camion a lungo raggio, che si concentrano appunto al Nord. Al Sud andranno poco più di 13 milioni, il 13% delle risorse complessive. Aprendo un problema perché il Pnrr contiene una clausola sull'utilizzo dei fondi europei: almeno il 40% delle risorse allocabili territorialmente deve essere destinato alle Regioni del Mezzogiorno.
I target mancati
Anche di questo dovrà rendere conto il governo nell'interlocuzione avviata con la Commissione Ue per la rimodulazione dell'obiettivo di fine giugno, relativo all'aggiudicazione dei lavori per almeno 40 stazioni di rifornimento. Per la Corte dei Conti il target è già saltato perché andava raggiunto entro il 31 marzo (gli step intermedi sono rendicontati a Bruxelles alla fine del semestre, quindi a fine giugno), ma il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto ha contestato questa interpretazione, spiegando che spetta a Bruxelles dire se la milestone è stata raggiunta o meno.
Al di là dell'interpretazione sulla scadenza, la risposta che è arrivata dai soggetti che investono nell'idrogeno su strada non permette un recupero in termini di interesse. Nonostante la stessa Corte abbia sollecitato il governo a indire un nuovo bando, per raccogliere altri cinque progetti, portandoli a 40, come prevede l'obiettivo del Pnrr. Ma il ragionamento che si fa nell'esecutivo va in una direzione opposta perché si è provato a sondare nuovamente il mercato, in via informale. Non ci sono, però, altri soggetti interessati a partecipare. Anche quelli che l'hanno fatto non sembrano disposti ad allargare la loro disponibilità. E così la sperimentazione dell'idrogeno su strada è destinato a un ridimensionamento senza via d'uscita.